L’impresa della paura: da Padova a Eboli, viaggio tra chi sfrutta la xenofobia

L’impresa della paura: da Padova a Eboli, viaggio tra chi sfrutta la xenofobia

Le ronde di Padova, la crisi economica di Rimini, lo sfruttamento ad Eboli: alla sedicesima edizione del Premio Ilaria Alpi, tre reportage di CityLab.tv, un progetto di giornalismo partecipativo promosso dall’Associazione Ilaria Alpi e da Agora Vox Francia, raccontano le paure verso gli stranieri.

Padova, quartiere Arcella, il ghetto degli immigrati nella città veneta. Una volta si incontravano solo “visi bianchi”, oggi in netta minoranza. “Ronde e kebab” è un viaggio tra gli abitanti e i loro umori, tra i rondisti fai-da-te e i nuovi cittadini. E racconta l’ambivalenza e la complessità del tema, dove non è possibile né condannare chi ha paura, né lasciare che ci si abbandoni ad essa.

Dalla sala del Palazzo del turismo di Riccione, Sergio Cantone di Euronews modera il dibattito tra Ilvo Diamanti – sociologo, saggista e opinionista di Repubblica – e il criminologo dell’Università di Bologna Dario Melossi. “È un errore sostenere che la paura non ha ragione e che la xenofobia è un male dislocato solo in certi luoghi, ma lo è anche credere che sia un male incurabile. Nel caso specifico dell’Arcella, bisogna affrontare una crescita del tasso d’immigrazione che ha toccato il 1000% e che, ovviamente, crea apprensione nella comunità”.

“Non si possono comparare cittadini immigrati e cittadini italiani – aggiunge il professor Melossi -. Dati statistici mostrano che gli immigrati a piedi vengono fermati dalle forze dell’ordine con una frequenza dieci volte superiore rispetto agli italiani. E’ logico che la rete di controllo sugli stranieri sia più potente ed efficace. Inoltre, le nuove leggi disincentivano l’immigrazione regolare e di conseguenza promuovono meccanismi alternativi, più rapidi ma illegali”.

Senza rete” è invece il titolo del reportage sulla crisi nella costa romagnola. Il padre di una famiglia albanese di Rimini ha appena perso il lavoro. Le condizioni in cui abitano sono sempre più precarie e i soldi bastano a malapena per dar da mangiare ai due figli piccoli. “Le complesse condizioni economiche – spiega Diamanti – hanno incrementato il timore per gli stranieri, visti come rivali per i pochi posti di lavoro, ma ciò non ha eliminato il timore per la propria sicurezza fisica”.

Per Diamanti, le leggi italiane peccano di miopia: “Trattano sempre gli stranieri come persone di passaggio. Il momento peggiore, invece, sarà proprio quando se ne andranno perché il loro contributo per il Pil italiano è già fondamentale”. Per non parlare della questione delle seconde generazioni: “Oggi chi nasce in Italia in una famiglia extracomunitaria, è straniero due volte: nel Paese dove è nato e in quello dove sono nati i suoi genitori, perché non lo ha mai conosciuto”, evidenzia Melossi.

Il terzo reportage del progetto CityLab.tv è “Non solo Cristo si è fermato ad Eboli”. Racconta le storie dei “fantasmi” marocchini che abitano le baraccopoli attorno a San Nicola Varco, nel salernitano. Braccia sfruttate dai caporali nei campi. Una situazione paradossale, nata da condizioni opposte rispetto alla crisi: la penuria di manodopera rispetto alla quantità di lavoro a disposizione.

“La prevaricazione sugli immigrati – sostiene Melossi – aumenta dal momento in cui non ne si riconoscono i loro diritti fondamentali. Nessuno li difende e nemmeno loro possono farlo”. Emerge una geografia sociale della paura, in cui le caratteristiche sensibili – le elenca Ilvo Diamanti – sono: l’età, gli anziani hanno più paura; il livello di istruzione, chi ha fatto più studi e meno condizionabile dalle rappresentazione esterne; la posizione economica; le relazioni sociali e l’esposizione alla tv.

In questo processo, anche i media svolgono un ruolo fondamentale. Ilvo Diamanti ricorda infatti come nel biennio 2007-2008 si sia raggiunto l’apice dell’informazione sui fatti criminali. E si chiede: “Perché esporre l’opinione pubblica a queste tematiche ciclicamente? Ipotizzo una risposta: perché nel 2008 ci sarebbero state le elezioni”. Quell’anno, la Lega Nord prese il 8,3% dei voti. Nel 2006, solo il 4,5%”.