I “barbuti” fuggono da Mogadiscio, ma faranno come i talebani a Kabul (A.Ferrari)

I “barbuti” fuggono da Mogadiscio, ma faranno come i talebani a Kabul
Il problema principale, ora, è la sicurezza ed evitare che la Somalia ripiombi nel caos. Le diplomazie internazionali prefigurano l’ipotesi di un governo di unità nazionale.


Le Corti islamiche sono allo sbando e il premier del governo di transizione somalo, Ali Mohammed Gedi, è entrato da trionfatore a Mogadiscio.
E le truppe di Addis Abeba resteranno in Somalia per tutto il tempo necessario. In coincidenza con l’entrata di Gedi, da sud, nella parte Nord della capitale centinaia di dimostranti sono scesi in piazza per protestare contro la presenza delle truppe etiopiche, che sono stati determinanti per la vittoria dei governativi.
Gedi è voluto entrare a Mogadiscio dopo aver concordato con gli anziani dei clan somali una strategia per la sicurezza del paese.
Il problema principale, ora, è appunto la sicurezza ed evitare che il paese ripiombi nel caos e nell’anarchia che ha caratterizzato gli ultimi decenni in Somalia. Il compito del premier e del presidente Abdullah Yusuf Ahmed non è facile. Negli ultimi sette mesi le Corti avevano garantito una certa tranquillità a Mogadiscio, tormentata da quindici anni di guerriglia e di instabilità dopo la morte, nel 1991, del dittatore Siad Barre.
Il timore è che le milizie islamiche che hanno abbandonato la capitale, adottino ora una tecnica di guerriglia sullo stile dei talebani in Afghanistan.
Proprio per queste ragioni e per il timore di perdere il controllo della situazione, Gedi ha preannunciato che il parlamento approverà la legge marziale. «Questo paese – ha detto Gedi – ha sperimentato molta anarchia, così per ripristinare l’ordine e la sicurezza dovremo rispondere con il pugno di ferro, soprattutto nei confronti delle milizie indipendenti».
Il pericolo è reale. Uno dei comandanti delle milizie islamiche, Mohamed Ibrahin Bilal ha detto: «Credete che le Corti abbiano perso e gli invasori etiopici abbiano vinto in Somalia? Vi dico che entro pochi giorni tutto cambierà.
Non ci arrenderemo mai agli etiopici e al governo.
Ciò che faremo sarà colpire e fuggire, assaliremo i loro convogli ovunque in Somalia».
Sicurezza innanzitutto. Il rappresentate del governo somalo presso l’Unione Europea, Yusuf Ismail Bari Bari, ha assicurato che ogni «incrocio di Mogadiscio è sotto il controllo dei governativi. Il piano è stato preparato nei minimi dettagli». Non solo. Le truppe durante la loro avanzata verso la capitale erano affiancate da Comitati politici per facilitare accordi con i clan dei vari villaggi. Gli stessi governativi hanno provveduto al disarmo dei sotto clan. Le armi dovranno essere sotto il controllo totale della polizia e dell’esercito somalo. E sulla permanenza delle truppe etiopiche, Yusuf è stato chiaro: «Quando le forze di sicurezza somale avranno il controllo del paese gli etiopici rientreranno nei loro confini. Tutto ciò ha gettato le basi per una cooperazione politica ed economica ». Etiopia e Somalia, l’anno scorso, avevano firmato degli accordi di cooperazione. Il premier Gedi, a Mogadiscio, è stato ancora più chiaro: «La maggior parte degli islamisti è stata distrutta dalle nostre forze. Le Corti islamiche non esistono più. Ora il governo inizierà a lavorare a Mogadiscio. Resterò qui per sempre, questa è la capitale.
E rimarranno anche le truppe etiopiche fino a quando ce ne sarà bisogno ». L’insediamento del governo a Mogadiscio, ormai, è solo una questione tecnica.
Le diplomazie internazionali, tuttavia, con accenti diversi, ribadiscono che in Somalia deve riprendere il dialogo e prefigurano l’ipotesi di un governo di unità nazionale. Unione Africana, Lega Araba e Igad (l’organismo regionale dei paesi del Corno d’Africa), con un documento comune hanno invitato governo e Corti a tornare al tavolo dei colloqui con «urgenza e senza porre alcuna condizione. La cornice per un dialogo politico tra le parti deve continuare a essere la carta federale di transizione che contiene accordi relativi alla gestione della sicurezza e alla spartizione del potere».
Nel documento i tre organismi fanno riferimento all’integrità «territoriale, alla sovranità nazionale, al rispetto di non interferenza, di indipendenza politica e di unità della Somalia».
Gli Stati Uniti, che hanno appoggiato e incoraggiato l’azione dell’Etiopia in Somalia, stanno studiando il dispiegamento nel paese del Corno d’Africa di «una forza di protezione e addestramento » guidata dall’esercito di Kampala, come previsto da una recente risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Ciò che auspica anche il governo somalo. Secondo il dipartimento di stato americano la presenza delle truppe ugandesi consentirebbe la ripresa dei negoziati tra il governo di transizione e le Corti islamiche per la formazione di un governo di unità nazionale. Ma, questo, forse non è esattamente quello che vogliono i leader somali.
Quello che si aspetta il governo è, invece, una legittimazione piena da parte della comunità internazionale.
Intanto a Mogadiscio cambiano le abitudini.
“Liberata” dai barbuti islamici, il costo delle lamette da barba sta aumentano di giorno in giorno. Il prezzo, invece, del chat, la tipica droga somala proibita dalle Corti, sta diminuendo sensibilmente.