Una mattina con l’Unità mobile: la redazione di vetro dove si guarda dentro

Una mattina con l’Unità mobile: la redazione di vetro dove si guarda dentro“I giornali devono essere case di vetro. Dobbiamo arrivare all’opinione pubblica per quelli che siamo”. Così, stamattina, Concita De Gregorio apre la riunione di redazione del quotidiano da lei diretto, l’Unità. Ma stamattina non è in redazione: si trova a Villa Mussolini, Riccione, al Premio Ilaria Alpi. I suoi colleghi sono in collegamento via Skype: l’Unità è “mobile”.

Andrea Vianello ha definito l’incontro “un esperimento di giornalismo trasparente”, in cui si mostra al pubblico come si costruisce un quotidiano. Così, attraverso il confronto tra Roma e Riccione, domande, spunti, risposte, le pagine dell’Unità di domani si riempiono pian piano. Ampio spazio verrà dato al ddl intercettazioni e al muro contro muro che ha innescato all’interno della stessa maggioranza. “Bossi stesso ha ricordato che le reali emergenze del Paese sono altre”, ricorda il condirettore Giovanni Maria Bellu, in collegamento da Roma.

L’Aquila torna d’attualità: alle macerie si sommano mille tonnellate di rifiuti ancora da smaltire. Avvisaglie che ricordano pericolosamente il caso campano. Gli esteri apriranno invece sull’annuncio israeliano di allentare l’embargo contro Gaza. La sezione economica sarà incentrata sulla rivolta di sindaci e regioni scatenata da Roberto Formigoni, presidente della Lombardia, nei giorni scorsi.

Al centro del giornale, uno speciale estraibile dedicato al Premio Ilaria Alpi. “Nel luogo simbolo del giornalismo d’inchiesta e trasparente, l’Unità vuole testimoniare il suo impegno e la sua voglia di partecipare”, spiega Concita De Gregorio. Che poi torna a parlare del ddl intercettazione: “Troppo spesso i giornalisti dimenticano che il pericolo maggiore riguarda la magistratura: il bavaglio al giornalismo ne è un corollario”. E aggiunge: “Restare uniti sotto i riflettori pone noi giornalisti meno in pericolo. Dobbiamo ricordarci che la pluralità è un valore. A prescindere dalle differenze politiche, giochiamo tutti nella stessa metà campo”. Dall’altra sta il potere, in ogni sua forma.