Somalia, due vittime durante manifestazione anti-Etiopia

Morti un soldato e un tredicenne, 17 i feriti

Sono due le persone morte e 17 quelle rimaste ferite nella sparatoria che è scoppiata ieri a Mogadiscio durante una manifestazione contro la presenza delle truppe etiopi in Somalia e contro il piano di disarmo forzato portato avanti dal governo di transizione. I dimostranti hanno lanciato pietre e incendiato pneumatici e, secondo quanto riferito da una fonte governativa, “hanno sparato contro la polizia che ha risposto al fuoco e ha ucciso un ragazzo”. Secondo fonti dell’ospedale Medina, le vittime sarebbero un ragazzino di 13 anni e un soldato, che sarebbe morto dopo l’esplosione accidentale della sua granata. Sono 17 invece le persone colpite da proiettili che sono state curate dai medici.
LA MANIFESTAZIONE – Circa 400 manifestanti si sono radunati ieri mattina a Tribuna Square, nella parte meridionale della capitale somala, e hanno urlato slogan contro le truppe etiopi che hanno aiutato le forze governative a cacciare dalla città le milizie delle Corti islamiche nelle scorse settimane. “Noi non vogliamo il disarmo solo a Mogadiscio, noi vogliamo che tutta la popolazione e tutti i clan siano disarmati simultaneamente” ha spiegato Dahail Abukar, uno dei dimostranti. “Mio figlio tornava da scuola e si è mescolato a persone che manifestavano” ha raccontato il padre del tredicenne ucciso, che si chiamava Abdu Fatah Omar. “Dei soldati governativi e forze etiopiche – ha aggiunto – hanno aperto il fuoco per disperdere la folla e mio figlio è stato colpito da una pallottola. L´hanno colpito alla schiena e la pallottola ha attraversato il cuore. È inaccettabile, è un atto disumano. Non vogliamo forze etiopiche e soldati governativi se uccidono i nostri bambini”. Fra i manifestanti, anche molte donne velate che agitavano il Corano e alcuni bambini. La maggior parte dei negozi della città è rimasta chiusa; secondo alcuni commercianti, ai dimostranti si sono unite bande di ladri e saccheggiatori, che hanno provocato qualche incidente.

RINVIATO IL DISARMO FORZATO – Intanto il primo ministro Ali Mohamed Gedi ha fatto sapere, tramite il portavoce del governo Abdirahman Dinari, di aver rimandato il programma di disarmo forzato della popolazione di Mogadiscio, anche se non ha spiegato le ragioni di questa decisione. Secondo il piano del governo, i cittadini avevano tre giorni – fino a giovedì – per consegnare volontariamente le armi. Scaduto questo termine, il rastrellamento delle armi sarebbe dovuto avvenire con l’uso della forza. In pochi hanno accettato di consegnare le armi, ma nonostante ciò il governo di transizione ha rimandato il programma di disarmo “a un momento non precisato”. La facilità con cui la popolazione può procurarsi le armi è infatti uno dei principali problemi del paese.

LA QUESTIONE SOMALA – Quella di ieri è la terza manifestazione che si svolge a Mogadiscio da quando la scorsa settimana le truppe di Addis Abeba sono entrate nella capitale somala, a fianco delle forze del governo di transizione, poco dopo la fuga delle milizie delle Corti islamiche, che a giugno avevano preso il controllo della capitale e della parte meridionale del paese. Venerdì era intervenuto sulla questione somala anche Ayman al-Zawahiri, il numero 2 di Al Qaeda, che in un messaggio audio invitava i militanti islamici della Somalia a compiere attacchi suicidi contro le truppe etiopi presenti nel paese. Intanto l’Onu, che il mese scorso aveva ritirato lo staff internazionale, composto da una ventina di persone, a causa degli scontri tra le Corti islamiche e le truppe governative ed etiopi, ha avviato colloqui con il governo per far rientrare nel paese gli operatori umanitari, a patto di ricevere assicurazioni sulla loro incolumità e sull’utilità del loro lavoro.