Ilaria Alpi e il dovere del ricordo

Nel giorno in cui è andato in onda il film di Ferdinando Vicentini Orgnani su Ilaria Alpi, il più crudele dei giorni (Raitre, giovedì, ore 21), con Giovanna Mezzogiorno e Rade Sherbedgia, il presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sulla vicenda, Carlo Taormina, ha annunciatoche il nome di almenouno dei mandanti ci sarebbe. E ha anche aggiunto “le presenze italiane in Mogadiscio sono state inspiegabilmente inerti, il Sismiin particolare ha mostrato gravissime situazioni critiche dal punto di vista dell’acquisizione dei dati.” Il caso Alpi è uno dei “buchi neri” della nostra informazione:non solo non è ancora stata fatta giustizia ma con quella escuzione rischia anche di dissolversi il giornalismo d’inchiesta. Il 20 Marzo 1994 l’inviata del Tg3 Ilaria Alpi e l’operatore Miran Hrovatin vengono uccisi a mOgadiscio, in Somalia. Sette uomini armati bloccano la loro jeep all’uscita dell’Hotel Amana. Allontanata la scorta, gli assassini fanno fuoco, deliberatame, a sangue freddo. I genitori sospetano subito che Ilria Alpi abbia scoperto un traffico di armi con l’Italia e che qualcuno abbia voluto impedire che la giornalista ne riferisse. Giorgio aveva, all’inizio, qualche dubbio sull’opportunità di girare un film sulla figlia ma poi ha pensato che il potere ha in mano un’arma molto efficace: prendere per stanchezza, stendere ogni giorno il velo della dimenticanza. Portiamo molti pesi: un passato troppo lungo, di cui conosciamo quasi ogni vestigia; un futuro che ogni giorno ci sforziamo di prevedere; un presente che ci schiacchia con la quantità delle informazioni. Così ogni giorno dimentichiamo. Ma chi non si abitua a ricordare è sempre pronto a dar ragione all’ultima persona con cui parla.