Somalia. Gli Islamici pronti al colloquio

Giornata di scontri fra le Corti e il governo, poi l’ accordo

Somalia: gli islamici pronti al colloquio

Mediazione Ue: si riaprono le trattative, senza condizioni
Il governo di transizione somalo e le temute Corti Islamiche, che da giugno controllano la quasi totalità del paese, si sono dette pronte a riaprire i colloqui di pace, ha annunciato il commissario dell´Ue per lo Sviluppo e le Questione Umanitarie, Louis Michel. L’ annuncio è arrivato mercoledì, al termine di una giornata di violenti scontri cominciati la notte precedente in due villaggi a sud di Badoa, sede dell’ esecutivo.
I leader islamici hanno accettato di riprendere le trattative senza alcuna condizione, nonostante avessero precedentemente rifiutato di farlo finché le truppe etiopi (circa 8000 secondo le stime dell’ Onu, 20.000 secondo altre fonti), alleate del governo, non avessero lasciato il paese. Il risultato è stato raggiunto grazie all’ impegno diplomatico di Louis Michel, che si è incontrato a Baidoa con il primo ministro Ali Mohamed Gedi, il presidente Abdullahi Yusuf, e rappresentanti delle Corti. Il commissario Ue ha definito “significativo” l’ esito dei colloqui.

La settimana scorsa il movimento islamico aveva minacciato il ricorso alla forza militare se le truppe etiopi non avessero lasciato il paese entro 7 giorni; l’ ultimatum è scaduto ieri. I primi incidenti si sono verificati martedì sera a Idaale, Somalia meridionale, fra truppe islamiche e governative (sostenute da altre etiopi), casualmente entrate in contatto. Una volta arrivati i rinforzi per entrambi gli schieramenti, la battaglia, combattuta con artiglieria, granate e cannoni anti-aereo montati su pick-up, si sarebbe intensificata. Per ora si parla solo di attacchi dimostrativi, non di un ‘ avanzata su larga scala, ma per lo meno tre combattenti sarebbero già morti e due rimasti feriti; gli scontri sono comunque ancora in corso.

Al momento le Corti controllano la capitale Mogadiscio e la parte meridionale del paese mentre l’ esecutivo limita il proprio potere ad una piccola zona intorno alla città di Badoa.

Da una settimana sia gli islamici che il governo hanno cominciato a spostare truppe, munizioni e rifornimenti verso i rispettivi fronti; secondo diversi analisti il rischio di una guerra civile, che potrebbe coinvolgere anche Etiopia ed Eritrea (che sostiene le Corti) e far esplodere un conflitto in tutto il Corno d’ Africa, si sta facendo sempre più concreto. L’ effettiva tenuta dell’ accordo di ieri sarà tutta da verificare.

A completare un quadro già disastrato si aggiungono le preoccupazioni, espresse da diversi governi esteri, fra cui naturalmente quello americano, di una consistente penetrazione di militanti quaedisti, che, secondo il diplomatico statunitense Jendayi Frazer, stanno trovando “grande sostegno” in Somalia.