Non Tacere! giovedì 5 settembre, ore 21, sulla libertà di stampa e la storia di Ilaria Alpi

Non tacere! è l’imperativo categorico legato alla libertà di informazione e al Premio Ilaria Alpi dalla sua fondazione. Quest’anno, il Non Tacere è anche il titolo della XIX edizione, per sottolineare ancora di più il ruolo dell’informazione libera.

Non tacere l’ingiustizia, le violenze, le guerre, le diseguaglianze insopportabili – scrive Mariangela Gritta Grainer, Presidente dell’Associazione Ilaria Alpi – Ed è per questa volontà di non tacere che Ilaria è stata assassinata “nel più crudele dei giorni”, insieme a Miran Hrovatin, quel 20 marzo 1994 a Mogadiscio: un’esecuzione preordinata e ben organizzata perché lei tacesse per sempre e non potesse più raccontare.

 

Non Tacere sarà anche il titolo del dibattito di apertura del Premio, giovedì 5 settembre alle ore 21.00, dedicato alla libertà di stampa e a Ilaria Alpi, perché la sua storia è quella della libertà di stampa, di una libertà di stampa che è stata stroncata.

Alla serata, insieme a Mariangela Gritta Grainer, parteciperanno Giuseppe Giulietti, Marco Cesario, Marilena Natale, Mimmo Candito, Domenico Affinito, Francesca Paci, Jean Claude Mbebe. Conduce Tiziana Ferrario.

 

 

Giuseppe Giulietti, tra i fondatori dell’Associazione giornalistica Articolo 21, liberi di… che riunisce giornalisti, scrittori, registi, giuristi che si propongono di promuovere il principio della libertà di manifestazione del pensiero (oggetto dell’Articolo 21 della Costituzione italiana da cui il nome), e di cui è portavoce, ci spiega il senso di queste parole.

“Il Premio Ilaria Alpi è il luogo più indovinato per affrontare questo tema. E’ la sua casa. Negli anni, questo premio ha riunito tutti coloro che non sopportano l’oscurità, i bavagli, l’integralismo. Il suo intento – che è quello del giornalismo – è quello di tentare di andare oltre la superficialità, la banalità quotidiana e di non fidarsi di nessuna fonte sacrale.

Non dobbiamo dimenticare che Ilaria Alpi ha pagato questo suo desiderio di andare oltre, di contestualizzare i fatti e di voler scoprire ciò che si trova oltre la superficie.

Il premio, e questa serata sono il modo migliore per ricordare Ilaria e tutti i giornalisti che come lei sono morti mentre stavano facendo il loro mestiere, perché si sono rifiutati di arrendersi all’evidenza. E questo è quanto di più pericoloso ci sia per il potere costituito, sia esso mafia, camorra, vendita di schiavi.

E’ importante però non fermarsi solo al passato, alla rievocazione, ma promuovere nuovi autori e nuove idee. C’è un bisogno assoluto e disperato di nuovo, di riunire tutte le voci che non si fanno imbavagliare. E il Premio Ilaria Alpi è la dimostrazione che questo si può fare”.

 

 

Si parla molto di libertà di espressione in Italia. Qual è la situazione che devono affrontare i giornalisti in questo paese?

In tutte le graduatorie internazionali il nostro è un paese che continua a stare nella fascia grigia. Siamo in una zona a rischio, e siamo un paese monitorato.

Non perché i giornalisti rischiano di esser fucilati. Il problema sono le condizioni strutturali del mercato della comunicazione, spesso arretrate, dominate da una parte del conflitto di interessi e del peso che questo ha sui governi, e sulla gestione del servizio pubblico.

In alcune zone del paese, poi, ragazze e ragazzi che si occupano di fare inchieste serie – gli eredi di Ilaria Alpi – sono nel mirino della mafia. Sia simbolicamente, perché spesso sotto forme di pressione come querele e richieste di risarcimento miliardarie, sia fisicamente.

Questo, spesso, porta ad una forma di autocensura dei giornalisti, che in parte è nel dna di questo paese – a causa dello scarso spirito civico – e in parte viene accentuato dalle forme di minaccia.

 

 

Una situazione senza via di uscita?

No. Non voglio essere apocalittico, al contrario! Quello di cui abbiamo parlato c’è, e la situazione non è semplice. Ma è vero anche che esistono realtà come questo Premio, e molti altri premi in Italia. Bisogna sempre diffidare da chi dice che non c’è speranza. Vedo spesso decine di giovani autori, cronisti, associazioni, che lavorano, che fanno tanto.

E’ indubbio che sia un quadro difficile, e che si debba fare di più per consentire a questi ragazzi di poter raccontare le loro storie nei grandi mezzi di comunicazione.

Questa è la dimostrazione palpabile della necessità di questi punti di incontro, festival, premi, perché qui si si possono vedere cose che altrimenti non si vedrebbero. In questo e in altri premi sono stati valorizzati autori che poi hanno fatto strada.

Il problema, è sempre più chiaro, non è solo il diritto di poter scrivere, ma anche quello di poter accedere alle reti per poter far vedere il proprio lavoro ad un ampio pubblico, non solo alle nicchie.