Intervista a Lisa Tormena.

Chi ha deciso di intraprendere la carriera del giornalismo sa che il principale obbiettivo di questo mestiere è quello d’ informare. Concetto spesso superato, a volte sostituito, con quello del comunicare. Ma anche comunicare o semplicemente esprimere la propria opinione in alcuni paesi è pressoché impossibile e spesso dietro a repressioni si celano regimi politici totalitari o dittatoriali. Lo sanno bene la giornalista radiofonica haitiana Tcheïta Vital, il blogger paraguayano Enrique Galeano e il giornalista e attivista politico mauritano Oumar Dia. Solo alcuni dei tanti giornalisti in fuga dai paesi di origine a causa delle loro denunce e che hanno trovato rifugio a Parigi nella Maison des Journalistes.

Storie di persecuzione e grande coraggio, raccolte dai due giornalisti forlivesi Lisa Tormena e Matteo Lolletti nel documentario “Liberta’ in esilio”, vincitore al Premio Ilaria Alpi 2009, nella Sezione Produzione. 24minuti per riflettere non solo su un tema attuale come la liberta’ di stampa, ma anche su giornalismo e diritti umani. L’l’idea del documentario, girato a Parigi tra l’aprile e il giugno del 2008, parte dall’esperienza in prima persona di Lisa, che per motivi di studio ha avuto modo di vivere all’interno della MdJ. Il film sarà proiettato questa sera alle 21, presso i locali dell’ExMacello di Gambettola.
Al termine della proiezione, e’ previsto un momento di dibattito e approfondimento anche sul Premio Ilaria Alpi. Saranno presenti alla serata, oltre ai due autori, anche Francesco Cavalli, tra gli organizzatori del prestigioso riconoscimento al mondo televisivo d’inchiesta. Noi abbiamo incontrato Lisa Tormenta che ci hanno raccontato il loro modo di fare giornalismo e i loro progetti.

Libertà di stampa negli ultimi mesi, fa rima con attualità, voi pensate che in un domani a Parigi potremmo trovare anche giornalisti italiani?Ma soprattutto una struttura come quella potrebbe nascere anche in Italia?

“Il progetto di costruzione di una Maison non è morto, tutt’altro. Se ne sta discutendo e pare che qualcosa si stia muovendo, anche grazie all’interessamento del Premio Ilaria Alpi e di numerosi giornalisti. Non sappiamo se un giorno una MdJ nascerà anche in Italia, ma ce lo auguriamo davvero”.

Dopo questo documentario che vi ha regalato il premio produzione Ilaria Alpi 2009, com’è cambiata la vostra vita professionale?
“E’ cambiato l’approccio con il lavoro e con il mondo che ci circonda. Il Premio ci ha onorato tantissimo e, in qualche modo, abbiamo sentito di avere una responsabilità diversa. Stiamo continuando a fare quello che facevamo prima, sfruttando il tempo libero per sviluppare altri progetti. Io (Lisa) ho realizzato un reportage in Marocco, nelle zone di Beni Mellal e Khouribga, sulle migrazioni femminili di ritorno. Il film, in collaborazione con una cooperante internazionale, Gaia Vianello, un operatore e fotografo bolognese, Juan Martin Baigorria, e una giornalista, Elisa Anzolin, è in fase di montaggio.Matteo, invece, si è dedicato al cortometraggio “Meglio per tutti”, diretto insieme a Riccardo Salvetti, e sta realizzando, in collaborazione con l’artista e creativo Marco Camorcia, il book trailer del libro “Pozzoromolo”, romanzo di Luigi Romolo Carrino, di fresca pubblicazione. Insieme, poi, abbiamo realizzato il documentario di apertura del convegno dedicato alla prevenzione e organizzato da Legacoop Forlì-Cesena durante il Macfrut. La nostra vita professionale, insomma, si è arricchita notevolmente, ma che fatica!”

Avete realizzato altri due progetti, di cui uno tratto da un fatto accaduto nelle nostre zone, quanto vi ha coinvolto?quali vi è piaciuto di più? Potete darci qualche anticipazioni?

“In realtà sono due i nuovi documentari legati al territorio. Il primo, recentemente presentato all’apertura del corso di giornalismo a Scienze delle Comunicazioni di Bologna, è dedicato alla triste vicenda di Alberto Mercuriali, 28enne di Castrocaro Terme che si è tolto la vita del luglio del 2007 dopo una denuncia per spaccio e dopo che la sua storia, compresa di elementi sufficienti per identificarlo, era finita sui giornali e sulle locandine del suo paese d’origine. Il film ripercorre la vicenda riflettendo anche su diritto di privacy e dinamiche della stampa locale, quelle dinamiche che hanno poi avuto un esito in questo caso così drammatico.
Il secondo documentario si concentra su plagio e condizionamento mentale, un fenomeno molto più diffuso di quanto non si creda. Filo conduttore del film è la storia di Claudia, vittima di plagio per 10 anni. La vicenda si sviluppa tra Forlì e Savignano sul Rubicone ed è finita, fortunatamente, in tribunale. Il suo aguzzino è stato condannato a 15 anni di carcere in primo grado proprio dal tribunale di Forlì, nel maggio del 2008.”

In Italia è molto duro fare giornalismo d’inchiesta, voi che siete dei giovani giornalisti cosa ne pensate?
“Non credo che in Italia sia difficile fare giornalismo d’inchiesta. Quello che manca, forse, è il tempo e la preparazione necessaria. Penso ad esempio all’ultima puntata di Report, dedicata al forlivese e al caso “Divanopoli”. Era un’inchiesta che ogni giornalista forlivese avrebbe potuto approfondire, così come fatto da Sabrina Giannini. Ma ci sono volute le telecamere di Report per riportare il caso, nato nel 2007 con un’inchiesta della Procura forlivese, alla ribalta. Siamo forse un po’ pigri?O, ancora, ci manca davvero il tempo. Quando si lavora per la carta stampata o per una televisione locale, i tempi sono sempre e ovunque molto stretti e questo non permette di approfondire tematiche che, invece, varrebbe la pena seguire.”

( su gentile concessione dell’Associazione TREeSESSANTA°, Via Roma 62/64 – Gambettola (FC) – Ex-macello comunale)

.