Tutti davanti alla tv per l’addio al Papa

Ci rimarrà per sempre nella mente e nel cuore l’immagine di quelle pagine svolazzanti del Vangelo posato sulla bara di cipresso. Un’immagine che da piazza San Pietro ha fatto in diretta il giro del mondo. Le esequie di Giovanni Paolo II passeranno infatti alla storia come il più grande evento mediatico di tutti i tempi. Più di 90 televisioni collegate per seguire i funerali. Utilizzate 60 telecamere di cui 22 solo in piazza San Pietro, più due elicotteri per le riprese aeree. Senza contare i 1800 cameraman e fotografi accreditati dal Vaticano per realizzare servizi sulla cerimonia. In Italia quasi 14 milioni di persone hanno seguito la diretta della messa funebre per il Papa. Nel mondo si calcola che fra dirette e differite abbiano assistito al saluto a Karol Wojtyla circa tre miliardi di persone. Il Papa che si è fiduciosamente consegnato ai media nei suoi quasi 27 anni di pontificato riceve in cambio l’aura elettronica, quasi un nuovo tipo di intimità consentita dalle moderne tecnologie . Qualcosa di simile all’aureola con la quale i pittori del Medioevo e del Rinascimento distinguevano i Santi dai comuni mortali. Forse anche per questo motivo lo acclamano “Santo” nella grande Piazza che i media amplificano e rendono elettronica. E le migliaia di foto scattate con i telefonini alla salma del Papa non sono altro che moderne reliquie digitali. Dentro l’hard disk, la prova di un lungo e faticoso pellegrinaggio. Del resto, la forza mediatica di questo incredibile Papa per anni ha coinciso con il suo essere globe-trotter planetario (249 viaggi, 2400 discorsi) e con i suoi grandi gesti simbolici. Ma anche nell’aver scelto di mostrare in diretta il suo personale Calvario, la sua corporeità distrutta dalla malattia. Senza finzioni, senza mascheramenti. All’insegna della trasparenza e della verità. Poiché aveva vissuto per troppi anni in una Polonia dove la gente comune non sapeva nulla ed era tenuta all’oscuro di tutto. Ed ora soprattutto i giovani, i cosiddetti papa-boys, cresciuti con la televisione e con questo Papa che nulla nascondeva di sè, avvertono maggiormente il senso di vertigine, di vuoto. Forse anche per questo, davanti allo sguardo sconcertato dei fedeli polacchi, ritmano con cori da stadio, fra gli applausi “Giovanni-Paolo”. Già, gli applausi ai funerali. Gesto di omaggio e riconoscenza ma anche certificazione che siamo nei paraggi del mondo della televisione. Del resto tutto il pontificato è avvenuto sotto l’occhio delle telecamere. Compresa l’esposizione del corpo. Qualcosa di indicibile per la Tv. La morte irrompe in televisione, nel luogo massimo dell’apparire e costringe anche i Grandi della Terra a dissolvere, almeno per due ore, il loro delirio di onnipotenza. Ma costringe anche le persone comuni a riconoscere la fragilità dell’impalcatura mitologica del moderno, fatta di un individualismo sempre più sfrenato e di insensato, insaziabile accumulo di cose terrene.
L’epoca della riproducibilità tecnica ci consentirà di vedere e ascoltare ancora tante volte Karol Wojtyla. Ma la Chiesa deve andare avanti, proseguire il suo cammino con la guida di un nuovo Pastore. Per questo motivo per la Chiesa sarà necessario consolidare il rapporto di fiducia reciproca che questo Papa ha costruito con il sistema dei mezzi di comunicazione, nella consapevolezza che la comunità cristiana trova il suo luogo di espressione nel Tempio, mentre i mass media agiscono sul Mercato. Entrambi tuttavia contribuiscono a quella Storia dell’uomo che aiuta a fare Cieli nuovi e Terre nuove.