«Dateci verità e giustizia, è un nostro diritto»

«Dateci
verità e giustizia, è un nostro diritto»

Appello
dei genitori di Ilaria Alpi a Ciampi e Diliberto. Le perplessità sulle
indagini.
Sei
anni dopo. Sei anni senza un colpevole. Per la giustizia nessuno ha
ucciso Ilaria Alpi e Milan Hrovatin. Loro, i genitori di Ilaria, hanno
atteso questi sei anni e la conclusione di un processo per fare appello
al presidente della Repubblica, Ciampi, e al ministro della giustizia,
Diliberto. «Abbiamo dedicato tutta la nostra esistenza alla ricerca
della verità, come genitori e come cittadini convinti come siamo che
verità e giustizia siano diritti inalienabili», scrivono in una lettera,
fatta pubblicare ieri sulle pagine del quotidiano ”La Repubblica”. Una
lettera che è anche un lungo atto d’accusa a una giustizia lenta, che
non ha saputo o non ha voluto andare oltre. Anzi, Giorgio e Luciana
Alpi, sospettano che sia stato costruito ad hoc un colpevole – quel
Hashi Omar Assan, processato e poi assolto – con l’intento ultimo di
chiudere definitivamente il caso. Ma anche i giudici della corte d’assise
«hanno sancito che non c’erano prove per condannare il giovane somalo,
ma che addirittura si è trattato di un processo in cui l’imputato era
un capro espiatorio», scrivono gli Alpi. Da qui, da questi lunghi anni
di traversie – «la nostra Via Crucis» -, la decisione di appellarsi
al ministro. L’inchiesta che passa nelle mani di tre magistrati diversi,
atti necessari ma non compiuti e rinviati (i genitori di Ilaria lamentano
che a disporre l’autopsia sia stato soltanto il secondo titolare dell’inchiesta
a due anni dall’agguato), rendono necessaria per Giorgio e Luciana Alpi
una maggiore chiarezza. «Ci aspettavamo, sinceramente, che il ministro
disponesse un’ispezione, una indagine per verificare la regolarità ed
efficacia dell’inchiesta e dello svolgimento del processo fortemente
messi in discussione non più solo da noi, ma dalla motivazione della
sentenza della Corte d’assise», accusano gli Alpi.
Al ministro della Giustizia, Diliberto, che assicura seguirà la vicenda
con la massima attenzione, si aggiunge anche la scarna replica della
Procura di Roma, più che altro un «no comment» che rinvia tutto alla
posizione già manifestata agli organi istituzionali. Ma a intervenire
è invece il pm Giuseppe Pititto. «Il ministro forse non ha capito che
il nodo della questione sta nel provvedimento con cui il procuratore
della Repubblica di Roma, Salvatore Vecchione, mi ha sottratto l’inchiesta
sull’omicidio dei due giornalisti italiani», spiega il pm romano che
affiancò nelle indagini il collega Andrea De Gasperis, salvo dover abbandonare
poi l’inchiesta per la revoca disposta dal capo dell’ufficio, Salvatore
Vecchione.