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IL RAPPORTO DELL'ONU CHE DA' RAGIONE A ILARIA ALPI. A SEDICI ANNI DALLA MORTE.
SU IL FATTO QUOTIDIANO OGGI

25 MARZO 2010

"Gli sforzi per riportare la pace e la sicurezza in Somalia sono minati in maniera determinante da una corrosiva economia di guerra che corrompe ed indebolisce le istituzioni statali". E' questo uno dei passaggi cruciali dell'ultimo rapporto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sul paese del Corno d'Africa. Pirateria traffico d'armi, industria dei rapimenti, mercato dei visti per l'occidente, ma anche utilizzo degli aiuti umanitari per finanziare la guerriglia islamista sono fra le componenti più perniciose dell'economia parallela di uno Stato senza Stato in guerra con se stesso dal dicembre 1990.

Economia di guerra che ha reso milardari un gruppo ristretto di uomini d'affari somali, alcuni dei quali con legami ben saldi con l'Italia e che utilizzano uno schema rodato sul quale indagava Ilaria Alpi prima di essere uccisa 16 anni fa: usare i soldi della cooperazione per comprare armi e sostenere la guerriglia.

Il rapporto del Monitoring Group sulla Somalia non è piaciuto a nessuno. Non è andato a genio perchè il suo relatore il canadese Matt Bryden, ha esposto in maniera eloquente una realtà che da anni era sotto gli occhi di tutti. Se il traffico d'armi, la pirateria - mercoledì è stato ucciso il primo pirata da una compagnia di sicurezza privata - ed i rapimenti sono una triste consuetudine, meno lo è l'idea che la macchina degli aiuti umanitari finanziata dal contribuente glocale - solo per la Somalia si spendono 850 milioni di dollari ogni anno - serva ad arricchire un ristretto gruppo di individui che rivedono il cibo sui mercati locali senza farlo arrivare ai più bisognosi e che, con quei proventi, finanziano il fondamentalismo terrorista. "Il programma alimentare mondiale Pam e il gruppo di Eel Ma'aan" è il titolo del paragrafo dedicato alle gesta di quello che è stato definito dalle Nazioni Unite "un cartello di contractors somali".  Ne fanno parte Abukar Omar Addani, Abdulqadir Mohamed Nur detto "Enow" e Mohamed Deylaaf.  Addani è un anziano signore su una sedia a rotelle con la barba rossa tipica dei vecchi somali.

Il suo aspetto non deve trarre in inganno. Nel 2006 fu lui uno dei principali finanziatori dell'ascesa su Mogadiscio dei Tribunali delle Corti Islamiche. Quando gli etiopi entrarono in Somalia nel dicembre di quell'anno, Abukar Omar Addani fuggì alla volta del Kenya con le valigie piene di dollari. 

Arrestato alla frontiera per immigrazione clandestina, fu messo in carcere comune per essere processato. Alla sua udienza nel gennaio del 2007 entrò in aula sputando ai giornalisti accorsi in massa a vedere una delle eminenze grigie del fondamentalismo somalo. Ad aspettarlo in aula c'era anche il suo socio Abdulqadir Mohamed Nur detto "Enow".

"Enow" gestisce anch'egli il porto di Eel Ma'an con una milizia stimata di duemila uomini. Abdulqadir Mohamed  Nur utilizzava la società di trasporti denominata Deeqa per ottenere appalti del Programma Alimentare Mondaile. Sua moglie Khadijia Ossoble Ali, invece, usava un organizzazione non governativa che fungeva da partner dell'Onu. Il meccanismo era semplice: il marito trasportava, la moglie distribuiva. Soltanto che, secondo il rapporto Onu, almeno la metà degli aiuti non arrivava mai a destinazione.

il risultato è che non solo il cartello gestiva 200 milioni di dollari in aiuti (cifra del 2009), ma che lucrava anche sulla parte non consegnata che era poi ricvenduta sui mercati locali.

C'è poi la storia del porto di Eel Ma' ann. L'approdo fu costruito nella prima metà  degli anni '90 da Giancarlo Marocchino, il faccendiere italiano primo sulla scena del delitto Alpi - Hrovatin e finito nel mirino per traffico d'armi e rifiuti verso la Somalia.

Marocchino voleva costruire banchine con dei conteiner cementificati pieni zeppi di rifiuti tossico - radioattivi. Quando il faccendiere lasciò la Somalia - caso vuole che anch'egli gestisse il trasporto di aiuti Pam - il molo fu preso in gestione nel 1999 da Enow e Addani. Per la cronaca, l'avvocato di Enow in Italia è l'ex parlamentare Msi Stefano Menicacci: lo stesso di Giancarlo Marocchino. Proprio il binomio arimi - rifiuti - aiuti della cooperazione era una delle piste su cui lavorava Ilaria Alpi perima di essere uccisa con l'operatore Miran Hrovatin il 20 marzo 1994 a Mogadiscio. A pagare quel duplice omicidio unn capro espiatorio portato con l'inganno in Italia: hashi omar Hassan. Oggi però il processo per l'omicidio Alpi - Hrovatin  protrebbe avere una svolta.

Il 17 marzo scorso il Tribunale di Roma ha respinto la richiesta d'archiviazione della Procura e disposto l'imputazione coatta per calunnia nei confronti delo teste chiave dell'accusa di responsabile della condanna definitiva a 26 anni di carcere per il somalo Hashi Omar Hassan. "Questa è l'anticamera per la revisione del processo" ha detto il suo avvocato Douglas Duale. Hashi è stato l'agnello sacrificale necessario per chiudere le indagini e i reali motivi e sui manfddanti dell'omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin.

 

 


Guy S. Rinaldi
(Il fatto quotidiano)

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