Ricordando Ilaria

Sono trascorsi dieci anni da quel 20 marzo 1994, quando a Mogadiscio, in Somalia, Ilaria Alpi e Miran Hrovatin rimasero vittime di un agguato. Ilaria lavorava per il Tg3 e con i suoi servizi raccontava gli orrori di questo Paese travolto dalla guerra civile. Stava indagando, con il prezioso aiuto di Miran e della sua telecamera, su traffici illeciti di armi e di rifiuti tossici e radioattivi. Era andata a Bosaso, importante centro nel nord della Somalia, e durante il viaggio Miran aveva fatto lunghissime riprese della strada che collega Bosaso a Garoe, indicata da vari testimoni e da indagini giudiziarie come il sito in cui sono stati sepolti container di rifiuti tossici e radioattivi. Altre fonti hanno indicato, qualche tempo dopo, il tratto di mare di fronte a Bosaso come luogo di scarico di fanghi nucleari provenienti dalla Russia.

In questi dieci anni molti hanno cercato di ostacolare la scoperta della verità sulla morte di Ilaria e di Miran. Da alcuni mesi si stanno occupando di tutto questo anche due commissioni parlamentari d’inchiesta.

Per conoscere meglio Ilaria, come persona e come giornalista, abbiamo incontrato i suoi genitori, Giorgio e Luciana.

Come e perché Ilaria ha deciso di diventare giornalista?

Crediamo che la decisione l’abbia presa alle scuole medie. Era una scuola a tempo pieno e un giorno o due la settimana lei aveva scelto giornalismo. Scriveva sul giornalino scolastico e si divertiva ad andare in giro per il quartiere a fare domande alle persone. Finito il liceo classico frequentò la facoltà di lingua e letteratura araba, a Roma. Si laureò nel 1986 e si presentò al concorso Rai scegliendo come lingua straniera l’arabo. Fu una scelta lungimirante: allora in Rai quasi nessuno conosceva l’arabo, tanto che per valutare la prova si rivolsero all’ambasciata egiziana!

Ilaria amava viaggiare…

Sì, viaggiava molto: era stata in Francia, in Algeria, in Marocco, nello Yemen e per tre anni aveva vissuto al Cairo, in Egitto. Qui, dopo la laurea, si iscrisse all’università americana e perfezionò l’arabo. Iniziò proprio in Egitto la sua attività di giornalista: si manteneva facendo ogni mattina una rassegna stampa di giornali e riviste nordafricani e mediorientali per Italia radio. Ilaria adorava quel Paese, si innamorò della cultura e delle tradizioni di quei popoli e sognava di trasferirsi lì. Sapeva entrare nella mentalità della popolazione locale, conosceva tutti, aiutava i più deboli e gli amici che volevano venire a lavorare in Italia.

Nei suoi viaggi all’estero di cosa si è occupata?

Quando arrivò in Somalia, nel Natale del 1993, c’erano delle feste per gli italiani a Mogadiscio ma lei disse che non era venuta per festeggiare e così andò a trovare Annalena Tonelli (missionaria di Forlì che ha vissuto più di 30 anni in Somalia, dove è stata uccisa nel 2003, guardate www.marbriella.it/comitato/comiann.html, ndr) che curava le persone affette da tubercolosi. Si interessò poi moltissimo alla lotta contro l’infibulazione (una pratica in uso presso alcune popolazioni che consiste nell’applicare punti di sutura ai genitali femminili per impedirne i rapporti sessuali, ndr).

Nel suo lavoro si è mai ispirata a qualche giornalista in particolare?

Non aveva nessun giornalista come riferimento. Comprava e leggeva con interesse Le Monde Diplomatique (www.monde-diplomatique.fr, ndr) dove venivano pubblicati articoli sul mondo islamico. Il suo modo di fare giornalismo era libero, non agganciato a nessuno. Era lei che sceglieva le notizie, che le andava a trovare e le verificava.
Si batteva per i diritti dei giornalisti e per la libertà dell’informazione. Una volta in Egitto riuscì a intervistare un leader integralista islamico nonostante la polizia locale avesse cercato di impedirglielo, anche con la minaccia di una denuncia per prostituzione. L’intervista fu infine pubblicata su Paese sera ma Ilaria non esitò poi a lamentarsi con le autorità egiziane per il trattamento ricevuto.

Cosa direbbe Ilaria oggi ad un giovane che si sta avviando alla professione di giornalismo?

Innanzitutto di lavorare da persona libera, senza essere legato a niente e a nessuno. Lei entrò in Rai vincendo un regolare concorso. Ciò l’aveva molto gratificata perché nessuno poteva dire che era entrata per raccomandazione. Era una ragazza che non si fermava davanti a niente. Dava tanta soddisfazione come figlia.
Vorremmo raccontare un episodio che spieghi cos’era il giornalismo per Ilaria. Un giorno a Mogadiscio la popolazione cercò di linciare una prostituta che si era concessa agli americani. Questi, da lontano, ridevano quasi compiaciuti. Ilaria intervistò questa donna dopo che era riuscita a fuggire e a salvarsi. Aveva paura della telecamera, temeva che qualcuno la potesse riconoscere. Ilaria le giurò che non avrebbe mai fatto vedere il suo volto: voleva far conoscere la notizia rispettando la dignità della persona.