Esclusivo – parla il generale Fiore

ESCLUSIVO – Parla il generale Fiore.
LA MIA SOMALIA «La
Commissione Gallo ha concluso che gli episodi di violenza furono sporadici»,
dice il generale Carmine Fiore, «dunque non ci può essere responsabilità
dei comandi». «Sono orgoglioso dei miei soldati».
Generale
Fiore, è soddisfatto dei risultati raggiunti dalla Commissione Gallo?
«Dopo
undici mesi e l’audizione di centinaia di persone, mi sembra che abbia
fatto un buon lavoro. Ma non condivido le conclusioni per quanto riguarda
le responsabilità. Noto una contraddizione quando affermano che gli
episodi di violenza sono stati sporadici e localizzati e poi che talvolta
l’azione di comando è risultata inadeguata e addirittura carente. Io
mi associo ai miei ufficiali, mi assumo la responsabilità di tutto quello
che è stato fatto. Se ci fosse stato uno scenario diffuso e non singoli
episodi sporadici, la colpa sarebbe anche mia. Ma non è stato così,
lo dice anche la Commissione. E poi, possibile che i giornalisti presenti
non si siano accorti di nulla? E che i volontari delle Ong abbiano molto
apprezzato il nostro lavoro?».Ci
sono inchieste in corso e il ministro ha annunciato dodici provvedimenti
amministrativi e disciplinari. «La
responsabilità penale è personale, sarà la magistratura a giudicare
i singoli episodi. Non conosco i provvedimenti che il ministro intende
adottare, quando li avrò conosciuti chiederò di essere punito pure io.
Episodi di violenza, anche sporadici, non sono mai venuti fuori, nemmeno
nei “briefing” serali con i miei diretti sottoposti».Potrebbero
averglieli taciuti? «Bisognerebbe
vedere se le eventuali notizie sono arrivate a qualche mio diretto sottoposto.
Tutti sapevano che avrebbero pagato molto caro un atto di violenza.
Abbiamo denunciato e rimpatriato soldati solo perché dormivano durante
i turni di guardia».Ci
sono stati casi di detenzione e uso di droga? «Abbiamo
rimpatriato parecchi soldati per questo, ma nessun ufficiale».E
traffici di avorio e di oggetti d’arte? Si è parlato di intere casse
di materiale.’
«Casse
di roba proprio no. Il materiale veniva controllato sia alla partenza
sia all’arrivo. Una sola volta, durante il mio comando, un ufficiale
è stato trovato con un pezzo d’avorio. Si è beccato una multa di sei
milioni e una denuncia all’autorità giudiziaria».La
Commissione non aveva poteri investigativi e si è fermata davanti
al segreto istruttorio. Come nel caso del maresciallo Aloi.«Ma
Aloi aveva rilasciato molte dichiarazioni ai giornali, c’erano elementi
su cui lavorare, altrimenti perché la Commissione è andata avanti? A
mio parere Aloi è stato pilotato da ambienti che hanno interesse a colpire
le Forze armate. Certe sue interviste televisive sono capolavori di
recitazione. Certe dichiarazioni sono inverosimili. Se Ilaria Alpi avesse
fotografato uno stupro perché non l’avrebbe denunciato?».E
la firma falsificata rilevata dalla Commissione? «Il
sottufficiale in questione ha però detto che il contenuto del documento
è vero anche se la firma non è sua. L’episodio è al vaglio della magistratura».Il
presidente Gallo ha dichiarato che la parte della relazione dove
si parla delle responsabilità dei vertici militari è stata redatta
da “tecnici”, cioè dai militari membri della Commissione. Come interpreta
questa affermazione? «Chi
sottoscrive un documento se ne assume tutta la responsabilità».Lei
è stato accusato dalla signora Alpi di essere bugiardo e inaffidabile
perché, in una lettera, ha scritto cose non vere. Lei l’ha querelata
ma due tribunali le hanno dato torto. «Per
una serie di circostanze singolari sia in primo grado sia in appello
i pubblici ministeri che avevano accettato la mia denuncia sono stati
sostituiti all’ultimo minuto da altri che hanno deciso di non procedere
perché il fatto non costituisce reato. Il procuratore generale di Brescia,
che aveva accettato il mio ricorso in appello, ha poi rifiutato di andare
in Cassazione. Sono elementi che perlomeno lasciano perplessi».Ma
lei nella lettera ha mentito? La sentenza dice che ha «travisato
i fatti per offrire un’immagine di efficienza dell’esercito, nella
specie immeritata».«Non
ho mentito. Ho scritto delle imprecisioni, non sostanziali, che comunque
avrei voluto chiarire in tribunale. Ma non ho potuto perché siamo arrivati
solo all’udienza preliminare, dove non vengono ascoltati i testimoni.
La denuncia è stata un modo per cercare di avere un dialogo con la signora,
ma quel dialogo mi è stato sempre negato». Ma
perché ha scritto delle imprecisioni? E perché in un successivo
rapporto ai suoi superiori dice, invece, la verità? «Ho
scritto la lettera basandomi su ricordi. Ma quello stesso giorno sono
comparse sui giornali le accuse dei signori Alpi. Così ho chiamato i
miei collaboratori, ho controllato i rapporti, ho chiesto chiarimenti
alla Marina e all’Aeronautica e ho scritto la relazione che ho mandato
al capo di Stato Maggiore e al gabinetto del ministro. È così importante
dire che i carabinieri hanno prelevato il corpo quando, invece, hanno
raggiunto la macchina che lo trasportava lungo la strada? Anche la Commissione
Gallo ha concluso che il contingente si è prodigato per soccorrere Miram
e Ilaria».Perché,
però, dire che sono stati i carabinieri a raccogliere in albergo
gli effetti personali quando invece sono stati due giornalisti e
Giancarlo Marocchino? «Per
sintesi. Riconosco che è un’imprecisione ma non è fondamentale. Erano
lì, hanno chiesto di andare e d’altronde hanno solo preso il materiale,
l’inventario è stato fatto a bordo. Recuperare i bagagli non c’entrava
nulla con l’omicidio». Marocchino
è una persona chiacchierata. Anche il colonnello Raiola del Sismi
ha detto di aver ordinato ai suoi uomini di non avere contatti con
lui. «A
noi Marocchino ha reso, per altro ben pagato, importanti servizi logistici
e informativi. Non conosco Raiola, ma secondo me anche il Sismi si è
appoggiato a Marocchino».Lei
sa che i certificati e le foto fatti a bordo della nave dai medici
militari sono rimasti negli archivi della Marina per due anni? «L’ ho
letto e mi sembra strano visto che c’era un’inchiesta. Come cittadino
mi preoccupa anche il fatto che a interrogare i medici per la prima
volta sia stata la Commissione Gallo».Durante
la missione c’è stato il tentato omicidio di Franco Oliva, funzionario
della Cooperazione italiana. Chi ha deciso il rimpatrio precipitoso
che ha rischiato di ucciderlo? «Non
io. La decisione fu presa dalla Cooperazione, perché c’era un aereo
in arrivo per riportare in Italia un soldato colpito da malaria». Generale,
è pentito di essere stato in Somalia? «Sono
fiero della missione, rivivrei quei mesi nonostante gli anni di amarezze
che ne sono seguiti. E sono orgoglioso dei miei soldati».

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«E sulla Marina non una parola» Dottor
Alpi, cosa pensa dell’esito della Commissione Gallo? «Prima
fanno una sorta di santino di Ilaria, poi tentano di dimostrare che
il colpo l’ha uccisa immediatamente per scagionare l’esercito dall’ccusa
di mancata assistenza. Ma c’è un video che testimonia che Ilaria era
ancora viva. In ogni caso loro non sapevano se fosse viva o morta».Il
generale Carmine Fiore ne esce completamente scagionato.«Eppure
ci sono le sentenze del tribunale che assolvono mia moglie Luciana.
È detto chiaramente che il generale scrisse quello che avrebbe dovuto
fare e non ha fatto. L’onorevole Anselmi ha avuto da noi, su sua richiesta,
la motivazione della sentenza e quindi sapeva che cosa è stato scritto
sul generale. Ma è anche vergognoso che non ci sia una parola sulla
Marina, che tiene per due anni e due mesi nei suoi archivi documenti
importanti».