I fantasmi di Portopalo: il teatro e il giornalismo d’inchiesta

Una nave e i suoi fantasmi – quasi trecento clandestini tamil, cingalesi e pakistani naufragati al largo della Sicilia nel Natale del 1996 hanno sfiorato Rimini mercoledì 13 Aprile e sono di scena stasera, 15 Aprile alle 21.00 presso il teatro Pazzini di Verucchio grazie allo spettacolo “La nave fantasma” con Bebo Storti per la regia di Renato Sarti.

Cosa abbia portato a galla questa tragedia – che si svolse e fu lasciata nel più sordo silenzio – è stata una delle questioni affrontate dal giornalista di Repubblica, Giovanni Maria Bellu nella presentazione del suo libro, nato dall’inchiesta svolta per il quotidiano, I fantasmi di Portopalo. Natale 1996: la morte di 300 clandestini e il silenzio dell’Italia (edito Mondadori, strade Blu, 2004) svoltasi a Rimini e promossa dal Premio Ilaria Alpi.

“ Tutto è nato perché un coraggioso pescatore di Portopalo, Salvatore Lupo, trovata una carta d’identità nella sua rete che si era incagliata in un ostacolo – che si rivelerà poi essere il relitto della nave – decise di farla arrivare a Roma a Repubblica, ritenendola un documento importante. La disponibilità di Lupo ha reso la mia inchiesta semplice perché ha messo a mia disposizione tutte le conoscenze che questo paese condivideva e celava: che dal gennaio 1997 alcuni corpi si incagliavano nelle reti dei pescatori, che la cosa veniva nascosta per non fermare la pesca e che tutti sapevano, dal sindaco al parroco, e tutti tacevano. Salvatore Lupo ha pagato con l’allontanamento dalla comunità di Portopalo il suo desiderio di verità. E’ stato accusato di aver ricevuto dei soldi per le sue rivelazioni.

Del resto, non che il governo abbia fatto qualcosa una volta che il relitto è stato individuato e sono partiti processi , di cui uno anche in Italia, contro i trafficanti che dallo Sri Lanka e il Pakistan, passando per la Grecia e Malta, organizzarono questo viaggio della morte. I corpi, la nave e i loro segreti sono ancora in fondo al mare. Le famiglie ancora non possono elaborare un lutto di qualcuno che non c’è.”

Giovanni Maria Bellu ha portato questo caso ancora aperto in teatro, scrivendo a più mani con Bebo Storti e il regista teatrale Renato Sarti lo spettacolo “La nave fantasma”.

“ Il teatro può far gridare il libro” ha commentato Silvio Castiglioni curatore della rassegna ”Visioni di teatro contemporaneo” del teatro Eugenio Pazzini di Verucchio ” può farlo sentire al pubblico.”

Infatti la pièce teatrale cambia all’evolversi degli avvenimenti, delle cause giudiziarie, si sviluppa sull’improvvisazione degli attori e coinvolge il pubblico nel suo essere “cabaret tragico” come lo ha definito il regista Sarti, per la presenza di elementi grotteschi e assurdi; come il parroco del paese di Portopalo che giustificò la mancata denuncia alle autorità di quello che si stava rivelando un cimitero a poche miglia dalla costa perché – disse – “ il mare è un posto tranquillo per riposare in pace.”

Bellu è convinto che anche qualora la giustizia non punirà i colpevoli di questa strage, il teatro e il libro continueranno a parlarne, nell’importanza di non dimenticare la tutela del diritto di ogni persona umana, anche quando la violazione di tale diritto non fa notizia e non finisce sulle prime pagine dei giornali.

“Sui trafficanti di uomini come di armi o di altro materiale – perché i clandestini vengono considerati alla stregua di cose – poco si sa e poco si indaga “ ha commentato Francesco Cavalli, assessore alla pace del Comune di Riccione durante la presentazione del libro, ricordando i problemi legati all’omicidio Alpi-Hrovatin.

Giovanni Maria Bellu, giornalista d’inchiesta, oltre al naufragio di Portopalo si è sempre occupato dei casi irrisolti della storia italiana, dal caso Alpi a Ustica.

Per non dimenticare.