In Somalia:informare vuol dire morire

Ogni giorno in radio parlava della condizione dei civili nell’irrequieta e sanguinaria capitale somala. Ed è stato ammazzato ieri. Il suo nome era Mahad Ahmed Elmi, giornalista di radio Capital Voice, la seconda stazione radiofonica sul Corno d’Africa. Ad oggi il primo posto lo detiene l’Iraq, dove nel solo 2007, ne sono morti 33. Al secondo posto c’è la Somalia, con 6. Al terzo, a pari merito con 2, Afghanistan, Brasile, Haiti, Messico, Pakistan e lo Stato Palestinese. Tutti accomunati da un unico primato: sulla loro terra nel 2007, sono stati uccisi giornalisti o cineoperatori, i ’servitori’ dell’informazione.

Qualche ora piu’ tardi e’ stato il direttore-comproprietario del network HornAfrik, Ali Imam Shermarke (include anche una catena tv ed il sito online HornAfrik Media Online) che rientrava dal funerale del suo collaboratore – attorno al cui feretro si erano riuniti vari giornalisti somali – ad essere ucciso da una carica esplosiva che ha distrutto la sua automobile. Il giornalista era con un collega, reporter della Reuters, Sahal Abdulle, rimasto gravemente ferito.
Shermarke, dalla doppia nazionalita’ somala e canadese, era rientrato nel 1999 nel suo paese ed aveva realizzato la prima emittente radio, sviluppando poi la rete di mezzi di comunicazione. ‘In nove anni – aveva dichiarato di recente alla Reuters – io non ho mai visto una situazione come questa. Non penso che ci sara’ un vincitore alla fine, dopo questi assassinii di madri e figli dei somali’.
Il network HornAfrik ha avuto molti giornalisti uccisi o feriti nel corso degli ultimi anni, cosi’ come le sue sedi sono state piu’ volte oggetto di attacchi da parte di armati che le hanno danneggiate e devastate.

Ad oggi il primo posto lo detiene l’Iraq, dove nel solo 2007, ne sono morti 33. Al secondo posto c’è la Somalia, con 6. Al terzo, a pari merito con 2, Afghanistan, Brasile, Haiti, Messico, Pakistan e lo Stato Palestinese. Tutti accomunati da un unico primato: sulla loro terra nel 2007, sono stati uccisi giornalisti o cineoperatori, i ’servitori’ dell’informazione