Qualcuno ha taciuto?

L’OMICIDIO
DI ILARIA ALPI E MIRAN HROVATIN
I servizi segreti sapevano?
«Si
è appreso che presso il porto di Livorno avrebbe fatto scalo, per lunghi
periodi, un peschereccio battente bandiera somala di colore bianco,
di proprietà della Shifco, che sarebbe in realtà stato utilizzato per
un traffico internazionale di armi». La nota fa parte di una scheda
riservata del Sismi, il servizio segreto militare, datata maggio-giugno
1993. Non è l’unica. Il Sismi segnala in altre tre occasioni che i pescherecci
donati dalla cooperazione italiana sarebbero stati usati per trasportare
armi. Altre note vengono dal Sisde, il servizio segreto civile, e si
riferiscono al porto di Livorno e ai traffici d’armi.
C’è
di più. A pochi mesi dall’omicidio, avvenuto il 20 marzo 1994, dei due
giornalisti Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, il Sisde redige un appunto
riservato sull’argomento, indicando i «probabili mandanti del duplice
omicidio»: «Secondo notizie provenienti dalla Somalia», vi si legge,
«la nave della cooperativa italo-somala “Somalfish”, sequestrata a suo
tempo a Bosaso, avrebbe in precedenza trasportato armi di contrabbando
per la fazione Ssdf di quella città. Quanto sopra sarebbe emerso nel
corso dell’ultimo servizio effettuato dalla giornalista italiana Ilaria
Alpi». La nota indica i nomi di quattro persone, l’arrivo a Mogadiscio
di uno di loro il 17 marzo e la fuga a Nairobi subito dopo il delitto,
«per sottrarsi all’inchiesta».
Ancora
una volta si pongono sul caso Alpi-Hrovatin inquietanti interrogativi:
queste informazioni sono state tempestivamente girate agli organi di
polizia? E perché, se il Sismi ne era in possesso, il suo responsabile
per la ricerca all’estero, generale Luca Raiola, il 4 ottobre 1995 davanti
alla Commissione d’inchiesta sulla cooperazione non ne fa menzione e
definisce, invece, la Shifco «una di quelle meravigliose società formatesi
agli albori della cooperazione»? È stato appurato, infine, se è vero
quanto sostenuto dall’autista di Ilaria Alpi di fronte all’autorità
giudiziaria di Roma, e cioè che sul posto dell’omicidio vi erano due
agenti dei servizi, che l’autista indica solo con i nomi di Alfredo
e Fortunato? Sulla
flotta della Shifco si addensano altre ombre: nelle mani dell’autorità
giudiziaria vi sarebbero dichiarazioni secondo le quali tali navi, oltre
al trasporto delle armi, sarebbero dedite al traffico di rifiuti e di
scorie radioattive. Anche queste informazioni erano sfuggite al Sismi?