Lettera di rsf al ministro Diliberto

A
sei anni dall’omicidio di Ilaria Alpi

(20 marzo 2000) In
una lettera indirizzata al ministro della Giustizia Oliviero Diliberto,
il segretariato internazionale di Reporters sans frontières ha espresso
la propria preoccupazione sulla conclusione del processo dei presunti
assassini di Ilaria Alpi, la giornalista della Rai uccisa insieme al
suo cameraman, Miran Hrovatin, nel 1994, in Somalia. In occasione del
sesto anniversario di queste morti, Rsf ha chiesto che “la giustizia
prosegua il suo lavoro affinche’ siano individuati e puniti i mandanti
del doppio omicidio. Sei anni dopo i fatti, abbiamo il diritto di conoscere
la verità sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, assassinati per
aver voluto esercitare liberamente il proprio lavoro”, ha dichiarato
Robert Me’nard, segretario generale dell’organizzazione. Il 20 luglio
1999, Hashi Omar Hassan, cittadino somalo accusato di aver partecipato
agli omicidi della giornalista e del cameraman a Mogadiscio, e’ stato
assolto dalla seconda seconda Corte di Assise di Roma. Hashi Omar Hassan
era stato arrestato nel gennaio 1998, poco dopo il suo arrivo in Italia
dove era chiamato a testimoniare, insieme ad altri somali, davanti a
una commissione di inchiesta su delle presunte sevizie commesse in Somalia
da alcuni soldati italiani durante l’operazione “Restore Hope” del 1994.
Hashi Omar Hassan ha sempre dichiarato la propria innocenza, affermando
che al momento dell’omicidio di Alpi e Hrovatin si trovava a più di
300 chilometri da Mogadiscio. Secondo le motivazioni della sentenza,
rese note il 29 ottobre 1999, “ Hashi Omar Hassan è stato vittima di
un complotto, organizzato per sistemare questa vicenda che e’ diventata
una palla al piede nelle relazioni tra Italia e Somalia”. I magistrati
chiamano in causa il capoclan somalo Ali Mahdi: “Sembra logico”, concludono
i giudici, “che Hashi Omar Hassan sia stato offerto come un capro espiatorio
da Ali Mahdi alle autorità italiane”. La corte si e’ anche fermata sui
possibili moventi del doppio omicidio e non esclude che i due giornalisti
“siano stati uccisi per aver fatto delle scoperte pericolose durante
la loro permanenza in Somalia”. “Ma il processo non ha permesso di arrivare
a conclusioni certe, malgrado le diverse ipotesi formulate durante le
diverse udienze”, conclude il documento delle motivazioni. Alla meta
del novembre 1999, la famiglia di Ilaria Alpi si e’ rivolta al Consiglio
superiore della magistratura per chiedere che la giustizia prosegua
il proprio lavoro su questa vicenda. Il processo di Hashi Omar Hassan
a rivelato le numerose lacune e le zone d’ombra dell’inchiesta. L’avvocato
Calvi, che rappresenta la famiglia Alpi, ha attirato l’attenzione dei
giudici sulla scomparsa dei bloc-notes della giornalista, della sua
macchina fotografica e delle videocassette registrate sul posto. L’avvocato
ha anche sottolineato le contraddizioni nelle dichiarazioni dei militari
italiani assegnati al settore nel quale sono stati uccisi i due giornalisti.
La commissione di inchiesta parlamentare sulla cooperazione italiana
in Somalia, aveva messo in evidenza diversi tentativi delle autorità
militari e diplomatiche, di minimizzare, se non di mettere a tacere,
alcuni sviluppi dell’inchiesta. Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, inviati
speciali della Rai in Somalia, sono stati uccisi da un gruppo di sette
miliziani somali, il 20 marzo 1994, mentre si trovavano in auto a Mogadiscio.
Un libro intitolato “L’inchiesta”, pubblicato nel gennaio 1999, cofirmato
dai genitori di Ilaria Alpi, Giorgio e Liliana, dalla deputata Mariangela
Gritta Grainer, della commissione di inchiesta parlamentare sulla cooperazione
italiana in Somali, e da Maurizio Torrealta, giornalista della Rai,
avanza l’ipotesi che i due giornalisti siano stati uccisi per aver condotto
un’inchiesta su un traffico internazionale di armi e di rifiuti tossici,
che coinvolgerebbero le alte sfere politiche, militari ed economiche
dei due paesi. Sono chiamati in causa anche servizi segreti italiani
(Sismi).