Corti islamiche. No alla conferenza di riconciliazione

I leader islamici hanno respinto ancora una volta l’invito a partecipare alla Conferenza di riconciliazione nazionale, in corso a Mogadiscio dal 15 luglio scorso, non riconoscendo né il governo nazionale, né il comitato organizzatore. La settimana scorsa, militanti islamici hanno minacciato di morte i partecipanti alla riunione. Si tratta dei miliziani Shabab, l’ala militare delle Corti islamiche che lo scorso anno hanno amministrato gran parte del Paese. Le Corti sono state sconfitte e cacciate dalle truppe etiopi, intervenute a sostegno del governo di transizione somalo riconosciuto dalla comunità internazionale. "Chiediamo che depongano le armi, interrompano gli attentati e prendano parte alla conferenza di riconciliazione", ha detto Abdirahman Abdi Hussein, presidente dell’assemblea. "E’ necessario che i leader islamici si siedano intorno a un tavolo assieme a noi". Immediata la risposta di uno degli alti responsabili della corti islamiche, Sheik Sharif Sheik Ahmed. La conferenza "è una vergogna, è umiliante", ha detto aggiungendo di "non riconoscere il governo del Paese e il comitato organizzatore del meeting". Alla conferenza, i cui lavori dovrebbero durare fino al 30 agosto, partecipano i rappresentanti dei quattro principali clan somali (1.325 delegati): darod, hawiya, dighil-rahanwin e dir. Il programma dei lavori prevede la discussione dell’"unità somala", della "natura e dell’influenza dell’islam radicale", del "disarmo e dello stabilimento della pace e della sicurezza", dei "conflittio tra clan e in seno ai clan" e del "buon governo".