E’ allarme chimico-nucleare in Somalia dopo il passaggio dello tsunami

In Somalia emerge uno dei più gravi “effetti collaterali” dello tsunami: disseppellite ingenti quantità di rifiuti tossici, frutto di traffici illeciti. Il WWF scrive alle Commissioni parlamentari sui Rifiuti e sul caso Ilaria Alpi esortandole a chiarire i fatti.


Il WWF denuncia un capitolo finora poco conosciuto del recente rapporto UNEP sugli effetti ambientali dello tsunami nei diversi paesi: secondo gli esperti l’urto del maremoto ha fatto riaffiorare sulle coste della Somalia ingenti quantità di rifiuti tossici, alcuni dei quali di tipo radioattivo, da tempo sepolti nell’Oceano Indiano e si presume di provenienza principalmente europea. In questi giorni è dunque allarme in Somalia per quello che si può considerare uno dei più tremendi effetti “collaterali” dello tsunami che, dopo aver colpito lo sorso dicembre 6 paesi del sud-est asiatico, devastò anche oltre 650 chilometri di costa settentrionale in Somalia, tra Hafun e Garacad, provocando circa 300 morti e oltre 18.000 senza tetto.

Secondo il rapporto Unep a seguito del maremoto, infatti, alcune popolazioni della costa settentrionale somala sono state colpite da insolite patologie, facilmente riferibili a gravi fenomeni di inquinamento, come infezioni acute alle vie respiratorie, sanguinamenti dalla bocca, emorragie addominali. Un fenomeno gravissimo che ha spinto pochi giorni un membro del Parlamento somalo, Awad Ahmed Ashra, a lanciare un appello alla comunità internazionale per bonificare l’area dai rifiuti tossici disseppelliti dallo tsunami.

“Anche il nostro paese ha gravissime responsabilità rispetto a quanto sta accadendo in Somalia e deve rispondere alle richieste già avanzate sia dall’UNEP che dai membri del Parlamento somalo di un aiuto internazionale per approfondire le indagini e avviare operazioni di bonifica – sottolinea Michele Candotti, Segretario Generale del WWF Italia – Il ruolo svolto da ditte italiane in Somalia nei traffici di rifiuti tossici è tra l’altro ben noto allo stesso Unep, come conferma l’allarme lanciato nel 1992 dal segretario Mustafà Tolba, e ribadito più volte nelle relazioni della stessa Commissione parlamentare d’inchiesta sui rifiuti. Riemergono oggi i drammatici effetti dei traffici illeciti per anni denunciati dagli ambientalisti”.


Il WWF ha scritto una lettera alle Commissioni parlamentari sui rifiuti e Ilaria Alpi chiedendo di valutare gli ulteriori elementi emersi dal recente rapporto Unep e la necessità di approfondimenti specifici sui traffici illeciti di rifiuti che hanno coinvolto la Somalia ed i paesi europei, Italia compresa, e l’eventualità di contatti con le autorità somale, anche attraverso una missione in loco della Commissione. Nick Nuttal, portavoce dell’UNEP e successivamente lo stesso parlamentare somalo, ha infatti, denunciato una diffusa contaminazione da materiale estremamente nocivo, come uranio, mercurio e cadmio, rifiuti ospedalieri e di industrie farmaceutiche contenute in cisterne adagiate sui fondali o appena interrate nella sabbia della battigia, a volte sigillate in maniera del tutto rudimentale, distrutte poi dall’urto violentissimo delle onde provocate dallo tsunami.

“L’effetto post-tsunami in Somalia potrebbe avere effetti devastanti per l’intera costa orientale africana – ha continuato Michele Candotti – compromettendo non solo la salute degli abitanti di oggi, ma anche attività fondamentali di sostentamento come la pesca e l’agricoltura, con danni irreversibili anche per le generazioni future. Sappiamo bene che molte regioni dell’Africa sono state utilizzate per anni come vera e propria pattumiera da molti paesi europei, Italia compresa. Se in Europa, infatti, smaltire una tonnellata di rifiuti tossici costa oltre 1.000 dollari, in Africa la cifra si riduce ad appena 8 dollari per tonnellata. Uno sporco affare di cui si conoscono molti dettagli fin dagli anni ’90, e che ha coinvolto faccendieri e malavita approfittando della latitanza o dell’inesistenza del governo locale e che probabilmente è anche una delle chiavi di volta per comprendere, ad esempio, il movente dell’omicidio della giornalista del Tg3 Ilaria Alpi avvenuto proprio in Somalia”.

Gli stessi survey effettuati dall’African stockpile programme, un Programma internazionale che coinvolge numerose istituzioni internazionali tra cui Unep, FAO e WWF, progettato con il coinvolgimento di molti paesi africani per rimuovere migliaia di tonnellate di pesticidi stoccati da almeno 40 anni senza sicurezza, hanno svelato almeno 1.400 siti tossici in Africa dove si concentrano sostanze ormai bandite, come i famigerati POP’s (inquinanti organici persistenti tra cui il DDT).

“Lo stesso Ministro dell’Ambiente somalo, Mohamed Osman Maye, ha dichiarato, in una conferenza stampa svoltasi “in esilio” a Nairobi: “E’ urgente l’intervento di esperti in grado di identificare le caratteristiche dei rifiuti tossici seppelliti e la loro origine …e cercare così di salvare il salvabile”. Osservatori somali hanno anche dichiarato che i”signori della guerra” hanno ricevuto negli anni passati grandi quantità di denaro in cambio del “passi” per seppelire rifiuti tossici lungo le coste somale.