Ancora misteri in Somalia

Il
nostro inviato nei misteri che hanno ucciso Ilaria Alpi
L’Europa
premia il trafficante

Un
armatore somalo ha ottenuto l’autorizzazione a importare pesce in Europa.
Con firma di Emma Bonino e garanzia dell’ambasciatore italiano. Ma Omar
Mugne è, secondo molti rapporti, un noto commerciante d’armi…

Roma«Bosaso,
Mugne, Shifco, 1.400 miliardi (fondi Fai) di lire…dove è finita questa
impressionante mole di denaro?». Questo è un appunto trovato, dopo l’omicidio,
sulla scrivania di Ilaria Alpi nel suo ufficio alla Rai. Intorno a questa
domanda la giornalista ha indagato. Mossa da questo interrogativo ha
scavato, intervistato, registrato, annotato sui suoi taccuini. Dei risultati
del suo lavoro abbiamo poco. Scomparso con lei? Non lo sappiamo ancora.
Ma l’interrogativo rimane: Shifco, cooperazione italiana, uguale traffico
d’armi? Una domanda non certo peregrina se ci atteniamo a un’informativa
dei servizi segreti: «Secondo notizie provenienti dalla Somalia, la
nave della cooperativa italo-somala Somalfish, sequestrata a suo tempo
a Bosaso, avrebbe in precedenza trasportato armi di contrabbando per
la fazione (…) di quella città. Quanto sopra sarebbe emerso nel corso
dell’ultimo servizio effettuato dalla giornalista Ilaria Alpi in quella
zona, prima di venire uccisa molto probabilmente perché qualcuno avrebbe
avvertito i capi dei contrabbandieri». Sono passati cinque anni dal
tragico omicidio di Ilaria Alpi, eppure nel duty-free Somalia la storia
si ripete. In uno Stato che non c’è, tutto è possibile. Uomini d’affari
locali e stranieri, più o meno onesti, con l’appoggio di quella o quell’altra
fazione, intessono traffici leciti e illeciti, tanto qui in Somalia,
appunto, tutto è possibile. Ciò che sorprende di più, però, è che in
Somalia la gente «chiacchierata» continui a operare, magari con l’avallo
delle istituzioni internazionali. Alla fine del 1998 (ma si è saputo
solo ora) un ingegnere somalo, molto conosciuto dalle autorità italiane
per le note vicende legate alla flotta della Shifco, ha ricevuto l’autorizzazione,
formale e ufficiale con tanto di carte bollate dell’Unione Europea,
all’esportazione del pesce dalla Somalia all’Europa. Una sorta di autorizzazione
alla pesca, un’esclusiva per tutte le coste somale. è l’ingegnere Omar
Said Mugne che possiede una flotta di sei navi, le famose navi donate
dalla cooperazione italiana. Ma come sono andate le cose?  

Mugne richiede l’autorizzazione necessaria alla Ue, nella persona del
commissario Emma Bonino, per l’esportazione del pesce. La risposta è
abbastanza ovvia: è necessaria una «garanzia» da parte del governo.
Ma in Somalia non esiste nessun governo e quindi la Ue chiede a Mugne
che la garanzia arrivi da una fazione. Mugne reputa questa ipotesi troppo
pericolosa. Lo si può capire. Avere l’appoggio di una fazione vorrebbe
dire avere le altre contro, con gravi conseguenze per le navi e per
gli uomini che vi lavorano. Ma la garanzia arriva ugualmente. Da chi?
Dall’ambasciatore italiano per la Somalia, l’incaricato speciale per
la Somalia presso la sede diplomatica italiana a Nairobi Francesco Sciortino.
Con una lettera datata 27 luglio 1998, l’ambasciatore rende edotta la
Ue della storia del personaggio in questione, della società da cui dipendono
700 famiglie e liquida in poche righe come «voci» le reiterate accuse
di traffico d’armi che sono state rivolte alla Shifco. Solo «voci»,
per Sciortino, i sospetti che Mugne oltre alla pesca si dedichi al traffico
d’armi. L’ufficio di Emma Bonino manda, prima, un’ispezione di due suoi
uomini, dalla sede Ue di Nairobi (settembre e ottobre 1998); poi invia,
direttamente da Bruxelles, nel novembre successivo, una «missione di
verifica sanitaria» per controllare se le navi rispondano alle caratteristiche
richieste dall’Unione europea per l’esportazione e il commercio di pesce.
Dalle ispezioni, a quanto si è saputo, risulta che la flotta è perfettamente
in regola. La conseguenza è ovvia: la Ue autorizza Mugne. Il giorno
dopo, raccontano fonti di Nairobi e della Somalia che chiedono di mantenere
l’anonimato, Mugne è di fatto in regola ufficialmente e formalmente,
in base alle nuove normative europee, per proseguire nel suo commercio. 

A questo punto sorge qualche interrogativo. Davvero l’ambasciatore italiano
è al corrente solo di «voci»? Sciortino può sostenere di non essere
a conoscenza delle informative dei servizi segreti italiani che riguardano
Mugne? È possibile che Sismi e Sisde (i servizi italiani militare e
civile) non abbiamo informato, venendo meno a un loro preciso dovere,
l’ambasciatore? Le informative sono esplicite, sembrano non lasciare
dubbi sull’attività dell’ingegnere Omar Said Mugne, amministratore della
Shifco, che comunque nell’aprile 1988 diventa responsabile del «progetto
pesca» in Somalia. Un appunto datato 24 agosto 1993 del centro Sisde
di Roma segnala che «nei prossimi giorni, comunque non oltre settimana
relativa a quel periodo, dovrebbe giungere al porto di Livorno, proveniente
da Napoli, un nave, della quale si sconosce nome e armatore, per caricare
nella città toscana materiale umanitario diretto Somalia destinato ad
organizzazione filo-Aidid che nasconderebbe imprecisato quantitativo
di armi per i guerriglieri di Aidid». 
Una nota della direzione centrale della Polizia di Prevenzione del 4
agosto 1994 è ancora più esplicita. Secondo la nota, si segnalava «lo
scalo presso il porto di Livorno per lunghi periodi di un peschereccio
di colore bianco chiamato Shifco utilizzato per un traffico internazionale
di armi. Il capitano della nave si identificherebbe in tale Munye (Mugne,
ndr), italiano di origine somala, fratello di un ammiraglio delle
forze navali somale. In passato il Munye avrebbe acquistato armi in
Iugoslavia vendendole poi al deposto regime somalo di Siad Barre e facendo
ritorno in Italia con carichi di pesce». 
Appunto Sismi datato 29 dicembre 1994: «…Già braccio destro del deposto
presidente Siad Barre, è stato anche referente in Italia della cooperazione
italiana. Il soggetto: sarebbe ritenuto dedito a traffici di qualsiasi
genere tra l’Europa e il Corno d’Africa, nonché sospettato, in particolare,
di aver impiegato il proprio naviglio per il trasporto di una consistente
partita di armi (costituita da artiglieria leggera e semovente, fucili
Kalashnikov e altro), acquistata a Kiev (Ucraina) da tale Osman Ato,
somalo naturalizzato statunitense e residente a Mogadiscio, per conto
del generale Aidid. Le armi sarebbero giunte in Somalia nel porto di
Merca in data 06.05.1994».  
Ancora. Scheda informativa Sismi sul traffico d’armi in Somalia del
maggio-giugno 1993: «Si è appreso che presso il porto di Livorno avrebbe
fatto scalo, per lunghi periodi, un peschereccio battente bandiera somala
di colore bianco, di proprietà della Shifco che sarebbe sato utilizzato
per un traffico internazionale di armi, al comando di tale “Munje” (Mugne,
ndr) sospettato di traffico d’armi». 
Dopo un anno, maggio-giugno 1994: «Acquisizioni informative fiduciarie
indicano che tale Osman Ato, somalo naturalizzato statunitense e residente
a Mogadiscio, si sarebbe recato a Kiev per conto del generale Aidid
per trattare l’acquisto di una consistente partita di armi che sarebbero
giunte in Somalia via mare il 6 maggio 1994. Tra le fazioni in lotta
contro il citato Aidid risulterebbe che il naviglio occorso per l’operazione
e parte del carico sarebbero stati forniti da tale Munye Said Omar,
di origine somala e naturalizzato italiano. Il soggetto, tra l’altro,
disporrebbe di cinque pescherecci per la pesca in alto mare, dei quali
due di grosso tonnellaggio che, secondo la comunità somala in Milano,
utilizzerebbe per traffici illeciti di armi e droga». Altra nota del
novembre 1994: «Navi da pesca della Shafico (Shifco, ndr), con
equipaggi in parte italiani, porterebbero dal medio oriente armi acquistate
in Europa Orientale». Appunto del Sismi del 12 aprile 1995: «Le armi,
che sarebbero in prevalenza di tipo leggero, verrebbero trasportate
da navi mercantili somale, tra le quali vi sarebbe quella denominata
1 Oktober II (…) che compirebbe frequenti scali marittimi finalizzati
allo smistamento delle armi nel porto di La Valletta (Malta)». 

Il Sisde il 25 gennaio 1995 scrive: «Il segnalato Mugne Said Omar, indicato
quale uomo di fiducia del defunto ex presidente Siad Barre, avrebbe
fatto sequestrare, nei giorni della caduta del regime, nr 6 pescherecci
donati dall’Italia alla Somalia nel 1981. Le imbarcazioni avrebbero
raggiunto Gjbuti e successivamente noleggiate da una società di Gaeta.
Infine il Mugne sarebbe stato il referente della cooperazione ai tempi
dell’allora ministro De Michelis». 
Secondo l’incaricato italiano per la Somalia, Francesco Sciortino, queste
sarebbero «voci». È vero, anche, che le informative non sono condanne,
ma, in ogni caso, certificano che ci sono più che sospetti sull’attività
di armatore di Omar Said Mugne. Delle due una: o i servizi segreti italiani
non hanno informato l’ambasciatore, oppure la lettera di Francesco Sciortino,
che non è una figura tecnica ma politica, è quanto meno imprudente.