|
Il fotografo argentino José Luis Cabezas è stato
assassinato il 25 gennaio 1997. Aveva appena realizzato un
reportage sulla corruzione della polizia.
Su richiesta di
Reporters sans frontières e di "Photographie.com",
dei fotografi di fama internazionale come Henri
Cartier-Bresson,
Raymond Depardon, Martine Franck, Sebastiao
Salgado, Willy
Ronis, o meno noti, hanno voluto esprimere la loro
rivolta dinanzi a questo crimine, dedicando uno dei loro
lavori a
José Luis Cabezas.
La mostra
La mostra è stata realizzata nel marzo 1998,
grazie alle aziende Picto e Agfa,
con l’intento di rendere
omaggio a José Luis Cabezas e chiedere
che sia fatta luce su questo crimine. Una quarantina di fotografie
(in
bianco e nero e a colori) sono affisse sui pannelli. Si tratta
delle opere di Sebastiao Salgado, Yann
Arthus-Bertrand, Henri
Cartier-Bresson, Marc Riboud, Raymond
Depardon, Sarah Moon…
Il
caso Cabezas
IL 2 febbraio 2000, dopo sette settimane
di processo, tre giudici del tribunale di Dolores (provincia
di Buenos Aires)
hanno condannato all’ergastolo otto dei dieci imputati
per l’omicidio di José Luis Cabezas, il fotografo
del settimanale Noticias il cui cadavere carbonizzato era
stato rinvenuto il 25 gennaio 1997 con due proiettili in
testa. Per i giudici, il giornalista è stato assassinato
a causa delle sue inchieste sulle attività dell’uomo
d’affari Alfredo Yabrán.
Il responsabile della
sicurezza di quest’ultimo, Gregorio Ríos, è stato
considerato "l’ istigatore" del crimine.
I tre giudici hanno inoltre identificato Gustavo
Prellezo,
uno dei quattro poliziotti indagati, come « l’autore
materiale » dell’omicidio. Alfredo Yabrán,
invece, si era suicidato nel maggio 1998, epoca in cui era
ricercato dalla polizia, accusato di essere il presunto mandante
del crimine. Tra gli altri sei condannati all’ergastolo
figurano quattro delinquenti che hanno confessato la loro
partecipazione al crimine.
Ma il "caso Cabezas" forse
non è ancora
concluso.
Il processo lascia alle spalle numerose “zone d‘ombra” che
riguardano soprattutto il ruolo della polizia della provincia
di Buenos Aires di cui Noticias aveva denunciato la corruzione.
Così non è ancora escluso che i luoghi del
crimine abbiano potuto essere decretati “zona liberata” da
ogni presenza di polizia per lasciar il campo libero agli
assassini. Sospettato di aver ordinato la “liberazione” della
zona, Alberto Gómez, l'ex commissario
di Pinamar, la località balneare della provincia di
Buenos Aires in cui è stato ritrovato il corpo del
giornalista, è stato
arrestato il 24 agosto 2000.
Il processo non fornisce una
spiegazione soddisfacente sulle condizioni in cui è stata
ritrovata l’arma del delitto, localizzata grazie a
una bacchetta da rabdomante e alla macchina fotografica del giornalista. La famiglia del fotografo spera ancora di
trovare delle risposte a questi interrogativi. |
|