"Il giornalismo che non muore - viaggio nell'inchiesta attraverso la storia di 14 inviati" è il titolo della mostra che sarà inaugurata il 2 giugno alle 18 presso il Palazzo del Turismo di Riccione.

L'iniziativa, organizzata dal Premio Ilaria Alpi, giunto quest'anno alla sua XI edizione, vuole essere un ulteriore tributo al giornalismo d'inchiesta e d'approfondimento, fatto con coraggio, scrupolo investigativo, onestà delle proprie opinioni.

Testimoni "scomodi" come Enzo Baldoni, Maria Grazia Cutuli, Ilaria Alpi, Mario Francese, Guido Puletti, Giancarlo Siani, Walter Tobagi, Carlo Casalegno, Giuseppe "Pippo" Fava, Beppe Alfano, Antonio Russo, Mauro De Mauro, Giovanni Amendola, Piero Gobetti, vengono ricordati attraverso fotografie e scritti.

I 14 giornalisti, con idee diverse e in periodi storici lontani fra loro, hanno in comune la denuncia, l'analisi, l'indagine sui mali del loro tempo: un giornalismo di frontiera per cui hanno rischiato, e perso, la vita.

Il Premio Ilaria Alpi, che da undici anni in nome della figura di Ilaria, giornalista di Rai Tre uccisa a Mogadiscio nel 1994 insieme al suo cameraman Miran Hrovatin, promuove il giornalismo televisivo d'inchiesta e d'approfondimento, si terrà al Palazzo del Turismo di Riccione dal 1 al 4 giugno 2005. Il programma è ricco di appuntamenti, filmati, incontri e dibattiti, fino ad arrivare alla serata finale di Premiazione dei vincitori, sabato 4 Giugno, presentata da Giovanni Floris.

Amahoro_pace è il titolo mostra di Angelo Ferrari dedicata all’Africa che verrà inaugurata il 2 Giugno alle 19.00 all’interno dell’XI edizione del Premio Ilaria Alpi.

Amahoro, che in lingua rwandese significa Pace, è anche un libro fotografico di Angelo Ferrari, giornalista dell’Agenzia Giornalistica Italia, che ha raccolto nel volume 13 anni di viaggi in Africa. Un libro e una mostra dunque, che hanno l’intento di raccontare le persone africane e le loro speranze, le stesse di coloro che sono lontani dalla guerra e dalla povertà.

“Africa è una parola che significa tante cose. Racchiude in sé tanti popoli, tanti stati, tante aspirazioni. Africa significa speranza, una speranza fatta di volti, di nomi e cognomi, spesso impronunciabili, di anime, persone vive che non hanno altro desiderio che vivere e sperare come tanti altri esseri umani su questa Terra, ma raccontare l'Africa è difficile – ha commentato Ferrari - tante e ricche sono le culture che l'attraversano. Raccontare che anche questo continente ha un
futuro è lo scopo di questa mostra. Questa mostra ha anche una pretesa questa mostra: far incrociare lo sguardo, spesso distratto, di noi occidentali con quello di altre persone diverse per colore e tradizioni, ma uguali in aspirazioni e speranze.”

Amahoro_Pace racconta tramite quaranta foto i volti di Rwanda, Zaire, Somalia, Repubblica Democratica del Congo, Kenya e Burundi e resterà aperta al pubblico fino al 19 giugno.

Il libro dal quale la mostra prende idea (edito Massetti Rodella, 2003) ha finanziato una scuola a Barate in Rwanda, inaugurata nell’agosto del 2004. I ragazzi hanno deciso di chiamarla Amahoro.

La mostra è promossa dal Premio Ilaria Alpi, dal WWF Italia e dalla Fondazione Gorbaciov. Prima di arrivare a Riccione l'esposizione è stata presentata ad Italia Africa, evento del Comune di Roma dedicato al continente nero.