Prorogati i termini del progetto per le scuole

Nell’ambito delle iniziative legate alla data del 20 marzo 2024, trentesimo anniversario dell’assassinio della giornalista Ilaria Alpi e dell’operatore Miran Hrovatin a Mogadiscio, la Comunità #noinonarchiviamoilariaalpi, FONDAZIONE PAOLO MURIALDI, ARTICOLO21 PER LA LIBERTÀ DI STAMPA, FEDERAZIONE NAZIONALE STAMPA ITALIANA, ORDINE NAZIONALE DEI GIORNALISTI, UNIONE SINDACALE GIORNALISTI RAI, GIULIA GIORNALISTE, ARCHIVIO AUDIOVISIVO MOVIMENTO OPERAIO E DEMOCRATICO, ASSOCIAZIONE LIBERA, LIBERA INFORMAZIONE, FONDAZIONE PERUGIASSISI PER LA CULTURA DELLA PACE, ASSOCIAZIONE AMICI DI ROBERTO MORRIONE, MAD MUSEO D’ARTE DIFFUSA, in collaborazione con MARSEC - (MARANA SPACE EXPLORER CENTER), Chiesto il patrocinio al MINISTERO DELL'ISTRUZIONE E DEL MERITO.


PROPONGONO


per l’anno scolastico 2023/2024, l’evento nazionale “Una stella di nome Ilaria Alpi”, rivolto agli alunni delle scuole di ogni ordine e grado (infanzia, primaria, secondaria di primo e secondo grado). Gli Istituti che desidereranno partecipare dovranno organizzare, in autonomia, iniziative sul tema promuovendo attività didattiche con contenuti e modalità coerenti con l’ordine di scuola e/o indirizzo, tenendo conto delle iniziative programmate nel Piano dell’Offerta Formativa, prendendo spunto anche dalle linee di riflessione e di lavoro proposte che seguono in “Alcune tracce di lavoro sulle stelle da mettere in relazione con Ilaria Alpi”.

Per l’evento finale a Roma, alla presenza di massime Autorità Istituzionali della Repubblica, saranno invitate tutte le Istituzioni Scolastiche che avranno aderito e a esse verrà consegnato un riconoscimento concreto, così come agli studenti, massimo tre per ogni Scuola, individuati tra coloro che avranno prodotto i lavori più significativi.

“Una stella di nome Ilaria Alpi”

La data dell’evento, in un luogo da definire, sarà il 24 maggio 2024, a sessantatré anni dalla nascita di Ilaria, una nuova nascita, come la stella suggerisce.


L’idea di una fase diretta, in autonomia, realizzata da parte di tutte le Scuole che desidereranno partecipare, nasce dalla volontà del Comitato promotore di valorizzare il lavoro di studenti, insegnanti e Dirigenti di ogni scuola, protagonisti anche nella scelta delle forme espressive che più li caratterizzano.

Gli alunni potranno cimentarsi nei modi più congeniali alla età e all’indirizzo di studio: disegni, manufatti, testi, video, fumetti, foto, produzioni/esecuzioni musicali, coreutiche. Potranno essere utilizzati tutti gli strumenti della comunicazione, compresi quelli legati alle nuove tecnologie.


Per tutta la durata dei lavori, un filo invisibile ma palpabile unirà gli Istituti scolastici, anche i molti intitolati a Ilaria Alpi, alimentando il ricordo di lei, della sua vita, oltre che della sua tragica morte, perché la memoria non sia soltanto consuetudine ma responsabilità per far sì che le persone che muoiono non cadano nell’oblio ma continuino a illuminare noi e le nostre generazioni future: questa la finalità, il significato dell’evento, che è nazionale nel titolo e nelle motivazioni.


Gli Istituti Scolastici che intendono aderire all’iniziativa e partecipare alla cerimonia del 24 maggio, dovranno compilare l’apposita scheda al seguente link https://www.ilariaalpi.it/scheda, entro l'8 marzo 2024:


I lavori prodotti potranno essere realizzati da singoli alunni, gruppi di alunni, classi, più classi abbinate. Si propone la durata massima di tre minuti per filmati, video, riprese di rappresentazioni teatrali, ecc... Sarà inviata una foto qualora l’elaborato scelto sia un prodotto finito e/o un manufatto. Per la partecipazione all’evento nazionale, l’Istituto dovrà conservare agli atti il consenso rilasciato dalle famiglie (o dagli alunni maggiorenni) al trattamento dei dati personali secondo quanto previsto dal Regolamento UE n. 2016/679 GDPR, per un’eventuale pubblicazione degli elaborati, dichiarandolo nella scheda di partecipazione.


Le scuole sceglieranno gli elaborati che riterranno più significativi (fino a un massimo di n. 3), e li trasferiranno sulla pagina https://www.ilariaalpi.it/stella, entro il 25 aprile 2024. Per informazioni si può scrivere a: stella@ilariaalpi.it.

Perché una stella di nome Ilaria

Le stelle che ammiriamo nelle notti d’estate vivono molto più a lungo di noi. E, anche quando muoiono, la loro luce continua a illuminarci: è il fenomeno astrofisico della luce delle stelle morte. Una luce che viene dal passato: non è una magia, è legata alla grande distanza delle stelle da noi; necessita di tempo per arrivare sulla terra nonostante la velocità della luce, la più grande conosciuta (300 mila Km al secondo). La stella più vicina alla terra è il Sole. [1] La stella più vicina al Sole (molto più piccola del Sole) è Proxima Centauri. [2] Ilaria Alpi è morta ma, come una stella morta, la sua luce ci ha accompagnato in tutti questi anni, accanto a Luciana e Giorgio, i suoi indomiti genitori; non smetterà di illuminare ancora la sua vita e la sua tragica uccisione, insieme a Miran Hrovatin, il 20 marzo 1994 a Mogadiscio. Nell’impegno per avere giustizia e verità che ancora non c’è.
La luce di Ilaria viene dal passato ma risplende e brilla lucente: Ilaria è qui con noi. Massimo Recalcati nel suo bel saggio su lutto e nostalgia propone un’idea di nostalgia come gratitudine: non dimentica la morte della stella ma valorizza la bellezza della sua luce [3] che proviene dal passato e irradia il nostro futuro. E quindi la memoria di chi abbiamo perduto, degli ideali traditi non è memoria passiva del passato ma memoria del futuro. “Non si limita a conservare ciò che è stato... ma lo riscrive in una forma nuova”, in una inedita relazione tra passato e futuro.
Una relazione che ritroviamo in L’asimmetria fra passato e futuro [4], che Carlo Rovelli utilizza nel suo “Buchi Bianchi” per spiegare come Albert Einstein intuisce che la gravità, come l’elettricità, deve essere portata da un campo. La scoperta del campo elettromagnetico di Faraday e Maxwell, un campo che porta le onde radio, riempie lo spazio, può vibrare e ondulare come la superficie di un lago, porta in giro la forza elettrica, aveva affascinato Einstein e forse da lì nasce la sua idea geniale: il campo gravitazionale è lo spazio.
Lo spazio diventa una delle componenti materiali del mondo: ondula flette s’incurva si storce. Siamo immersi in un “gigantesco mollusco flessibile”.
Il che spiega perché la terra, i pianeti girano attorno al sole e le cose cadono perché lo spazio si incurva così come avviene per il tempo. [5]
È la relatività generale di Einstein che pubblica le sue equazioni dopo dieci anni di lavoro, nel 1915. Sarà ancora Einstein a dimostrare la teoria dei quanti di Planck mostrando che la luce è fatta di particelle di luce.
Significativo il suo incipit (non categorico):” Mi sembra... che la luce sia distribuita nello spazio in maniera discontinua... consista in un numero finito di “quanti di energia”... Sarà per questo lavoro che Einstein riceverà il premio Nobel 1921/1922. Per arrivare fino a qui ci sono voluti molti secoli e salti concettuali che hanno messo in discussione quanto si credeva prima (la cosa più difficile!), a partire da Anassimandro (VI sec. a.e.v.) che mette in discussione il fatto che la terra sia piatta, sostenendo che galleggia nel vuoto senza essere appoggiata a nulla.
Il 15 maggio 1933 una notizia clamorosa finisce sul New York Times: “Onde radio vengono dal centro della galassia”, la NBC trasmette in diretta il fischio che viene dalle stelle e un’intervista al giovane fisico Karl Jansky che con la sua antenna rudimentale (la giostra di Jansky costruita nel 1928) aveva intercettato impulsi giunti dall’esterno del sistema solare, dal centro della galassia. Cinque giorni prima, il 10 maggio, nella Opernplatz di Berlino, si celebra il più grande rogo nazista di libri. Fra i testi bruciati quelli di Vladimir Majakovskij (“la mia poesia giungerà alla meta ma essa vi giungerà, non come una freccia lanciata da Cupido a sorte... e non come arriva la luce delle stelle morte...”) [6] e i libri di e su Albert Einstein.
Ottant’anni più tardi, grazie alle idee presenti in quei libri, sappiamo cosa sia quel fischio misterioso: è la radiazione della materia di una stella che brucia fino a che piano piano si spegne, prevale il suo peso e la stella si schianta sotto la gravità e sprofonda su se stessa: ecco che cade in (o si è formato) un buco nero. [7]

Per definizione la stella è un corpo celeste che brilla di luce propria, come Ilaria.

“L’immaginazione è più importante della conoscenza. La conoscenza è limitata. L’immaginazione circonda il mondo” è la risposta di Albert Einstein in un’intervista del 1929 al SATURDAY EVENING POST [8] a proposito di conoscenza e immaginazione.
Albert Einstein sta nel Pantheon di Ilaria sicuramente per quanto attiene al suo lavoro: cercare conoscere scoprire svelare raccontare. Dai racconti di Luciana e Giorgio Alpi, genitori di Ilaria, dai suoi lavori scritti prima di entrare in Rai, dai reportage delle sue missioni fino a quella che le sarà fatale nella “sua Somalia”, emerge il profilo di una giornalista appassionata e di talento, il ritratto di una donna giornalista: difficile distinguere la donna dalla giornalista. Sarà inviata per l’estero del TG3 a Parigi, in Marocco, in Algeria, a Belgrado, a Zagabria, da dove era appena tornata prima della sua ultima missione in Somalia, la settima in poco più di un anno, insieme a Miran Hrovatin.
Approfondiva, Ilaria, non si accontentava mai di una versione sola, andava a scavare per raggiungere la verità dei fatti, soprattutto se quei fatti riguardavano la violazione dei diritti umani, in particolare dei bambini e delle donne. La sua voce era diventata la voce della Somalia dolente e violentata, che pagava ogni giorno tributi di sangue alla guerra fratricida e agli interessi internazionali che la flagellavano.

Ilaria ha voluto approfondire, andare a fondo nella storia d’illegalità e traffico di armi e di rifiuti tossici, contigui alla cooperazione italiana e oltre, che la popolazione somala subiva. Ha voluto seguire “una pista” pericolosa, che ha segnato la sua morte il 20 marzo 1994 Mogadiscio. Una storia che non ha potuto raccontare.
Sappiamo che Ilaria aveva raccolto materiale importante e anche le prove di un traffico d’armi e di rifiuti tossici individuando responsabilità: per questo è stata uccisa insieme a Miran, prima che potesse raccontare “cose grosse” come aveva annunciato alla Rai. Sappiamo quanto è successo quella domenica di primavera a Mogadiscio, quanto è successo prima e anche dopo; il perché, forse anche da chi era composto il commando assassino, credibili ipotesi su chi ha ordinato l’esecuzione e su chi ha coperto esecutori e mandanti. Il tribunale di Perugia ha scarcerato nel 2017 Hashi Omar Hassan, dopo diciassette anni di carcere, innocente. Una conferma che Ilaria e Miran sono stati uccisi con un colpo in testa ciascuno: una esecuzione. E che c’è stato depistaggio anzi, depistaggi, iniziati fin dai primi giorni dopo l’agguato come abbiamo raccontato con tutti i dettagli. Pensiamo che solo un atto giudiziario possa stabilire, “al di là di ogni ragionevole dubbio”, chi li ha ideati e organizzati e chi ne è stato coinvolto.
L’articolo 101 della Costituzione recita:” la giustizia è amministrata in nome del popolo...”. Dunque è un dovere della Magistratura fare giustizia finalmente per Ilaria e Miran, anche dopo una lunga scia di morti in questi trent’anni in qualche modo legati all’esecuzione di Ilaria e Miran, di cui abbiamo ripetutamente indicato i nomi. L’ultimo dei quali è proprio Hashi Omar Hassan fatto saltare in aria con una bomba a Mogadiscio un anno fa.

La luce della stella di nome Ilaria illuminerà il cammino per avere giustizia e verità.

Il brano che segue, di Pier Paolo Pasolini, è pubblicato nel libro “Scritti corsari” che Ilaria si era portata a Mogadiscio in quel suo ultimo viaggio. Certo Ilaria amava Pasolini. Ma forse è stata una specie di profezia, anche, rispetto alla sua tragica morte. “Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero”.[9] Il Premio per la Pace per il 2021, per la prima volta è andato a due giornalisti, significativamente alla filippina Maria Ressa e al collega russo Dmitry Muratov. Nella motivazione si legge: “la libertà di stampa e di espressione è la condizione preliminare per la democrazia e una pace duratura”. In altre parole non ci possono essere pace e convivenza civile se la libertà di espressione non viene agita con responsabilità e non viene garantita:
Articolo 21 della Costituzione che, nei suoi valori e principi, è la stella polare che guida il lavoro e la vita di Ilaria, sempre.

“Il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me” [10]. Nel suo cielo quotidiano, raccontano Luciana e Giorgio in un’intervista del 2005, splendevano la cura per le persone che amava, il suo interesse per i mondi dentro e fuori il nostro mondo, l’indignazione per le ingiustizie e le atrocità che continuano ad accadere; ma anche l’amore per ciò che si fa per la conoscenza la cultura. L’amore per tutto quello che avvicina le persone ad altre persone, vive o morte, per la storia della sua famiglia. Parlava spesso con la nonna paterna. Fu lei a raccontarle di suo padre, Filippo Quirighetti, assassinato con altre persone in Somalia, a La Folet, nei pressi di Mogadiscio, nella notte del 25 novembre 1896. Era anche ironica, Ilaria. Quando Luciana e Giorgio alla sua nuova partenza per la Somalia le raccomandavano di stare attenta, lei rispondeva “potete stare tranquilli, perché noi alla Somalia abbiamo già dato”.
E concludevano la lunga intervista ricordando le parole rivolte a Ilaria fin dal 1999 [11]: “Cara Ilaria, non sappiamo se ti farà piacere questa cronistoria di quattro anni di avvenimenti, di lotta di inchieste per conoscere la verità di questo orrendo delitto che ha troncato la tua gioia di vivere... ti chiediamo di capirci... Per noi questa lotta è ragione di vita nel tentativo, forse illusorio, di portare a termine il tuo impegno. Non sarà facile... Sappi, tesoro, che tante persone ti hanno tradito, hanno cercato di rendere difficile ogni ricerca della verità.”

Un bacio, mamma e papà



[1] A 8,3 minuti luce di distanza; in Km la distanza media del sole dalla terra è di 149.600.000 Km: la luce del sole, dalla sua superficie, arriva in un po’ più di 8 minuti. [2] A 4,23 anni luce dal sole. Un anno luce misura 9,461x1.000.000.000.000 Km, (9,461 bilioni di Km), dunque la distanza di Proxima dal sole è più di 40 bilioni di Km. [3] “Sa contemplare lo splendore dell’apparizione della luce come presenza viva di un’assenza... l’assenza non è solo il luogo insensato della morte ma matrice di una vita ancora sconosciuta...” (La luce delle stelle morte, saggio su lutto e nostalgia di Massimo Recalcati, Feltrinelli 2022) [4] D. Finkelstein, Past-Future Asymmetry of the Gravitational of a point Particle, 1958 [5] “Il tempo trascorre effettivamente in modo diseguale in luoghi diversi. ...Non c’è tempo universale: la realtà è la rete tessuta tra i tanti tempi locali. Dove la gravità è più forte il tempo trascorre più lentamente che non dove è più debole. Questo si intende quando si dice che lo spazio-tempo si incurva. È la reale distorsione del tempo. [6] Dalla poesia “A tutta voce” 1929/1930 [7] Le fonti sono, in particolare, “Sette brevi lezioni di fisica” 2014 e “Buchi Bianchi” di Carlo Revelli, 2023, Adelphi [8] Si tratta di una rivista americana, settimanale dal 1897 al 1963, poi quindicinale fino al 1969 [9] “Lo so...” 14 novembre 1974 Corriere della Sera [10] Conclude l’epitaffio sulla tomba di E. Kant: può riassumere l’impegno e lo stile di Ilaria e l’avvicina alle stelle [11] “L’esecuzione” inchiesta sulla uccisione di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, Giorgio e Luciana Alpi, Mariangela Gritta Grainer, Maurizio Torrealta, Kaos edizioni.

Alcune tracce di lavoro sulle stelle da mettere in relazione con Ilaria Alpi

Tutte le espressioni della cultura hanno “parlato” delle stelle, fin dall’antichità. Quando spesso uno scienziato era anche un filosofo, uno scrittore un poeta un artista o viceversa (pensiamo a Platone Aristotele ma anche Tolomeo, Copernico, Galileo Galilei, Leonardo. In definitiva ancora non c’era la separazione tra cultura umanistica e scientifica che ci ha accompagnato nei secoli più recenti). Un positivo “ritorno... al futuro” (sarà la luce delle stelle morte anche qui!) sembra iniziato: non solo nella scuola primaria e secondaria ma anche nelle Università crescono progetti e facoltà “interdisciplinari”. La stella evoca positività e può rappresentare valori come la libertà, la verità, la bellezza, l’amore, l’eternità associata all’infinito dell’universo, può fare sognare. In occasione del ventennale a Ilaria è stata dedicata una rosa. Nel trentennale una stella.

Una stella è per sempre.
Ferma restando la possibilità di optare per altre scelte, si propongono suggestioni da cui partire:

Si suggerisce la lettura delle filastrocche e poesie di Gianni Rodari (es. Stelle senza nome e Il mercante di stelle) Favole al telefono (es. Il mago delle comete); la filastrocca La luna di Kiev (testi adatti ad ogni età).

La stella cometa che ha accompagnato i Magi a Betlemme.

La cometa di Halley, forse già nota allora, che è passata l’ultima volta nel 1986 e la cui prossima apparizione potrebbe verificarsi nel 2061.

La stella che accompagna Enea fino in Italia per fondare Roma per iniziativa di Venere, sua madre (il mito di Enea e altri che parlano di stelle).

San Francesco dal Cantico delle creature:
...“Laudato sì, mì Signore, per sora luna e le stelle;
in celu l’ài formate clarìte e pretiose et belle”


Papa Francesco si ispira al Cantico delle creature per l’Enciclica “Laudato Si’” 2015 che si conclude con due preghiere, una per la nostra terra e una per tutto il creato, “per la loro salvezza, un futuro migliore di giustizia di pace di amore e di bellezza...”

Antoine de Saint Exupery 1900 -1964 Il piccolo Principe
Le stelle simboleggiano l’universo, il suo mistero.
La singola stella nel deserto simboleggia sia l’assenza del piccolo principe sulla Terra sia la sua presenza nel cuore e nei pensieri

La letteratura la poesia

Dante Alighieri 1265 - 1321
chiude ogni cantica con le stelle che pervadono La sua Commedia.
E quindi uscimmo a riveder le stelle. (Inf. XXXIV)
Puro e disposto a salire alle stelle. (Purg. XXXIII)
L’amor che move il sole e l’altre stelle. (Par. XXXIII)
I’ mi volsi a man destra, e puosi mente
a ’altro polo, e vidi quattro stelle
non viste mai fuor ch’a la prima gente
Purgatorio, I (22 -24)
E ‘l duca mio:” Figliuol, che là su guarde?”
E io a lui:”A quelle tre facelle
Di che ‘polo di qua tutto quanto arde”
Ond’elli a me:” Le quattro chiare stelle
Che vedevi staman, son di là basse,
e queste son salite ov’eran quelle”
Purgatorio, VIII (88 -93)
(l’ottava cantica inizia con
“Era già l’ora che volge al disio
Ai navicanti e’ntenerisce il core
Lo dì c’han detto ai dolci amici addio”


Giacomo Leopardi 1798 -1837
Canto notturno di un pastore errante nell’Asia:
...
E quando miro in cielo arder le stelle
Dico fra me pensando
A che tante facelle?
Che fa l’aria infinita e quel profondo
Infinito seren? Che vuol dire questa Solitudine immensa? Ed io che sono?
Forse s’avess’io l’ale Da volar su le nubi,
E noverar le stelle ad una ad una,
O come il tuono errar di giogo in giogo,
Più felice sarei, dolce mia greggia,
Più felice sarei, candida luna.

Giovanni Pascoli
Dieci Agosto
San Lorenzo, Io lo so perché tanto di stelle per l’aria tranquilla arde e cade, perché sì gran pianto nel concavo cielo sfavilla.
...
E tu, Cielo, dall’alto dei mondi sereni, infinito, immortale, oh! d’un pianto di stelle lo inondi quest’atomo opaco del Male!
La mia sera
Il giorno fu pieno di lampi; ma ora verranno le stelle, le tacite stelle. (…) Si devono aprire le stelle nel cielo sì tenero e vivo.
La vertigine (dalla seconda parte)
Oh! Se la notte, almeno lei, non fosse!
Qual freddo orrore pendere su quelle
Lontane, fredde, bianche azzurre e rosse,
su quell’immenso baratro di stelle,
sopra quei gruppi, sopra quegli ammassi,
quel seminìo, quel polverìo di stelle!
Su quell’immenso baratro tu passi
correndo, o terra, e non sei mai trascorsa,
con noi pendenti, in grande oblio, dai sassi.
...

Giuseppe Ungaretti 1888-1970
a notte bella (1916 nella raccolta “allegria”)
Quale canto s’è levato stanotte che intesse di cristallina eco del cuore le stelle
Quale festa sorgiva di cuore a nozze
Sono stato uno stagno di buio
Ora mordo come un bambino la mammella lo spazio Ora sono ubriaco d’universo
Stelle
Tornano in alto ad ardere le favole.
Cadranno colle foglie al primo vento.
Ma venga un altro soffio,
ritornerà scintillamento nuovo.
.

Vladimir Majakovskij 1893-1930
A tutta voce
...
La mia poesia giungerà alla meta,
ma essa vi giungerà,
non come una freccia
lanciata da Cupido a sorte,
non come arriva
a un numismatico una consunta moneta
e non come arriva la luce delle stelle morte.
...

Silvia Vegetti Finzi
Una bambina senza stella La bambina senza stella è l’autrice stessa cresciuta negli anni tragici del fascismo, della guerra e delle persecuzioni razziali, che la coinvolgono in quanto nata da padre ebreo. La bambina ne uscirà intatta avendo preservato la magia dell’infanzia e la voglia di crescere. In un passato che non passa mostra le meravigliose risorse con le quali l’infanzia può attraversare le difficoltà della vita: il gioco, la fantasia, la creatività, l’immaginazione e l’ironia.

Proponiamo una sezione speciale per la Scuola Secondaria di Primo e Secondo Grado

Molti romanzi e fumetti su Ilaria e la sua storia sono stati scritti così come Libri inchieste a partire da “L’esecuzione, inchiesta sulla uccisione di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin” Giorgio e Luciana Alpi Mariangela Gritta Grainer Maurizio Torrealta - Kaos edizioni gennaio 1999. Una linea di lavoro potrebbe essere anche raccontare l’inchiesta della tragica storia di Ilaria che “...È una storia vestita di nero/ È una storia mica male insabbiata/ Non ci chiedere più come è andata/ Tanto lo sai che è una storia sbagliata”: sono versi di una canzone di Fabrizio De André (1980) per Pier Paolo Pasolini massacrato il 2 novembre 1975. Una storia sbagliata quella di Ilaria e Miran e come quelle di altri giornalisti uccisi, come ancora succede e che alimentano il filo rosso di sangue degli attentati e degli assassinii nella storia d’Italia e del mondo. Nel ventennale della morte di Ilaria abbiamo conosciuto un’altra storia sbagliata, quella di Andrea Rocchelli, un bravo fotoreporter, trentun anni, ucciso a Sloviansk nel Donbass da ripetuti colpi di mortaio sparati dall’esercito e dalla guardia nazionale ucraina; muore con lui anche il suo amico giornalista russo Andrej Mironov mentre il fotoreporter francese William Roguelon è ferito gravemente, si salva e sarà un testimone prezioso: è il 24 maggio 2014 (Ilaria nasce il 24 maggio 1961). Una mostra con le fotografie di Andrea è allestita nei giorni del 20° premio giornalistico dedicato a Ilaria: sono presenti i genitori di Andrea, Elisa e Rino, la compagna Mariachiara e il piccolo figlio Nico. Abbiamo evidenziato in questi anni i tratti “lucenti” simili di Ilaria e Andrea, uccisi entrambi in luoghi di guerra. Una storia sbagliata è la guerra. Raccontate la storia sbagliata di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, anche insieme alla storia sbagliata di Andrea Rocchelli, e/o di altri giornalisti. Ilaria e Andrea: testimoni della verità uccisi entrambi in luoghi di guerra e che ancora attendono giustizia e verità. Una storia sbagliata è la guerra, ogni guerra. Non c’è una guerra giusta. Dopo la seconda guerra mondiale e dopo Hiroshima si era pensato mai più guerra. Per questo i nostri Costituenti hanno scritto nella Costituzione all’art.11 “L’Italia ripudia la guerra”. Non è stato così. I conflitti cosiddetti locali sono stati e sono tanti. In Africa, in Asia e in Medio Oriente in particolare il tragico conflitto israeliano palestinese. Ma anche in America Latina e in Europa. Una geografia di dolore, morte e distruzione: l’80% delle vittime è composto da civili inermi donne e bambini. Esprimete le vostre riflessioni in merito.

E le stelle stanno a Guardare (prima edizione 1935) Archibald Joseph Cronin 1896 -1981

Espressioni artistiche (alcuni esempi). Stelle cadenti di Joan Mirò (Barcellona 1893 - Palma di Maiorca 1983) La notte stellata di Van Gogh (1853 -1890). La volta stellata di Giotto (1267 circa 1337), cappella degli Scrovegni a Padova. Soffitto blu di un cielo pieno di stelle nella tomba della regina Nefertari in Egitto (1295-1255 a.C.). Prima mappa stellare: Disco di Nebra 1600 a.C.

Significato della stella o delle stelle in simboli complessi

L’emblema della Repubblica Italiana è caratterizzato da tre elementi: la stella, la ruota dentata, i rami di ulivo e di quercia. La stella: simbolo più antico della nostra storia, è sempre stata associata alla personificazione dell’Italia, sul cui capo essa splende raggiante. Così fu rappresentata nell’iconografia del Risorgimento e così comparve, fino al 1890, nel grande stemma del Regno unitario (il famoso stellone); la stella caratterizzò, poi, la prima onorificenza repubblicana della ricostruzione, la Stella della Solidarietà Italiana. (Rif. sito del Quirinale - Simboli della Repubblica). I simboli della nostra Repubblica rappresentano i principi fondamentali, i diritti e i doveri della Costituzione.

Bandiera europea: le 12 stelle
La bandiera europea è costituita da un cerchio di 12 stelle dorate su uno sfondo blu. Il numero, invariabile, è simbolo di perfezione e unità. Le stelle rappresentano gli ideali di cooperazione, unità, solidarietà e armonia, pace tra i popoli d’Europa. Il numero delle stelle è fisso non dipende dal numero dei paesi membri.

Bandiera americana: Tredici strisce orizzontali bianche e rosse a simboleggiare le prime colonie che si stanziarono nel nuovo continente e, in alto a sinistra, un riquadro blu con all’interno 50 stelle, quanti sono i Paesi che fanno parte dell’Unione.

Simbolicamente la stella si rappresenta con un numero differente di punte (4, 5, 6, 8) con differenti significati da indagare.


il cinema
Le stelle sono da sempre ispirazione per il cinema, sia come poetico scenario di storie terrene, sia come contesto di fiction proiettate in un futuro fantascientifico. Quest’ultima suggestione alimenta un vero e proprio genere frequentato da cineasti di tutto il mondo. La saga di Guerre stellari ne è forse l’esempio più noto.

La musica
I classici notturni di Ludwig van Beethoven (1770 1827), Fryderyk Chopin (1810 1849), Claude Debussy (1862 1918). Musica lirica esempio: “E lucevan le stelle” nella Tosca, atto terzo di Giacomo Puccini. Musica contemporanea da Lucio Dalla a Fabrizio De André, Ornella Vanoni (Stella nascente), Mia Martini (Stelle), Mina (Il cielo in una stanza) Franco Battiato (Bandiera bianca...) Edoardo Bennato (L’isola che non c’è):

Seconda stella a destra, questo è il cammino
E poi dritto fino al mattino
Poi la strada la trovi da te
Porta all’isola che non c’è
Forse questo ti sembrerà strano
Ma la ragione ti ha un po’ preso la mano
Ed ora sei quasi convinto che
Non può esistere un’isola che non c’è
...
Seconda stella a destra, questo è il cammino
E poi dritto fino al mattino
Non ti puoi sbagliare, perché
Quella è l’isola che non c’è
E ti prendono in giro se continui a cercarla
Ma non darti per vinto, perché
Chi ci ha già rinunciato e ti ride alle spalle
Forse è ancora più pazzo di te

“Cause you’re a sky, ‘cause you’re a sky full of stars, I’m gonna give you my heart. ‘Cause you’re a sky, ‘cause you’re a sky full of stars, ‘Cause you light up the path/Perché sei un cielo, perché sei un cielo pieno di stelle, ti darò il mio cuore. Perché sei un cielo, perché sei un cielo pieno di stelle, perché illumini il sentiero” (da "A sky full of stars" dei Coldplay)

“Noi siamo figli delle stelle, figli della notte che ci gira intorno. Noi siamo figli delle stelle, non ci fermeremo mai per niente al mondo. Noi siamo figli delle stelle, senza storia senza età eroi di un sogno. Noi stanotte figli delle stelle ci incontriamo per poi perderci nel tempo” (da Figli delle stelle di
Alan Sorrenti)

Sei la piccola stella che porto nei momenti in cui non ho luce (da Piccola Stella di Ultimo)

Astronomia, Astrologia
Fin dall’antichità gli uomini hanno interrogato il cielo stellato per conoscere il loro destino e, malgrado il pensiero scientifico abbia dimostrato la fredda estraneità e indifferenza dei corpi celesti alle vicende umane, a tutt’oggi gli oroscopi affollano le pagine dei quotidiani e i segni zodiacali si evocano per pronosticare a ciascuno di noi giorni fortunati o incolori, amori, successi e cadute. L’astrologia continua a testimoniare la tenace illusione di una celeste vigilanza sulle nostre sorti. Ci affascina ancora la mitologia popolata di stelle.

“Siamo materia stellare che medita sulle stelle...” (Carl Sagan).

Per la scienza/conoscenza: Margherita Hack (1922-2013)
Astrofisica, prima donna a dirigere un osservatorio astronomico, impegnata nella ricerca scientifica e divulgatrice appassionata. Una donna impegnata nella difesa e valorizzazione dei diritti umani. “...Siamo solo un minuscolo pianeta attorno a una stella molto comune. Noi stessi, esseri intelligenti, siamo il risultato dell’evoluzione stellare, siamo fatti della stessa materia delle stelle...” (Margherita Hack in più occasioni, dichiarazioni interviste)

Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni, e nello spazio e nel tempo d’un sogno è raccolta la nostra breve vita” (William Shakespeare, "La tempesta£, atto IV, scena I)

I TESTI SONO A CURA DI MARIANGELA GRITTA GRAINER COMUNITÀ #NOINONARCHIVIAMO IN COLLABORAZIONE CON LE PROFESSORESSE: MARIA BEVILACQUA DIRIGENTE SCOLASTICO IC ILARIA ALPI, LADISPOLI; LORENZA PELLEGRINI DIRIGENTE SCOLASTICO IC RITA LEVI-MONTALCINI, NOCETO, GIÀ DIRIGENTE SCOLASTICO DD ILARIA ALPI, FIDENZA E CON STEFANO LORA DEL MARSEC. LE IMMAGINI PITTORICHE DELLA COSTELLAZIONE DELLE PLEIADI CON LA STELLA IA_V1 SONO DI ALESSANDRA CHICARELLA, PROGETTO GRAFICO FABIO D’ACHILLE MAD MUSEO D’ARTE DIFFUSA (LT)