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Navi a perdere
01 OTTOBRE 2004
In un dossier inviato ai presidenti e ai componenti delle commissioni parlamentari sul Ciclo dei rifiuti, sulla Criminalità organizzata, sui Servizi di informazione, sulla Morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin e al procuratore nazionale Antimafia Piero Luigi Vigna, Legambiente e Wwf suggeriscono misure concrete per far luce sugli affondamenti dolosi di navi contenenti rifiuti radioattivi nelle nostre acque. Il caso più noto è quello dell’incidente alla Jolly Rosso avvenuto il 14 dicembre 1990 nel tratto costiero tra Amantea e Campora San Giovanni, in provincia di Cosenza. La vicenda, che sembrava dimenticata, è tornata a galla agli inizi del 2004 grazie alle nuove indagini della Procura di Paola, dopo 13 anni di indagini delle Procure di Reggio e Lamezia Terme. Il pm Francesco Greco, titolare delle indagini, sta indagando su diverse ipotesi di reato: dal tentativo di affondamento doloso all’occultamento di rifiuti tossici e radioattivi.
Wwf e Legambiente hanno presentato istanza presso il Tribunale di Paola per il riconoscimento quali parti offese nel procedimento penale in corso: la richiesta è finalizzata alla futura costituzione come parte civile nel caso in cui le indagini - prima di dicembre 2005, data di prescrizione dei reati ipotizzati - si concludano con una richiesta di rinvio a giudizio. Le associazioni auspicano che anche gli enti locali calabresi intervengano nel processo per chiedere l’accertamento della verità, il risarcimento dei danni, la bonifica dei luoghi. E proprio a questo scopo il Wwf ha inviato a 19 Comuni, alle Province di Cosenza, Vibo Valentia e Catanzaro, alla Regione Calabria e al ministero dell’Ambiente la richiesta di intervenire nel procedimento. Finora hanno risposto positivamente solo il ministero e il Comune di Longobardi.
Nel dossier le associazioni sottolineano come la preoccupazione su questo fenomeno sia attuale. Come risulta dalla risposta data dal ministro dei Rapporti con il Parlamento, il 27 luglio 2004, a un’interrogazione di Ermete Realacci. «Evidenti segnali di allarme si sono colti in alcune vicende giudiziarie da cui è emersa una chiara sovrapposizione tra queste attività illegali e il traffico d’armi – ha detto Giovanardi - Numerosi elementi indicavano il coinvolgimento nel suddetto traffico di soggetti istituzionali di governi europei ed extraeuropei, nonché di esponenti della criminalità organizzata e di personaggi spregiudicati, tra cui il noto Giorgio Comerio, faccendiere italiano al centro di una serie di vicende legate alla Somalia e alla illecita gestione degli aiuti della Direzione generale per la cooperazione e lo sviluppo».
( La Nuova Ecologia)
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