Intervista a Maurizio Torrealta

Ilaria Alpi e Miran Hrovatin sono stati uccisi a Mogadiscio il 20 marzo del
1994.
Questa é una delle poche certezze da cui sono partite le indagini che, per
sette anni, hanno dovuto affrontare un susseguirsi di incongruenze, di
testimonianze ritrattate e di depistaggi volti a tenere lontano dalla verità
tutta la serie di inchieste sul duplice omicidio.
Ricostruire questa vicenda in modo chiaro e, soprattutto, obbiettivo non è
semplice. Il più delle volte le dichiarazioni dei testimoni sono
evidentemente pilotate, cambiano i punti di vista e gli interessi di coloro
che, più o meno spontaneamente, negli anni si sono fatti avanti.
Per questo insieme a Maurizio Torrealta abbiamo ristretto il campo ai
momenti che hanno immediatamente preceduto e seguito quella che, pur con
tante incertezze, sembra essere stata una vera e propria esecuzione.

Chi era Ilaria Alpi?

Era una collega del TG3, particolarmente preparata, aveva studiato l’arabo
ed era una giornalista particolarmente indipendente, nel senso che era
entrata in RAI arrivando prima al concorso per entrare in RAI.

Come mai era in Somalia il 20 marzo del 1994? Dove era stata insieme
all’operatore Miran Hrovatin nei giorni precedenti al duplice omicidio? E
perché?

Ilaria era arrivata a Mogadiscio il 12 di marzo per seguire la partenza del
contingente italiano dell’Unisom, che avrebbe lasciato Mogadiscio il 20 di
marzo.
Era arrivata il 12, poi invece di seguire i tour organizzati per la stampa
dall’esercito, aveva deciso di andare a Bosaso, nel nord della Somalia,
insieme a Miran per seguire che cosa stava succedendo in quelle province.
Poi ritornò a Mogadiscio il 20 di marzo.
Per caso, quando arrivò a Bosaso, seppe che era stata sequestrata la Faarax
Oomar, una nave regalata dalla Cooperazione Italiana alla Somalia, e si
interessò a tre persone italiane dell’equipaggio: il capitano, il capo
macchine e il marinaio.
Facendo alcune interviste, come abbiamo visto dall’unica cassetta rimasta in
cui lei parla di questo fatto, venne a sapere alcune cose su questa nave. La
cassetta ha un’interruzione. Ilaria fa delle domande e poi la registrazione
si interrompe, poi ricomincia terminata la risposta. Quindi era evidente che
aveva fatto delle domande su qualcosa che trasportava questa nave.

Parliamo dei momenti immediatamente successivi alla sparatoria, in
particolare del momento dei soccorsi: esistono due versioni. Quale é la
versione del generale Fiore, il comandante del Contingente militare italiano
a Mogadiscio in quei giorni?

Il generale Fiore scrisse una lettera ai genitori di Ilaria nella quale
affermava che i militari italiani avevano soccorso i corpi di Ilaria e Miran
e li avevano trasportati nel Porto Vecchio da dove poi sarebbero stati
trasportati in elicottero sulla nave Garibaldi.

E la versione dei giornalisti che per primi si sono trovati sul posto,
filmando anche tutta l’operazione del recupero dei corpi?

Secondo i filmati girati sul luogo dell’omicidio, proprio mentre i corpi
venivano trasferiti sulla macchina di un italiano che viveva a Mogadiscio,
Giancarlo Marocchino, non c’era nessun carabiniere sul posto, nessun
carabiniere ha trasportato i corpi al Porto Vecchio ma lo ha fatto Giancarlo
Marocchino. La signora Alpi ha pubblicamente dato del bugiardo al generale,
il generale ha querelato la signora Alpi e il giudice ha stabilito in primo
e in secondo grado che la signora Alpi aveva ragione.

E’ vero che il contingente italiano, proprio in quei giorni, era pronto
per tentare un’operazione di recupero della nave Faarax Oomar della
Cooperazione italosomala sequestrata dalle milizie somale?
E il luogo in cui veniva tenuta questa nave era di competenza dell’esercito
italiano?

Questa é un’informazione che é stata data alla commissione d’inchiesta dallo
stesso generale Fiore quando é stato interrogato.
Disse che era stato studiato un dispositivo militare, proprio lui usò
questi termini, per liberare la nave sequestrata.
La nave era somala, si trovava in acque somale ed era stata sequestrata da
miliziani somali. La nave si trovava a 1500 chilometri da Mogadiscio.
Il generale racconta che era stato studiato un intervento con due navi e due
elicotteri per dissequestrare questa nave. Il contingente italiano poteva
operare su un territorio di 250 chilometri, quindi non aveva nessuna
competenza per intervenire a 1500 chilometri di distanza da Mogadiscio, in
acque nazionali, su una nave nazionale trattenuta da somali. Per cui questo
fa supporre che su quella nave ci fosse qualcosa di molto delicato dal punto
di vista dell1intelligence che non doveva essere conosciuto.

Che cosa trasportava ufficialmente la nave?

Ufficialmente quelle navi si occupavano della pesca del pesce.

E secondo le testimonianze dei marinai che per anni avevano lavorato su
questa nave?

Ho intervistato diversi marinai che avevano lavorato su questa nave e mi
hanno parlato del fatto che questa nave trasportava armi.
Lo stesso sultano di Bosaso, lo stesso che aveva intervistato Ilaria, mi ha
detto che dai marinai si era saputo che quelle navi servivano per questo
genere di traffici.
Ho intervistato anche il capo dei miliziani che hanno sequestrato la nave,
il quale mi ha detto di aver saputo dal capitano della nave che la Faarax
Oomar lavorava per l’intelligence.


Che cosa é successo durante il viaggio aereo dei cadaveri di Ilaria Alpi e
Miran Hrovatin da Mogadiscio a Roma?
E’ ufficiale che durante quel viaggio siano state trafugate alcune cose
dalle valigie di Ilaria Alpi?

Quando sono stati trasportati i corpi sulla nave Garibaldi fu refertoriato
il materiale che avevano Ilaria e Miran. Un referto che ci ha fornito lo
stesso generale Fiore con un fax del documento della nave Garibaldi con il
materiale refertoriato che era stato piombato e spedito insieme ai corpi.
Nell’aereo i piombi sono stati aperti e sono spariti tre taccuini dei cinque
refertoriati e una macchina fotografica.


A che punto é l’inchiesta? Dopo sette anni sono stati individuati gli
esecutori e i mandanti del duplice omicidio?

Dal punto di vista giornalistico le responsabilità sono chiare, dal punto di
vista penale no. Secondo interviste realizzate il mandante sembra essere
l’intelligence italiana coinvolta in questo traffico d’armi.
Dal punto di vista penale invece un somalo é stato accusato di aver fatto
parte del gruppo che ha ucciso Ilaria Alpi, il processo in primo grado lo ha
scagionato. In primo grado l’impianto accusatorio prevedeva che lui avesse
ucciso Ilaria e Miran come ritorsione per le violenze che aveva subito dai
militari italiani. In secondo grado é stato invece condannato, però con la
motivazione che Ilaria e Miran sono stati uccisi per il lavoro che avevano
fatto, contraddicendo il primo grado. Sembra una sentenza un po’ strana, che
non sta molto in piedi.
Non si capisce questa sentenza se non con il desiderio di chiudere al più
presto questo capitolo.