Concorso in omicidio per Hassan

Il
miliziano somalo accusato di aver preso parte al commando che uccise
Ilaria Alpi e Milan Hrovatin

“Concorso
in omicidio” fermato Hashi Hassan .
Hashi
Omar Hassan è stato fermato. Questa notte, il sostituto procuratore
di Roma Franco Ionta ha deciso che le prove a carico del miliziano somalo
sospettato di aver preso parte all’assassinio della giornalista del
Tg3 Ilaria Alpi e dell’operatore Milan Hrovatin erano sufficienti per
spiccare l’accusa di concorso nel duplice omicidio. Il provvedimento
è stato deciso dai funzionari della Digos della Questura di Roma e della
Direzione centrale polizia di prevenzione. Dagli indizi raccolti negli
ultimi mesi, e in particolare dalle numerose testimonianze, di cui le
più recenti sono della notte scorsa, è emerso infatti che Hassan è stato
uno dei sette uomini del commando che a bordo della Land Rover il 20
marzo del 1994 tagliò la strada alla jeep su cui viaggiavano Ilaria
Alpi e Milan Hrovatin. Dalle indagini è risultato anche che Hassan partecipò
alla spedizione, ma non fu l’esecutore materiale del duplice omicidio.
Hassan, che dalla serata di ieri era negli uffici di polizia, è stato
interrogato alla presenza di un avvocato, ma si è avvalso della facoltà
di non rispondere. Franco Ionta, il magistrato che dallo scorso luglio
indaga sul duplice omicidio, lo ha interrogato questa notte a lungo
in un luogo segreto. “L’indagine potrebbe essere a una svolta decisiva”,
hanno detto alcune fonti investigative. Secondo quanto ha pubblicato
ieri “la Repubblica”, l’individuazione di Hassan da parte della procura
risalirebbe a qualche mese fa. Gli elementi d’accusa a suo carico sarebbero
noti anche a numerosi personaggi della comunità somala di Roma. La decisione
di fermare Hashi Omar Hassan ha avuto già le prime ripercussioni nei
delicati rapporti con la comunità somala. I cittadini somali ascoltati
ieri dai magistrati livornesi hanno deciso di tornare a Roma: vogliono
sapere se sono parti offese o indagati e hanno deciso di subordinare
la loro collaborazione al chiarimento della loro posizione. Yahia Amir,
presidente della società degli intellettuali somali, oggi stesso torneràa
a Roma insieme ai cinque cittadini somali, tra cui le presunte vittime
delle violenze su cui indaga la procura di Livorno. “E’ vergognoso che
un cittadino somalo sia stato fermato”, hanno detto i legali che assistono
agli interrogatori dei somali, “senza che il responsabile della comunità
sia stato informato”. E’ prevista in gornata una conferenza stampa di
Yahia Amir, per chiarire il caso del somalo fermato e di un altro somalo
“che sarebbe a Roma già da alcuni mesi, a spese del governo italiano,
e che probabilmente è colui che accusa il fermato”. Yahia Amir chiede
anche che i cittadini somali siano alloggiati o appoggiati in una struttura
privata e che vengano assistiti si fisicamente che psicologicamente.