Emergenza cure mediche a Mogadiscio

Medici senza Frontiere (Msf) ha lanciato un appello a tutte le parti in conflitto affinché sia permesso l’accesso alle cure per i profughi di Mogadiscio e libertà di movimento per lo staff medico. "Con bombardamenti e sparatorie che si ripetono ormai quasi ogni giorno a Mogadiscio, le persone che avrebbero bisogno di assistenza medica hanno troppa paura per lasciare le loro case, il personale medico sta abbandonando la città e gli ospedali sono chiusi o appena funzionanti" – ha detto Christophe Fournier, Presidente internazionale di Msf. "I civili non vengono curati per patologie elementari, figuriamoci per le emergenze. La mancanza di rispetto nel permettere ai medici di lavorare e a malati e feriti di ricevere le cure necessarie è scioccante e assolutamente inaccettabile".

Da gennaio Msf ha già curato circa 60mila persone nelle sue strutture ambulatoriali in città e dintorni, ma la mancanza di sicurezza ha impedito all’organizzazione di aprire servizi medici assolutamente necessari per i casi più gravi e gli interventi chirurgici. Da gennaio la violenza a Mogadiscio ha anche provocato l’esodo di centinaia di migliaia di persone dalla città. Dall’inizio dell’anno un totale di oltre 20mila famiglie, circa 125mila persone, sono arrivate nella regione di Afgooye, ad ovest di Mogadiscio e solo nel mese di luglio sono arrivate 5mila nuove famiglie, ovvero 30mila persone. Molti profughi vivono in condizioni disperate con poca assistenza, inadeguato accesso ad acqua e ripari e senza accesso continuato al cibo.

Ieri il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha approvato all’unanimità la proroga per sei mesi della missione guidata dall’Unione africana in Somalia. La risoluzione del Consiglio di Sicurezza sollecita gli stati membri a fornire i mezzi finanziari, il personale, le attrezzature ed i servizi per lo schieramento completo della missione di pace e chiede che il Segretario generale, Ban Ki-moon, si consulti con la Commissione dell’Unione Africana su quale ulteriore sostegno necessiti per la missione. Il Consiglio di sicurezza deve inoltre discutere della proposta per trasformare la missione in una forza Onu. Ma un recente rapporto di Human Rights Watch denuncia l’indifferenza del Consiglio di sicurezza Onu alla crisi in corso. La missione dell’Onu, conosciuta come AMISOM, è stata istituita dal Consiglio nel febbraio scorso ed ha lo scopo di sostenere il dialogo e la riconciliazione nel Paese travagliato dalla guerra.

Dopo gli scontri frontali dei mesi scorsi, Mogadiscio è tornata nelle ultime settimane a essere teatro di quotidiani attacchi ed episodi di guerriglia condotti da gruppi antigovernativi – riporta l’agenzia Misna. Sono inoltre tornati a farsi estremamente tesi i rapporti tra il governo somalo e gli anziani del clan Hawiye, il più potente e influente di Mogadiscio, dopo che nelle ultime ore il sindaco della capitale somala ha accusato alcuni importanti esponenti del consiglio degli anziani, incluso il suo portavoce, di essere i responsabili dell’ondata di violenze e attacchi antigovernativi delle ultime settimane – segnala sempre la Misna. In una nota gli anziani Hawiye hanno reagito duramente, rigettando ogni accusa e denunciando le minacce di morte del sindaco.