Annalena e Ilaria: due donne, un unico destino.

Annalena e Ilaria: due donne, un unico destino.“La giornalista del Tg3 insieme all’operatore Miran Hrovatin, come tutti i giornalisti italiani in Somalia, sono invitati a mangiare aragoste e champagne a casa di Giancarlo Marocchino, un connazionale che si è stabilito e ha fatto la sua fortuna a Mogadiscio. La proposta però non li attira. – Non sono venuta in Somalia per divertirmi – spiega la Alpi al collega del “Corriere della Sera” Massimo Alberizzi. Il giorno stesso parte con Hrovatin alla volta dell’ospedale di Annalena.”



E’ il Natale 1992. Annalena è Annalena Tonelli, missionaria di Forlì uccisa in Somalia nell’ottobre 2003. L’ospedale è il centro per la cura della Tbc fondato a Merka nel 1991 da questa umile e tenace donna, che descrive il senso della sua vita nell’espressione: “Io sono nobody, nessuno. ”

E “Io sono nessuno. Vita e morte di Annalena Tonelli” è il libro che i giornalisti Miela Fagiolo D’Attilia e Roberto Italo Zanini hanno pubblicato nel 2004 (Edizioni San Paolo) per ripercorrere l’attività della missionaria tramite testimonianze dei suoi collaboratori e una lunga raccolta di lettere dalla Somalia, dagli ospedali di Merka e Borama.

Dal 1969 Annalena Tonelli curava i malati di tubercolosi. Laurea in legge, invece di intraprendere la carriera forense, aveva deciso di dedicare la propria vita alla cura dei più poveri. Pur non essendo laureata in medicina, Annalena era advisor dell’Organizzazione Mondiale della Sanità nel campo del Controllo della Tubercolosi, ed era stata pioniera della Global Policy lanciata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1993 per il controllo della Tubercolosi nel mondo chiamata DOTS (Directly Observed Therapy Short Chemotherapy).

Roberto Zanini afferma che la scoperta della figura di Annalena è avvenuta nei racconti intensi di coloro che hanno potuto vedere la forza di questa donna, come Mons. Bertin, attuale vescovo di Gibuti e amministratore apostolico della Somalia, allora vescovo di Mogadiscio e i volontari della Caritas italiana che dal 1994 sostenne il progetto sanitario di Annalena a Merka.

“Cercando notizie su Annalena, ho capito che si andava a toccare un momento critico nella storia della Somalia [nel 1991 era caduto il regime di Siad Barre e una profonda carestia aveva devastato la popolazione. N.d.r] e dell’Italia “ racconta Roberto Zanini.
Perché l’Italia? Negli scritti di Annalena appare la preoccupazione per i giri di affari e i traffici di droga e armi che fiorivano nel porto di Merka e i problemi legati agli aiuti esteri.
è stato immediato. C’è un filo che lega tutte le morti eclatanti di quel periodo, a partire da Mons. Colombo, ucciso nel 1989 a Mogadiscio, Ilaria Alpi e il suo operatore Miran Hrovatin nel 1994 e pochi mesi dopo Graziella Fumagalli, che aveva preso il posto di Annalena a Merka. Tutti furono uccisi con colpi di pistola e tutti di domenica. Anche se conosciamo o scopriremo un giorno i sicari di questi agguati, la verità è che li uccise un contesto, contraddistinto da interessi economici, pressioni politiche e la nuova forza che l’integralismo islamico andava accumulando nella Somalia dei primi anni ’90.”



Le loro morti insolute. Il loro incontro. Ilaria e Annalena si conobbero e ebbero modo di parlare (nonostante non ci siano testi o filmati ufficiali) nel Natale 1992, quando Ilaria e Miran Hrovatin partirono alla volta di Merka per conoscere l’attività di Annalena, declinando l’invito a festeggiare proposto dall’italiano Marocchino.

“Da questo abbiamo capito molto della figura di Ilaria, della sua passione. Ancora non si conoscevano le attività illecite di Marocchino, eppure Ilaria già allora fece una scelta diversa dagli altri. Il forte amore per quella terra e la sua gente lega Ilaria e Annalena; la voglia di offrire loro un nuovo futuro, una nuova possibilità di riscatto. La voglia di non piegarsi alle verità di comodo. Un grande amore; perché solo amando si va alla ricerca della verità”.
Annalena, non si è mai legata ad alcuna associazione di volontariato o di cooperazione internazionale e non è mai entrata in una congregazione religiosa. Ha vissuto passo passo a contatto con il mondo mussulmano, senza evangelizzare o battezzare, ma testimoniando con la vita i suoi valori e la sua integrità. La sua figura era così forte da dare fastidio e ai centri di potere che gestivano traffici leciti ed illeciti.
Così come per Ilaria, qualcuno ha pensato che queste donne coraggiose erano troppo scomode in quella terra di nessuno.

Il libro verrà presentato l’8 marzo alle 18.30 dai due autori presso il Sermig di Torino e probabilmente a Napoli nella seconda settimana di marzo all’interno del progetto “La Cittadella delle donne”.