Ilaria Alpi sapeva troppo

LA
SENTENZA Assassinata per le informazioni che aveva raccolto

Roma.
Sapevano troppo, Ilaria Alpi e l’operatore Miran Hrovatin. Per questo
il 20 marzo del ’94 sono stati uccisi a Mogadiscio. La risposta alla
loro morte è emersa dalle motivazioni della sentenza con cui la Corte
d’Assise di Appello di Roma, il 24 novembre, ha inflitto l’ergastolo
al somalo Hashi Omar Hassan per concorso nel duplice omicidio. “Il timore
per la divulgazione delle notizie apprese da Ilaria Alpi”, si legge
nel provvedimento, sarebbe stato “l’antefatto e il movente dei delitti”.
Nessun tentativo di rapina, dunque, né di rapimento. E tanto meno un
atto di ostilità dei somali verso l’Italia, bensì il perseguimento di
uno scopo preciso. Da individuare – scrivono i giudici – “nell’eliminazione
e definitiva tacitazione della Alpi e di chi collaborava con lei, perché
divenuta estremamente “scomoda” per qualcuno”. Secondo la Corte sono
tante le circostanze che fanno pensare che la giornalista avesse scoperto
traffici illeciti “di vasto ambito”. Innanzitutto i suoi colloqui con
Faduma Mohamed Mamud, un arabo che le parlò di attività illegali, e
con il sultano del Bosaso. E poi – proseguono le motivazioni della sentenza
– l’interesse dimostrato in relazione al sequestro della nave della
società Shifco, la visita dei pozzi oggetto di uno scandalo connesso
conta cooperazione e la necessità di incontrarsi con altri colleghi
per “verificare le cose”. Quanto alla dinamica del duplice omicidio,
i giudici hanno rilevato dalle perizie che il proiettile assassino fu
sparato da una certa distanza, dall’esterno della Toyota sulla quale
si trovava la giornalista, e da un fucile tipo kalashnikov. La Corte,
inoltre, ritiene attendibili le deposizioni dei testimoni che hanno
portato a identificare Hashi 0mar Hassan come uno dei 7 componenti del
commando. Nelle motivazioni si sottolinea anche il ruolo dell’ambasciatore
Giuseppe Cassini, inviato nel ’96 in Somalia per acquisire informazioni
sul delitto.