Federico Ruffo: “Oltre la notizia per svelare i ladri di calcio”

Calcio scommesse, società corrotte, mafie nostrane e internazionali sono protagoniste dell’inchiesta Ladri di calcio, con cui Federico Ruffo e Alessandro Macina di Presa Diretta (Rai 3) si sono aggiudicati la sezione Miglior inchiesta televisiva italiana (sopra i 15 minuti) della diciannovesima edizione del Premio Ilaria Alpi.

Un lavoro che ha aperto scenari nuovi, anche dal punto di vista giudiziario, su uno scandalo che si credeva chiuso dopo gli arresti e le squalifiche ai danni di calciatori e squadre italiane, ma che invece ha mostrato ramificazioni nella criminalità internazionale.

 

L’inchiesta è partita dalle indagini della procura di Cremona del 2011. “L’intuizione – dice Federico Ruffo – è stata pensare che anche questo scandalo si sarebbe risolto rapidamente come tutti quelli che l’avevano preceduto, con un’indagine molto parziale. Un po’ perché la procura di Cremona è molto piccola e non ha i mezzi necessari per arrivare fino in fondo, un po’ perché la giustizia sportiva non ha di per sé gli strumenti. Il reato di frode sportiva non dà accesso a tutta una serie di strumenti come, ad esempio,le intercettazioni ambientali, possibili solo nel caso in cui si configuri un altro reato”.

 

C’era bisogno di approfondire, dunque, di scavare dove le indagini ordinarie non potevano arrivare.

“Peraltro, per la prima volta nella storia del calcio scommesse c’era un aspetto di mafia internazionale che sembrava aver contagiato come un cancro il calcio italiano, ma nessuno si era ancora preso la briga di andare a vedere chi fossero questi personaggi che tenevano in scacco una discreta fetta di calciatori e come facessero” continua Ruffo.

La messa in onda di “Ladri di calcio” è stata accolta da reazioni positive dal mondo dell’informazione, ma anche da alcune critiche poco limpide. “Siamo rimasti molto amareggiati. Tra giornalisti di solito si tende ad avere un certo rispetto del lavoro altrui. Poche ore dopo la messa in onda di “Ladri di calcio”, un noto quotidiano di Bergamo ha pubblicato un’intera pagina accusandoci di gravi imprecisioni e di aver fatto un lavoro sciatto”. C’è però un dettaglio: “Il quotidiano in questione vede nel proprio azionariato il presidente dell’Atalanta, uno dei club più coinvolti”.

 

L’inchiesta è stata acquisita dalla procura di Cremona che ha voluto conoscere i nuovi aspetti scoperti dai giornalisti per proseguire le sue indagini. Una dimostrazione di come il giornalismo d’inchiesta riesca ad essere fondamentale per la ricerca della verità. Ed è questo che devono fare, secondo Ruffo, i giornalisti: “Raccontare il paese reale e raccontare anche cose ancora mai viste, andare oltre la notizia. Altrimenti non avremmo senso di esistere”.

 

 

 

 

(Claudia Torrisi)