Premio Ilaria Alpi, da Tangentopoli a Spatuzza: Davigo, Ingroia e Di Pietro discutono di legalità

Premio Ilaria Alpi, da Tangentopoli a Spatuzza: Davigo, Ingroia e Di Pietro discutono di legalità

Sono trascorsi 18 anni dallo scandalo di tangentopoli, la tormenta giudiziaria che ha chiuso una stagione politica aprendo all’ascesa della seconda repubblica. Una perpetua fase di transizione in cui si è operato “il tentativo di restaurazione di un sistema illegale”. Parola di Piercamillo Davigo, magistrato consigliere in Corte di cassazione, nei primi anni ‘90 protagonista del pool milanese insieme ad Antonio Di Pietro.

Il Premio Ilaria Alpi, che da sedici anni ricorda l’impegno professionale di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin uccisi in Somalia il 20 marzo 1994, ha ospitato al Palazzo dei congressi di Riccione – davanti ad oltre cinquecento persone – politici, giornalisti e magistrati per ragionare sul rapporto fra informazione, istituzioni e giustizia (qui la galleria fotografica della serata). Una parabola che partendo dalle tangenti ai partiti e la corruzione di una generazione di uomini politici, arriva fino alle dichiarazioni del pentito Spatuzza e alle più recenti indagini sul rapporto mafia/Stato. “La decisione che nega il programma speciale di protezione al collaboratore di giustizia Spatuzza, operata della Commissione del Viminale – sottolinea il Pubblico ministero della procura antimafia di Palermo, Antonio Ingroia – Evidenzia le contraddizioni della legge sui pentiti. O si cambia la norma o il modo in cui è stata applicata in questo caso non è corretto”.

Il Pm siciliano non può approfondire temi che riguardano la trattativa fra Cosa nostra e istituzioni, indagini che sta coordinando dal suo ufficio di Palermo e che troveranno riscontro nella sua prossima requisitoria. Ma a collegare la geografia del malaffare, fra politica, impresa e mafia, è Antonio di Pietro: “Al tempo di Tangentopoli pensavamo, a ragione, di trovare in Vaticano lo snodo finanziario dal quale passavano i flussi non sempre trasparenti di denaro fra nord e sud. Ma nelle indagini quello fu un punto morto, dal Vaticano non abbiamo mai ricevuto alcuna informazione utile. Se avessi avuto allora a disposizione l’archivio che il giornalista Gianluigi Nuzzi ha pubblicato sul libro “Vaticano spa” (Chiarelettere, 2010 ndr), forse oggi sarei ancora un magistrato”.

Il “tentativo di restaurazione del sistema illegale” sottolineato da Piercamillo Davigo, per Di Pietro si traduce nella “ingegnerizzazione del sistema”: “La politica si costruisce delle leggi ad hoc per impedire che giustizia ed informazione la controllino. Aldo Brancher, Il nuovo ministro nominato dal governo per coordinare il federalismo, rappresenta un esempio evidente: condannato in primo e secondo grado di giudizio, è stato poi prosciolto in Cassazione dopo la depenalizzazione del reato di falso in bilancio”. Ed è in questo meccanismo che il leader dell’Idv prevede le difficoltà che avranno i magistrati nel sbrogliare la matassa dello scandalo grandi appalti; un insieme di favoritismi, lobby e norme che istituzionalizzano l’eccezione alla regola. Un disegno che Di Pietro non esita a definire piduista.

Il post-tangentopoli fu una mancata occasione di ammodernamento del Paese – aggiunge il giornalista del Corriere della Sera, Sergio Rizzo -. Inoltre, se nel ‘92 la stampa aveva la forza per resistere ai tentativi di “bavaglio”, raccontando senza timori e trasversalmente le cronache giudiziarie, oggi le viene impedito persino di pubblicare atti pubblici come le intercettazioni”.

Sul rapporto fra media e giustizia ragiona anche Antonio Ingroia: “I cittadini sono disorientati dall’assenza diffusa di buona informazione, anche in considerazione della scarsa pluralità dei media. Con internet è possibile dare una spinta dal basso, ma bisogna anche stare attenti alle sovraesposizioni mediatiche foriere di illusioni: ad esempio, il circuito informativo costruito qualche mese fa attorno alla deposizione del mafioso Graviano era del tutto fuori luogo. Il fatto che non avrebbe mai confermato le dichiarazioni di Spatuzza era prevedibilissimo”.