Operazione cheque to cheque

Operazione
CHEQUE TO CHEQUE

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GIUGNO 1996. Una trentina di ordinanze di
custodia cautelare in carcere con l’accusa di associazione per delinquere,
traffico di armi e di materiale radioattivo, oro e titoli di credito
sono state eseguite nei confronti di cittadini italiani e stranieri
nell’ambito dell’inchiesta “Cheque to cheque”, condotta dalla Procura
di Torre Annunziata sulle organizzazioni internazionali dedite al riciclaggio
di danaro. Nel corso dell’operazione dei carabinieri sono state eseguite
oltre duecento perquisizioni in tutta Italia ed invitate una ventina
di informazioni di garanzia. Tra i destinatari vi sarebbero il leader
dei nazionalisti russi Vladimir Zhirinovski, l’arcivescovo di Barcellona
Ricard Maria Charles, il notaio di Basilea Hans Keung, Licio Gelli ed
il figlio Maurizio, nonché il presunto trafficante di armi Saud Omar
Mugne, imprenditore di origine somala residente in Italia. Quest’ultimo
sarebbe ritenuto collegato con vicende che hanno portato all’omicidio
della giornalista della Rai Ilaria Alpi ed alla strage di Loockerbie.
Gli ordini di custodia cautelare emessi dal gip Tommaso Mirando sono
complessivamente 32, di cui 13 riguardano cittadini stranieri residenti
in Germania, Slovenia, Canada, Francia, Austria, Olanda e Svizzera.
Sono stati inoltre notificati 31 avvisi di garanzia per reati che vanno
dal riciclaggio di denaro, al traffico di armi e materiale radioattivo,
all’intermediazione valutaria abusiva, al contrabbando di titoli di
credito. Tra i destinatari delle informazioni di garanzia figura il
professore di diritto economico dell’Università di Barcellona, Ignazio
Sala. Le perquisizioni eseguite, circa 150, sono state compiute tra
l’altro nelle abitazioni di Gelli e nelle sedi della società “Scifco”,
e della impresa “Edilter” di Bologna, collegate a Said Omar Mugne (è
ritenuto dagli inquirenti “vicino” all’ex segretario del Psi Bettino
Craxi e titolare di società che operano nel settore della Cooperazione.
L’imprenditore Mugne, residente a Bologna, è accusato di traffico internazionale
di armi. Secondo quanto emerso dalle indagini sarebbe collegato alla
compravendita di armi tra Paesi dell’Est europeo, l’Italia e l’Africa
sulla quale stava indagando la giornalista Ilaria Alpi. Sulla stessa
vicenda, a quanto si è appreso, avrebbero lavorato alcuni agenti dei
servizi segreti di diversi paesi, uccisi in circostanze non ancora chiarite
negli anni scorsi. Da alcuni elementi emergerebbe “l’interesse” di Mugne
per il traffico di armi tra gli Stati Uniti e l’Iran, al quale, secondo
i pm sarebbe collegata la strage di Loockerbie, nonché il suo coinvolgimento
nell’acquisto da parte dei Contras del Nicaragua di materiale bellico.)
Il
leader dei nazionalisti russi Zirinowski è accusato di traffico di materiale
radioattivo (mercurio rosso, osmio e plutonio), fornitigli da alcuni
trafficanti della Bielorussia. L’arcivescovo di Barcellona è accusato
di intermediazione valutaria abusiva, per la vendita di 100 milioni
di dollari attraverso lo Ior, la banca vaticana, realizzata con l’intermediazione
del professore Sala e del notaio Keung. Tra i destinatari delle ordinanze
di custodia figura Rodolfo Meroni, socio dello studio Meroni-Muller-Lanter
di Zurigo, legato all’agente della Cia Roger D’Onofrio, arrestato nei
mesi scorsi nell’ambito della stessa inchiesta. Gli sviluppi dell’inchiesta
“cheque to cheque” sono basati, in particolare, sulle rivelazioni di
Francesco Elmo, un “faccendiere” arrestato nell’ottobre 1995, legato
al Sismi e al colonnello Mario Ferraro. Collaborazione è stata offerta
anche dal maggiore dell’Esercito Pierangelo Quinti, coinvolto nell’inchiesta,
da Enrico Urso e da Riccardo Marocco. Questi sarebbero intermediari
che il “ramo italiano” dell’organizzazione utilizzava per il riciclaggio
e la vendita di oro e valuta. L’inchiesta ha messo in luce una “rete”
di rapporti finanziari internazionali realizzati attraverso un meccanismo
denominato “Roll Program” (secondo quanto accertato da un consulente tecnico nominato dai pm
per esaminare la documentazione bancaria sequestrata nel corso delle
indagini, si tratterebbe di un particolare contratto bancario internazionale
che consente ad un “venditore” che ha a sua disposizione un’elevata
liquidità, di cambiare la somma in valuta di un diverso Paese, con uno
sconto compreso tra il 10 e il 15 per cento. “Questo sta a significare
– scrive il gip Miranda nell’ordinanza di custodia – che il venditore
offre, ad esempio, 115 milioni di lire in cambio del corrispettivo di
100 milioni di lire in dollari”. Per realizzare l’affare, tra chi vende
e chi compra vengono inseriti “soggetti dall’estrazione sociale più
disparata che, a fronte di provvigioni, mettono in contatto di punti
terminali della catena” (ANSA).
LA RELAZIONE DEL PERITO : “Tra
le operazioni in oro cui fanno riferimento i documenti presi in esami,
ce n’è una di ammontare notevolissimo, in cui si parla di venti tonnellate,
ma dagli atti emerge una disponibilità di molto superiore”. Questo uno
dei passaggi della relazione preliminare depositata nei giorni scorsi
da perito nominato dai pm della procura di Torre Annunziata, Paolo Fortuna
e Giancarlo Novelli, nell’ambito dell’inchiesta “cheque to cheque”.
“Tale operazione – prosegue il perito, un commercialista professore
di diritto bancario – per come è documentata sembra vera”. “Esiste un
personaggio molto importante – è scritto nella relazione definito “super
Vip” che attraverso una catena di intermediari prevalentemente orientali
vende oro disponibile presso banche europee”. “Non si conoscono i nomi
del venditore e dell’acquirente – prosegue il consulente – ma il fatto
che per la vendita si parli di un “super vip”, fa ritenere credibile
il nome che figura sui certificati di deposito di oro”. Il nome cui
si riferisce il perito è quello di Mr. Soekarno, presumibilmente figlio
dell’ex presidente indonesiano. Mr. Soekarno è salito alla ribalta delle
cronache come finanziere impegnato in grosse operazioni, come l’acquisto
della casa automobilistica inglese Lotus e il tentativo di acquistare
la società italiana Bugatti”. Sulla vicenda i pm hanno avviato accertamenti
per verificare eventuali irregolarità nella transazione. Non è escluso
che gli atti riguardanti l’operazione possano essere trasmessi per conoscenza
alla magistratura britannica. Nel corso della relazione, il perito ricostruisce
anche le fasi dell'”operazione Indonesia”, cui sono interessati “un
gruppo di intermediari nordamericani”. La transazione prevedeva “la
consegna dei titoli rappresentativi dell’oro contro pagamento”. Tale
consegna, a quanto risulta dagli atti, sarebbe stata fatta “presso la
Royal Bank of Canada di Singapore, istituto di credito scelto sia dal
venditore che dall’acquirente”. Complessivamente il tecnico nominato
dai pm ha esaminato oltre cento documenti sequestrati nel corso delle
indagini. Si tratta in particolare di contratti bancari e di “preliminari
di accordo” tra società e singoli personaggi. Alcuni atti sono “in codice”,
ed è stato necessario decodificarli (ANSA -2 giugno 1996)
10 GIUGNO 1996. Trenta grammi di osmio (metallo raro
utilizzato anche per costruire testatenucleari); documenti ritenuti
«interessanti»; conti correnti per circa tre miliardi di lire. E’ quanto
hanno sequestrato i carabinieri nell’agenzia 2 della Banca di Roma di
Mestre, nell’ambito dell’inchiesta «Cheque to cheque» sul traffico internazionale
di armi e riciclaggio. Il sequestro era stato disposto dai pm del tribunale
di Torre Annunziata Paolo Fortuna e Giancarlo Novelli. Sia i conti correnti
sia le cassette con l’osmio sarebbero intestate al latitante Lorenzo
Mazzega e al trafficante internazionale di armi Nicolas Oman, l’uomo
che secondo gli inquirenti avrebbe avuto contatti con il leader nazionalista
russo Vladimir Zhirinovsky. Gli sviluppi dell’operazione sono collegati
alle rivelazioni del faccendiere Francesco Elmo, che da mesi sta collaborando
con i magistrati della procura di Torre. Sarebbe stato Elmo a fare riferimento
all’osmio, materiale che avrebbe notato durante la permamenza nel castello
di Bland, in Slovenia, dove si trovavano Oman e il leader nazionalista
russo. Tra il materiale sequestrato vi sono anche 14 carte di credito
e documenti relativi alla donazione di un gruppo elettrogeno alla Croazia
attraverso un centro della Caritas. Un decreto di sequestro di tutti
gli eventuali depositi bancari in Italia che potrebbero riferirsi a
Oman e a Mazzega è stato trasmesso dai pm all’Abi, l’agenzia interbancaria
italiana.
24 GIUGNO 1996 Dodici ordini di cattura internazionali
sono stati emessi dai magistrati della Procura di Torre Annunziata nell’ambito
dell’inchiesta “Cheque to cheque” sul traffico di armi, valuta e materiale
radioattivo. Si tratta di provvedimenti di “arresto provvisorio” nei
confronti di persone gia’ coinvolte nelle indagini che, in attesa di
estradizione, saranno eseguiti attraverso le autorita’ di diversi Paesi.
Tra i destinatari figurano l’avvocato svizzero Rodolfo Meroni, il notaio
viennese Franz Helm, lo sloveno Nicholas Oman ed il canadese Dennis
Moorby.