Ilaria uccisa per rappresaglia

Svolta
dopo l’acquisizione di un rapporto segreto del generale Loi.
Una
lunga scia di delitti per ritorsione

ILARIA ALPI
UCCISA PER RAPPRESAGLIA
L’ipotesi del PM Ionta: una
vendetta dei somali dopo la strage italiana al Check Point Pasta

Roma.
Una lunga scia di sangue.Di omicidi spietati,avvenuti in Somalia durante
la missione italiana,a cavallo tra l’estate del ’93 e la successiva
primavera.Due soldati, una crocerossina, un’agente del Sismi, la giornalista
Ilaria Alpi e l’operatore Miran Hrovatin:agguati contro nostri connazionali
dal movente finora oscuro.Ma adesso i magistrati romani ritengono di
aver trovato la spiegazione per i delitti in documento super segreto
firmato dal generale Bruno Loi. Un rapporto in cui il generale, responsabile
dell’operazione “Ibis”, com’era stata chiamata la nostra spedizione
in Somalia inserita nel nucleo interforze sotto la bandiera delle Nazioni
Unite, descrive i gravi scontri per il controllo del check point “Pasta”,
un posto di blocco alla periferia di Mogadiscio la cui difesa era stata
affidata ai militari italiani. Il 2 luglio del ’93 i nostri caschi blu
vengono aggrediti dai miliziani di Aidid al “Pasta”. Il bilancio: tre
soldati morti e oltre venti feriti. La risposta dei paracadutisti della
Folgore è durissima. Secondo fonti somale, ci sono stati”67 morti e
103 feriti tra la popolazione inerme”, scrive Loi il 3 luglio nel rapporto
riservato trasmesso alla Stato Maggiore dell’Esercito. Ora gli investigatori
sono entrati in possesso di quel documento. E il pm Franco Ionta s’appresta
a rileggere le successive aggressioni contro italiani “inermi” alla
luce del massacro di somali al check point:il sospetto è che i delitti
siano stati ispirati dai capi tribù per vendetta. Ma forse anche per
condizionare le scelte del governo italiano, per condurre trattative
sotterranee per ottenere soldi e protezioni. Per arrivare alla scoperta
della relazione del generale Loi si deve tornare al processo in Corte
d’Assisi, a Roma, contro il somalo Hashi Omar Hassan (poi assolto),
ritenuto dagli inquirente uno dei componenti il commando che uccise
Ilaria Alpi e Hrovatin. Durante il dibattimento viene ascoltato l’avvocato
Stefano Menicacci, ex parlamentare dell’Msi ed esperto di problemi dei
Paesi del Corno d’Africa. Il legale non usa mezzi termini: “Il check
point è stato una trappola. E l’abbiamo riavuto dando quindici camion
di roba e soldi: significa dare regali agli uccisori dei nostri soldati”.
L’affermazione è grave: nasconde il sospetto di contatti segreti con
gli assassini dei parà. In udienza c’è Ionta, apre un fascicolo per
peculato e si mete a caccia dei documenti che potrebbero fare emergere
il marcio, il tentativo di spezzare a colpi di dollari la spirale di
violenze iniziata dopo la strage al “Pasta”. La scorsa primavera sfilano
in gran segreto al Palazzo di Giustizia tanti ufficiali della missione
“Ibis”, Loi compreso. Tutti negano che ci siano stati pagamenti clandestini.
Intanto, la Digos setaccia il ministero della Difesa. E spunta così
il rapporto del generale sugli incidenti del 2 luglio ’93. Il fascicolo
per peculato finisce in archivio. Ma quel documento apre le porte alla
pista che conduce al movente per gli omicidi degli italiani. I primi
sono stati due soldati: il 15 settembre del ’93 i cecchini uccidono
sulle banchine del porto di Mogadiscio Giorgio Righetti  e Rossano Visioli. Il caso finora era
stato etichettato come”occasionale”. Il 12 novembre, a Balad, l’assassinio
del maresciallo del Sismi Vincenzo Li Causi: era impegnato in attività
di intelligence, ma l’omicidio non aveva mai avuto una spiegazione.
Il 9 dicembre a Mogadiscio viene trucidata la crocerossina Maria Cristina
Luinetti. E il 20 marzo 1994 c’è l’agguato contro Ilaria Alpi e Hrovatin.
Ora Ionta inserirà il rapporto di Loi nell’inchiesta-stralcio per il
duplice delitto. Che avrà un preciso movente: l’ultima vendetta dei
somali per il massacro del check-point.
Quella
lunga scia di sangue in Africa dal ’93 al ’94. Lo
scontro al posto di blocco Check-Point”Pasta”, alle porte di Mogadiscio,
avviene il 2 luglio del ’93. Nel conflitto a fuoco muoiono 3 soldati
italiani oltre venti rimangono feriti. Per i somali è una strage: 67
morti e 103 feriti.
La
vendetta.

Settembre ’93: la prima si consuma sulle banchine del porto di Mogadiscio:
i cecchini uccidono 2 militari della missione “Ibis”, Giorgio Righetti
e Rossano Visioli.
12
novembre 1993 : a Balad, 6 km dalla base del contingente italiano, viene
assassinato il maresciallo del SISMI Vincenzo Li Causi: era impegnato
in attività di intelligence, Crocerossina.
9
dicembre 1993 : muore la crocerossina Maria Cristina Luinetti trucidata
mentre è al lavoro in una tenda nell’ospedale da campo.
La
giornalista

20
marzo 1994 : l’ultimo episodio della carena di vendette è l’agguato
in cui un commando uccide la giornalista della Rai Ilaria Alpi e l’operatore
Miran Hrovatin