L’Italia interviene alla conferenza di pace

Per la prima volta la comunita’ internazionale ha partecipato alla conferenza di pace somala in corso a Mogadiscio, che si era aperta il 15 luglio sotto le bombe. Lo ha fatto ieri una delegazione di alto livello guidata dal viceresponsabile dell’Onu per la Somalia, lo svedese Per Lingarde, e dall’ambasciatore d’Italia presso il governo federale di transizione somalo, Stefano Dejak. Dejak – apprende l’ANSA – e’ stato invitato a prendere la parola per secondo. Quando e’ stato annunciato, tutta la platea dei delegati, circa 1.400 persone, si e’ alzata in piedi per un lungo applauso, con grandi cori di ringraziamento per il ruolo svolto dall’Italia nel processo di pace. Dejak ha sottolineato l’importanza dell’assise, che -dopo 14 anni- e’ la prima di questo tipo a svolgersi sul suolo somalo, ed in particolare a Mogadiscio. Ha poi ricordato la costante presenza della diplomazia italiana nel processo di pace, ed il ruolo di rilievo svolto sia a livello politico che civile ed economico. In tal senso, solo per parlare degli ultimi impegni: 10 milioni di euro per l’Amisom, la forza di peacekeeper panafricana finora poco incisiva, ma in prospettiva di fatto l’unico strumento militare utile, in quanto accettabile come neutrale dalle parti; ed altri due milioni di euro per rendere operative le amministrazioni locali, strategicamente molto importanti. In tal senso, martedi’ prossimo, alla presenza di Dejak, se ne inaugurera’ una a Huddur, capoluogo del Bakool, nel centri-nord-ovest. L’ambasciatore ha inoltre annunciato lo stanziamento di 400.000 dollari da parte italiana per i lavori della conferenza. Una significativa fetta dell’assise e’ composta da donne e questo appare come un successo dell’Italia. In una missione compiuta a Mogadiscio il 19 maggio scorso, il viceministro degli Esteri italiano Patrizia Sentinelli aveva ottenuto l’impegno che almeno il 20 per cento delle delegate alla conferenza fossero donne: impegno che, come ha ricordato, Dejak, e’ stato rispettato.