Raffaelli: stanziati 400.000 usd per la conferenza di pace

L’Italia ha stanziato 400.000 dollari per la Conferenza di riconciliazione nazionale in corso a Mogadiscio dal 15 luglio scorso. Contattato oggi da Apcom, l’inviato speciale dell’Italia per la Somalia, Mario Raffaelli, ha precisato che l’annuncio è stato fatto sabato scorso dall’Ambasciatore italiano presso il governo somalo, Stefano Dejak, durante la visita alla capitale somala della delegazione internazionale guidata dal viceresponsabile dell’Onu per la Somalia, Per Lingrade. Alla domanda su come stiano procedendo i lavori della conferenza, Raffaelli ha precisato che "è stata approvata un’agenda che contiene anche questioni politiche, adesso occorre vedere come si svilupperà". L’inviato italiano si riferisce alle richieste politiche avanzate da alcuni sottogruppi clanici che si rifiutavano di aderire ai lavori della conferenza nel caso se la discussione avesse riguardato solo la riconciliazione tra clan. Alla conferenza partecipano i quattro principali clan somali, darod, hawiya, dighil-rahanwin e dir, ma alcuni sottogruppi del clan hawiya, forte a Mogadiscio, avevano deciso di non prendervi parte. Alla vigilia dell’apertura della conferenza, Raffaelli aveva precisato ad Apcom che questi sottogruppi chiedono "garanzie sul fatto che la conferenza discuta anche le questioni politiche, e non sia solo una riconciliazione tra clan, perchè ritengono che il problema vero sia di tipo politico e non clanico; sollecitano un ruolo maggiore per l’Amisom (forza di pace dell’Unione africana, ndr), con conseguente ritiro delle truppe etiopi; infine, sollevano il problema delle condizioni di legalità e di rispetto dei cittadini di Mogadiscio". Riguardo all’opposizione presente invece ad Asmara, in Eritrea, l’inviato italiano ha dichiarato oggi di aver notato un suo "irrigidimento". Nei giorni scorsi, il Presidente della Conferenza di riconciliazione, Ali Mahdi, ha rivolto un secondo invito ai leader delle Corti islamiche e dell’opposizione presenti in Eritrea perchè aderiscano alla conferenza. La risposta del leader delle Corti, Sharif Sheik Ahmed, "è stata piuttosto dura", ha commentato oggi l’inviato italiano. Sharif ha infatti definito la conferenza "una vergogna, umiliante", aggiungendo di "non riconoscere il governo del Paese e il comitato organizzatore del meeting". Oggi è stato l’ex Presidente del Parlamento somalo, Sharif Hassan Sheikh Aden, anche lui da Asmara, a scagliarsi contro il ministro degli Esteri francese, Bernard Kouchner, per il suo sostegno all’"occupazione illegale" della Somalia da parte delle truppe etiopi e l’appoggio di Parigi alla missione di pace Ua. "La resistenza del popolo somalo è una risposta legittima all’occupazione illegale della Somalia da parte dell’Etiopia", ha dichiarato Aden, dicendosi poi "sinceramente rattristato" dalla posizione assunta da Kouchner, "che noi conosciamo come il difensore delle vittime delle aggressioni compiute in tutto il mondo" e "che ora difende l’aggressione etiope". La settimana scorsa, da Addis Abeba Kouchner si è detto favorevole all’invio di una missione Onu nel paese e ha promesso al premier somalo Ali Mohamed Gedi il sostegno di Parigi per un rapido dispiegamento dei peacekeeper del Burundi nell’ambito della missione di pace dell’Unione africana, Amisom. Missione che oggi conta solo 1.500 dei previsti 8.000 uomini. Raffaelli ha ricordato come Aden fosse l’uomo che più si era prodigato per favorire il dialogo tra le Corti islamiche e il governo di transizione somalo, quando lo scorso anno le Corti governavano gran parte del paese mentre il governo era costretto nella città di Baidoa, e che "una maggiore presenza dell’Amisom viene chiesta anche dall’opposizione somala presenta a Mogadiscio, proprio per ottenere il ritiro degli etiopi". Questo irrigidimento dell’opposizione potrebbe indicare "che si sentono in difficoltà perchè vedono che la conferenza sta andando avanti", oppure potrebbe essere spiegato dal fatto che "si trovano ad Asmara".