Omicidio Ali Iman Sharmarke, il ricordo di Nino Sergi

Tre giornalisti sono stati assassinati a Mogadiscio nel giro di pochi giorni. Continua la sequela di arresti e di uccisioni di operatori dell’informazione. Questa volta, l’11 agosto, ne e’ stato colpito uno tra i piu’ importanti e significativi, Ali Iman Sharmarke. Fondatore e direttore di ‘Horn Afrik Media’, un gruppo indipendente somalo con sette emittenti radiofoniche e una televisiva, era tornato in Somalia nove anni fa dal Canada, dove risiedeva e dove aveva acquisito la cittadinanza. "Un gesto coraggioso che pochi somali sono riusciti a fare in questi anni, preferendo rimanere lontani dal bubbone somalo, quasi non li riguardasse", ha sottolineato Nino Sergi, segretario generale di Intersos, che conosceva bene Sharmarke e lo aveva incontrato a fine gennaio insieme ad altri esponenti della societa’ civile impegnati in attivita’ sociali, imprenditoriali, di tutela dei diritti umani e nell’informazione. "Il nostro incontro", ha continuato Sergi, "era finalizzato a capire come le Ong italiane possono sostenere questa straordinaria forza che la societa’ somala sta esprimendo. Non in contrapposizione alle istituzioni, ma a loro rafforzamento, come stimolo, capacita’ di analisi e di proposta, di azione".
La morte di Ali Sharmarke "lascia un vuoto nella Somalia, difficile da colmare", ha continuato il segretario generale di Intersos, che ricordato come proprio Sharmarke era uno dei fautori di un ‘Forum economico e sociale’ da far riconoscere dal parlamento e dal Governo federale transitorio (Tfg) e da fare poi inserire nella nuova costituzione. "Un organo formato da rappresentanti qualificati della societa’ civile", ha spiegato Sergi, "dalla business community, alle associazioni professionali, alle Ong, alle organizzazioni femminili che avrebbe dato pareri e supporto alle istituzioni".
"La gente e’ stanca di guerra ed e’ disponibile a dialogare e appoggiare le istituzioni", era solito dire Sharmarke, le cui riflessioni sono state riscritte da Sergi. "Tutti sentono che e’ il momento della pace", continuano gli appunti di Sergi, "il Tfg non deve perdere questa occasione: deve saper dimostrare di voler seguire la via del dialogo, nel rispetto dei diritti.
Dialogo inclusivo di tutte le varie componenti, favorendo la riconciliazione con la condivisione del potere. Ci sara’ ancora chi continuera’ ad andare nella direzione opposta, ma piu’ il processo riuscira’ ad avanzare e piu’ sara’ possibile coinvolgere anche gli scettici".
Per Sharmarke, la pace in Somalia "va quindi vista e affrontata tenendo presenti contemporaneamente le esigenze e i punti di vista politici, economici, sociali e culturali". Il Tfg "e’ debole e senza risorse: cosi’ non puo’ affrontare i gravi problemi sorti in questi anni. Senza interventi esterni tecnici e finanziari, senza risorse, non potra’ fare nulla.
Solo con precisi aiuti della comunita’ internazionale cela si potra’ fare. Sviluppare scuole, ospedali e servizi essenziali significa ridare fiducia alla gente e credibilita’ al cambiamento. Il governo transitorio non ha una chiara visione di quanto e’ stato realizzato ed e’ progredito a Mogadiscio in questi anni. Sia la business community che le organizzazioni della societa’ civile hanno sviluppato iniziative e attivita’ di valore, dando uno straordinario dinamismo alla realta’ della capitale. Il governo deve saper ripartire da quanto di positivo esiste ed e’ stato realizzato, correggendo, ove necessario, e regolamentando".
"O si arriva ad una riconciliazione o si va al disastro: non c’e’ terza via", diceva ancora il giornalista ucciso. "La vittoria di Abdullahi Yusuf, sostenuta dall’esercito etiope, e’ effimera, non puo’ durare: occorre mettere in atto un processo che consolidi le istituzioni. Ma esse, ed in particolare il governo, sembrano temere di stabilire rapporti con noi, con la societa’ civile; e per noi, senza disponibilita’ da parte governativa, non e’ facile prendere l’iniziativa e proporre percorsi di pace e di sviluppo". Da qui, l’idea di costituire un ‘Forum economico e sociale’, "perche’ solo garantendo trasparenza e correttezza riusciamo a trasmettere nelle istituzioni, a livello somalo e internazionale, la fiducia che vogliamo meritare".