Raid USA in Somalia Ban Ki Moon preoccupato

Raid USA in Somalia Ban Ki Moon preoccupato

Per la prima volta dopo la disastrosa ritirata del `94, gli Usa tornano militarmente sul teatro somalo. Una serie di pesanti bombardamenti con aerei (almeno due, ma forse tre, da domenica) ed elicotteri nell`estremo Sud del paese, quasi a cavallo dei confini keniani: l`ultimo bastione degli islamici somali, ormai allo sbando. Il bilancio appare molto pesante: almeno una quarantina di morti (stima molto prudente, quanto ufficiosa), e moltissimi feriti. Sembra che la maggioranza delle vittime siano civili.

L`attacco secondo il governo di transizione somalo è avvenuto ieri pomeriggio. Il Pentagono invece ha confermato che è stato fatto un attacco contro Al Qaida con una `cannoniera volante` AC-130 domenica. Secondo fonti dell`intelligence Usa, almeno un leader regionale della rete di Osama bin Laden è stato ucciso. Il presidente ad interim somalo Abdullahi Yusuf ha dichiarato che l`intervento dei bombardieri Usa è legittimo, poiché rientra nella caccia contro i terroristi di al Qaida che gli americani stanno portando avanti in tutto il mondo. Di diverso avviso l`Ue ("raid aerei che non aiutano certo a migliorare la situazione"), e l`Italia.

Il vicepremier e ministro degli Esteri Massimo D`Alema ha espresso "contrarietà ad iniziative unilaterali che potrebbero innescare nuove tensioni in un`area già caratterizzata da forte instabilità". La svolta in Somalia era iniziata ieri, ma se ne attendeva una diversa dinamica. Da una parte il rientro nella capitale del presidente Yusuf, vecchio e carismatico combattente di mille battaglie, con forte peso internazionale, che mai aveva potuto mettere piede a Mogadiscio non solo da quando era stato eletto alla massima carica somala (ottobre 2004), ma di fatto dal 1978, tranne un paio di giorni nel `94.

Doveva essere l`uomo in grado di rilanciare – come chiesto dalla comunità internazionale – una ripresa di dialogo sulla base di concordia nazionale, tagliando le ali estreme. Non solo quelle islamiche (aprendo in parallelo ai moderati), ma anche quelle del Governo federale di transizione. Liquidando, cioé, politicamente, il premier Ali Gedi ed il suo braccio destro, il vicepremier e ministro dell` Interno Hussein Aidid. Operazione molto difficile, quanto ben sponsorizzata: anche Washington aveva dato il via libera. Ma le cose sono subito precipitate. Ieri pomeriggio – secondo fonti giornalistiche confermate dal governo di transizione somalo – un AC-130 decollato dalla base Usa a Gibuti che attacca uno o due villaggi del sud della Somalia: è certa un`incursione; due, secondo altre fonti.

Obiettivo, secondo il Pentagono – che ha confermato di aver fatto un attacco aereo, ma domenica -, erano tre leader di Al Qaida nella regione: Fazul Abdullah Mohammed, delle Comore; Abu Toha al Sudani, sudanese; e Saleh Ali Saleh al Nabhan, keniano. I tre sono ricercati per gli attentati alle ambasciate Usa di Nairobi e Dar es Salam (agosto `98, 224 morti e oltre 4.500 feriti) e per quello del novembre 2002 contro l`hotel Paradise, di proprietà israeliana, poco lontano da Mombasa (15 morti) e il contemporaneo fallito tentativo di abbattere con razzi un aereo civile israeliano. Secondo fonti dell`intelligence americana, almeno uno dei tre é stato ucciso; è certo comunque che sono morti molti civili.

Poi tra le 11:00 e le 12:00 locali (le 09:00 e le 10:00 in Italia), incursioni di elicotteri (quasi certamente Usa, anche se qualcuno dice fossero etiopici), nella stessa area di ieri. Fonti locali, non confermate, hanno detto da parte loro che c`é stato oggi un altro attacco aereo americano che ha fatto almeno una ventina di morti. Tutto più difficile per la Somalia, dunque: almeno per chi punta ad una conciliazione, non ha un atto di forza unilaterale che avrebbe probabilmente il respiro corto.

Ed anche a Mogadiscio, dove con l`arrivo di Yusuf ci si attendeva la fine della deriva anarchica scattata subito dopo la presa della capitale da parte di forze etiopiche e lealiste (28 dicembre), in serata c`é stato un attacco con lancio di due granate e colpi di armi automatiche contro un compound dove alloggiano truppe di Addis Abeba. Secondo notizie non confermate, ci sarebbero stati due morti.Che sia opera di islamici, di `signori della guerra`, o di provocatori, una cosa è certa: i somali non accetteranno mai la presenza sul loro territorio degli etiopici, per loro nemici storici.