Premio Ilaria Alpi, a Riccione la buonanotte la dà Zoro: “Altro che cazzeggio, parleremo di attualità senza censure”

Premio Ilaria Alpi, a Riccione la buonanotte la dà Zoro: “Altro che cazzeggio, parleremo di attualità senza censure”Arriva dal web la voce che ogni sera darà la buonanotte al Premio Ilaria Alpi: da mercoledì 16 giugno a venerdì 18, a Villa Mussolini dalle 23, Zoro, blogger di successo che all’anagrafe fa Diego Bianchi, ripropone “Tolleranza Zoro”, il suo spazio di approfondimento e commento che ha divertito e fatto riflettere indifferentemente gli utenti di Youtube e i telespettatori di “Parla con me”, il programma di Serena Dandini su Rai3.

Cosa sarà “Tolleranza Zoro” al Premio Ilaria Alpi?
“Sarà uno spazio che gestirò insieme ad Antonio Sofi. Parleremo degli argomenti della giornata, partendo dall’attualità, da come è stata gestita dai telegiornali ad esempio, visto che l’orario ce lo consente. Poi io sarò in giro tutto il giorno con la mia telecamera a riprendere, sicuramente dai video nasceranno degli spunti. Di sicuro vogliamo il dibattito, gli interventi: non siamo tipi da salire in cattedra, meglio sicuramente una discussione collettiva”.

Un ricordo di Ilaria?
“Come quasi tutti l’ho conosciuta dalla cronaca. Purtroppo per quanto abbia provato a informarmi ne so sempre meno di quanto vorrei. Di sicuro è palpabile che si tratta di una vicenda legata a un lavoro fatto troppo bene. Sono situazioni eroiche ma normali, di chi facendo il proprio mestiere è arrivato troppo vicino a delle verità scomode. Basta solo che Ilaria e tutti gli altri che hanno sempre lavorato come lei non servano solo a lavare la coscienza, a dire ‘fortuna che ci sono loro’, sentirsi più tranquilli e poi finita lì”.

Dal web sei arrivato alla tivù e ai giornali: il tuo è un percorso “normale” o pensi che lo possa diventare a breve?
“Posso solo fare un ragionamento a posteriori, dato che il mio percorso è stato tutto tranne che pianificato. Ho aperto il mio blog per sperimentare questo strumento appena uscito, anche per lavoro. Poi a un certo punto ho iniziato a fare video, che avevano tutto tranne i requisiti per essere ‘virali’. Però il loro successo lo hanno avuto, la gente li guardava: ha confermato la mia personale opinione che sia il contenuto la cosa più importante, se c’è quello la gente guarda video anche di mezz’ora”.

Qual è la situazione oggi dell’informazione online?
“Se si pensa all’informazione online, si pensa subito alla possibilità di fare la cosiddetta controinformazione, quella libera, specialmente adesso che l’informazione ufficiale è così politicizzata e lottizzata. Lo spazio per l’informazione sul web c’è, ed è in aumento. Poi dipende da quanta voglia e quanto coraggio di fare controinformazione ci sono. Forse ci si aspettava tutti un po’ di più dalla rete: il problema è che business e informazione di qualità, cioè con notizie più originali della media, non vanno d’accordo. E allora per avere più visite si va sul sicuro e si parla di Britney Spears”.

Come si passa da un canale su Youtube a Rai3 con lo stesso prodotto?
“Basta non pensarci. Io facevo i video per il mio lavoro, ragionavo sull’attualità e sulla politica con il mio formato. È chiaro che c’è una certa differenza tra produrre un contenuto per diecimila persone quando ti va e invece dovere produrre ogni settimana, e per un milione di persone. Quando mi è arrivata la proposta di ‘Parla con me’, ho fatto solo tre richieste: poter parlare degli argomenti che volevo io, poter continuare a lavorare coi miei strumenti (avrei potuto fare certe richieste televisive, dallo studio alla troupe magari, ma avrei snaturato il prodotto) e poter pubblicare i miei contenuti su internet, magari anche in versione più integrale rispetto ai normali adattamenti televisivi. Ottenute queste tre rassicurazioni il salto è stato facile”.

Tra i vari media dove si lavora meglio?
“Io in verità in qualunque formato riesco a mantenere la mia autonomia, ed è sicuramente una gran fortuna. Sarà che ufficialmente non sono un giornalista, ma posso muovermi liberamente, senza censura, con lo stesso approccio in ogni situazione. Poi magari sembra che cazzeggio, e invece sono più serio di quanto la gente si aspetti. Semplicemente, se mi chiedi una rubrica vuol dire che mi vuoi così, con la prima persona, le parolacce e le storie personali. Che non sono poi nemmeno più cose così assurde, adesso che il modo di scrivere dei blog ha contaminato anche il giornalismo tradizionale”.