E l’ufficiale disse: Oggi tocca a te!

Ecco quello che il maresciallo Aloi vide accadere in Somalia. E L’UFFICIALE
DISSE:
OGGI TOCCA A TE.
Violenze,
stupri, rappresaglie, traffico d’armi e di scorie. E i contorni agghiaccianti
della morte di Ilaria Alpi.
È tutto nel “memoriale Aloi”. Eccolo, il
famoso memoriale Aloi. Per questo blocco di pagine scritte a mano, la
Commissione Gallo ha prolungato i lavori per 9 mesi e una serie di procure
sta indagando sugli episodi descritti. Ne pubblichiamo in esclusiva
alcuni brani. I comandanti
«Ogni sera è un “briefing” nella sala operativa al quale partecipano tutti
i capi cellula e i vertici del contingente italiano per fare il punto
della situazione e prendere provvedimenti adeguati».
Giochi di
guerra «Tra i carabinieri
si dice che giorni addietro il tenente giocherellando imprudentemente
con una bomba al fosforo di fabbricazione russa all’interno dei locali
adibiti a ricovero del personale, ha fatto in modo che questa esplodesse
accidentalmente creando scompiglio e non poca paura tra i presenti…
Tuttavia con la complicità di qualche fedele “lecchino” è riuscito a
coprire questo, facendo credere tempestivamente che la bomba era stata
lanciata dall’esterno da alcuni somali faziosi».
Desaparecidos
«Mi è stata
richiesta la scheda di un prigioniero (Aloi si occupava anche della
schedatura degli arrestati [ndr] ) detenuto nel campo di Johar
da … che è entrato nel mio ufficio e impreca “la devono finire” e ripercorrendo
il corridoio inferocito si allontana verso la sala operativa. Chiedo
spiegazioni: pare che il somalo … sia deceduto a seguito di maltrattamenti
pesanti subiti. (…) L’aria è pesante anche perché pare che non sia
la prima volta e qualcosa mi dice che non sarà nemmeno l’ultima. Infatti
scopro che quando vengono arrestate delle persone, subito viene data
la notizia via radio, e non sempre. In un secondo tempo vengono trasmesse
le previste schede che, però, se il prigioniero decede prima a seguito
dell’interrogatorio al quale viene sottoposto, non vengono affatto compilate.
Se invece la scheda è stata già trasmessa al comandante del campo ne
richiede la restituzione a qualche suo collega di grado presso il comando,
a mo’ di favore personale, affinché la cosa non trapeli. (…) Le cose
non vanno poi esattamente così come vorrebbe il comandante responsabile
dell’accaduto poiché essendo l’occorso di una certa gravità diviene
oggetto di discussione al “briefing ” soprattutto per uno sgravio
di responsabilità individuale, ottenendone un commento nel consiglio
se non altro a scopo di ammonimento per il futuro».
Bandiera
e saluto «Al comando
c’è aria di tensione come al solito poiché pare che qualche militare
si sia lamentato delle angherie subite per non aver aderito alla cerimonia
dell’alzabandiera ritualizzata con l’adozione del saluto romano davanti
a una delle tante pietre miliari distribuite lungo la strada Imperiale
con scolpito il fascio littorio».
I budelli
neri «Sono sconvolto.
Questa sera andando a trovare Ilaria (Alpi, [ndr]) sento degli
urli, sembrano di donna. Cerco di individuarne la provenienza, trovandone
poco dopo la fonte. Mi avvicino molto prudentemente con la canna lunga
imbracciata e sbirciando da un pertugio nella parete di una costruzione
apparentemente abbandonata, procurata sicuramente da un colpo di arma
pesante, vedo all’interno del locale, nella tenue luce prodotta da una
lampada a combustibile, alcuni ufficiali. (…) Il cuore mi batte forte,
non per la loro presenza ma per ciò che sto vedendo. Non credo ai miei
occhi. Corre voce da tempo, infatti, che molti tra i quadri permanenti
si portano in posti evidentemente noti denominati “budelli neri”, con
chiaro riferimento ai luoghi dove le donne di colore si prostituiscono,
se così si può dire. In quel Paese ormai le donne si concedono a chiunque
in cambio di alimenti per nutrirsi e di quant’altro necessario per la
vita quotidiana. (…) Uno di loro, che nel gioco di ombre non riesco
a vedere, afferra una bottiglia e va verso una giovane ragazza che sicuramente
non raggiunge la maggiore età. È sdraiata. Mi rendo conto che è legata
mani e piedi con delle funicelle di paracadute. (…) Lentamente il
militare appoggia il collo della bottiglia sul suo corpo nudo facendolo
scivolare fino alla vagina, lì si ferma e spinge con forza la bottiglia.
La bottiglia non entra, la ragazza urla. (…) Alcune donne, forse non
fidandosi del comandante dei Carabinieri del Porto Vecchio, nell’immediata
vicinanza del quale si vocifera avvengano parte delle violenze, si presentano
all’ex ambasciata chiedendo della polizia militare. Il carabiniere di
servizio alla porta, ignaro, le accompagna nel mio ufficio dove queste,
terrorizzate e munite a volte di referto medico, manifestano a volte
la volontà di denunciare stupri e abusi nei confronti loro e di minori
da parte di militari italiani. Io informo del fatto il comandante del
distaccamento dei carabinieri preposto all’MP che si identifica nel
capitano …, il quale manda puntualmente il tenente … che, presa
la denunciante per i capelli, dopo averla trascinata fuori, la malmena».
Il gioco
della bottiglia «Ci incamminiamo
(Aloi e Ilaria Alpi, [ndr]) in silenzio, scorgiamo alcune donne
somale vicine una all’altra. Sembrano terrorizzate come se sapessero
che cosa le attende. C’è un gruppo cospicuo di militari, tutti ufficiali
e qualche sottufficiale. (…) Uno di questi, mi sembra il tenente …,
tira fuori una bottiglia, la mette in terra e dispone le donne somale
a cerchio intorno alla bottiglia strattonandole e prendendole a calci.
Poi la fa ruotare. “Oggi tocca a te”, dice … rivolgendosi alla donna
indicata dal collo della bottiglia che si trova sulla destra. Afferra
la donna per una mano e tirandola violentemente a sé la sbatte su un
vecchio tavolaccio sconquassato e mentre altri che non conosco la tengono
per i polsi e le caviglie, un altro che non conosco si fa avanti dicendo
che oggi tocca a lui iniziare».La pista
dei traffici «Pare che
abbia anche scoperto traffici di armi che dall’Est, passando per l’Italia
attraverso un corrispondente, giungono nel Nord della Somalia, distribuendosi
capillarmente in tutto il Paese. Ilaria probabilmente ha scoperto uno
dei canali che vengono utilizzati per il traffico delle armi e che è
lo stesso che serve a società di vari Paesi tra cui l’Italia, allo smaltimento
di scorie radioattive. (…) Andando lungo la strada dei pozzi, dice,
passa per i porti di Bosaso (il traffico di armi e di scorie) e di Merka.
Poi con la complicità di … che fornisce i mezzi per gli scavi, moltissimi
fusti di rifiuti tossici vengono interrati. I trasporti, inoltre, avvengono
su navi fornite dalla Cooperazione italiana sia per le armi che per
i fusti».
Raid punitivi
«Mentre sto
facendo la doccia al campo degli incursori sento parlare anonimamente
e a un certo punto una voce dice testualmente: “Non basterà tutta la
popolazione somala a pagare la morte di Stefano. Sarà un semplice controllo
demografico della popolazione. Queste m… devono morire tutte”. (…)
Vedo uscire in gran fretta un blindato 6616 degli incursori. Incuriosito
lo seguo a distanza e con mio grande stupore percorrendo le strade affollate
di somali vedo tra la gente persone che si accasciano al suolo tra lo
stupore di tutti. Perplesso cerco di capire e a un certo punto noto
le canne dei fucili spuntare dalle feritoie della blindo. Sparano con
fucili silenziati o cartucce subsoniche».