Somalia, una furiosa battaglia

Mogadiscio.27 MARZO 2001. Una furiosa battaglia
prolungatasi per buona parte della giornata – nel pomeriggio inoltrato c’erano ancora sporadici spari – è divampata dinanzi alla sede dell’organizzazione umanitaria ‘Medici senza frontiere’ (Msf) di Mogadiscio. Drammatico il bilancio: almeno 12 morti, tra cui quattro civili. Una delle vittime, secondo fonti non confermate, sarebbe un occidentale, gli altri tutti somali. Decine i feriti.

Sono stati inoltre rapiti sei operatori dell’Onu (a Mogadiscio per una missione di pochi giorni) e tre di ‘Medici senza frontiere’. Fonti concordi, ma non ufficiali, segnalano che sarebbero statunitensi, britannici, belgi e un algerino. Un portavoce dei miliziani che hanno compiuto l’aggressione ha dichiarato che i nove “sono stati catturati e trattenuti quali ostaggi”.

L’attacco è stato sferrato intorno alle 10 locali (le nove in Italia) da un gruppo fortemente armato, che disponeva anche di autoblindo: miliziani di uno dei più potenti signori della guerra somali, Musi Sudi Yallahow, che controlla buona parte della parte sud occidentale della capitale Mogadiscio.

Stando a una prima ricostruzione, inizialmente i miliziani avrebbero cercato di sequestrare un gruppo di una ventina di cooperanti che stavano lasciando il compound di ‘Msf’ per recarsi sui posti di lavori. Questi in larga misura sono riusciti a rientrare in sede, e di lì è poi divampata una vera e propria battaglia. Ci sono stati subito alcuni morti, sia tra i difensori che tra gli attaccanti.

La resistenza non durava a lungo e in molti cercavano scampo fuggendo. La maggioranza dei somali riusciva a dileguarsi, mentre alcuni degli operatori dell’Onu, hanno cercato rifugio in una casa vicina. Che però non si è rivelata sicura: lì, infatti, sono stati catturati dagli aggressori. Intanto i miliziani si abbandonavano al saccheggio totale della sede di ‘Msf’, portando via tutto: Tv, telefoni, computer e via dicendo. Qualche testimone ha dichiarato che poco dopo tali beni erano in vendita nelle strade circostanti.

Più tardi sopraggiungevano le truppe del governo di transizione somalo, al potere dallo scorso dicembre dopo anni di anarchia, ma non sostenuto dalla maggioranza dei potentissimi signori della guerra. E lo scontro riprendeva furioso, coinvolgendo molti civili. Almeno quattro dei quali, ma il bilancio sembra destinato ad aggravarsi, sono stati uccisi, e una dozzina sono rimasti feriti. Gente che aveva avuto la sola colpa di trovarsi a passare nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Gli operatori dell’Onu sequestrati facevano parte dell’organizzazione mondiale della Sanità e dell’Unicef. Stavano lavorando su progetti di lotta al colera ed alla poliomelite. Intanto il governo somalo è in seduta d’emergenza straordinaria, e il ministro dell’interno ha dichiarato che nulla sarà tralasciato per ottenere la liberazione degli “ostaggi”.