Nubi somale. Nuova ichiesta di Rai News 24

NUBI SOMALE
NUOVA INCHIESTA DI RAINEWS24: ANCHE L’ITALIA SOTTO ACCUSA
PER VIOLAZIONI ALL’EMBARGO SULLA FORNITURA DI ARMAMENTI ALLA
SOMALIA

A cura di Maurizio Torrealta

Le indagini degli osservatori della Nazioni unite per la
Somalia mostrano che il numero di armi è aumentato in modo
esponenziale, sia tra i seguaci delle corti islamiche, che
nelle forze del Governo federale transitorio, nonostante
l’embargo sancito nel 1992 dal Consiglio di Sicurezza delle
Nazioni Unite. Sono centinaia le violazioni, che coinvolgono
i governi dell’area, Eritrea ed Etiopia, ma anche Gibuti,
Arabia Saudita e Yemen.
Il rapporto Onu di maggio scorso accusa direttamente anche
l’Italia e parla di due invii di materiale militare
proveniente dall’Italia, e destinati ai miliziani del
Governo federale transitorio.
Nella nuova inchiesta di Rainews24 "Nubi somale", curata da
Elisa Marincola e Maurizio Torrealta, il capo degli
ispettori Onu Bruno Schiemsky racconta le violazioni
imputate all’Italia, a cui risponde l’incaricato del governo
italiano per la Somalia Mario Raffaelli.
Rainews24 ha trovato in Italia un testimone di uno degli
episodi contestati.
Responsabilita’ italiane emergono anche dal nuovo rapporto
Onu, presentato in questi giorni: l’Eritrea, infatti, che ha
fornito alle Corti islamiche aerei da guerra smontati e
spediti come pezzi di ricambio, nel 2005 ha acquistato
dall’italiana Aermacchi componenti per i caccia MB 339, in
deroga alla regolamentazione sulle forniture militari verso
paesi destinatari di aiuti della Cooperazione Italiana.
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NUBI SOMALE

L’inchiesta nasce dal Rapporto del Gruppo di Monitoraggio
incaricato dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di
vigilare sul rispetto dell’embargo sulla fornitura di armi a
tutte le fazioni in lotta in Somalia, stabilito da una
risoluzione fina dal 1992.
La situazione nel paese è molto grave. Gli osservatori
della Nazioni unite denunciano che il numero di armi è
aumentato in modo esponenziale, sia tra i seguaci delle
corti islamiche, che nelle forze del Governo federale
transitorio, riconosciuto dall’Onu ma preda dei signori
della guerra sopravvissuti. Le violazioni all’embargo
coinvolgono, oltre ai trafficanti, i governi dell’area,
Eritrea ed Etiopia, ma anche Gibuti, Arabia Saudita e Yemen.
Il rapporto Onu pubblicato lo scorso maggio accusa
direttamente anche l’Italia e parla di due invii di
materiale militare proveniente dall’Italia, e destinati ai
miliziani del Governo federale transitorio, detto TFG.
Bruno Schiemsky, coordinatore degli ispettori Onu, racconta
le violazioni imputate all’Italia.
Secondo quanto raccolto da Schiemsky, almeno 18 camion
militari provenienti dall’Italia sono arrivati nell’ottobre
2005 al porto di El Ma’an, vicino a Mogadiscio, e poi si
erano diretti a Johar, dove erano usati per trasportare
truppe e su alcuni dei camion erano inoltre montate armi
antiaereo.
Il rapporto parla anche di alcuni voli organizzati
dall’Italia e atterrati all’aeroporto di Johar, dove hanno
scaricato materiale proveniente dal ministero della Difesa,
in parte finito anch’esso ai militari del presidente
Abdullahi Yusuf.
Alla dettagliata richiesta ufficiale di chiarimenti, il
governo italiano ha risposto con una lettera ufficiale
attraverso la propria rappresentanza diplomatica presso
l’Onu di New York. Nella missiva, l’Italia si dichiara
estranea alla spedizione dei camion, mentre afferma che gli
invii per aereo, sei in tutto, facevano parte di aiuti della
Cooperazione italiana.
Secondo Schiemsky, la replica del Governo Italiano ha aperto
interrogativi più che dare risposte. Le autorita’ italiane
hanno detto: e’ possibile che un privato abbia esportato
camion militari in Somalia. Ma purtroppo il Governo Italiano
non ha fornito il nome di questa persona ne’ ha fatto sapere
se questi avesse comprato i camion dall’esercito italiano.
Non ha consegnato alcuna documentazione sulla dismissione di
materiale militare, ne’ sull’esportazione di questi camion,
o sulla linea marittima che li ha trasportato fino in
Somalia.
L’Italia ha un inviato speciale per la Somalia, che ha la
sua sede sempre a Nairobi.
Mario Raffaelli, una lunga esperienza come sottosegretario
agli esteri tra il 1984 e il 1992, conosce bene l’Africa,
dove ha mediato positivamente la fine della guerra in
Mozambico. Raffaelli si limita a confermare la risposta
ufficiale.
Massimo Alberizzi, inviato in Africa del Corriere della
sera, ha potuto verificare sul posto le accuse. I camion,
rilevati da un uomo d’affari sono stati spediti a Dubai,
negli Emirati Arabi, uno dei porti piu’ utilizzati per le
triangolazioni di materiale sospetto.
Per quanto riguarda, invece, le spedizioni curate dalla
Cooperazione, parte delle forniture sono effettivamente
andate ai miliziani del Governo federale transitorio, ma nel
caso di alcuni generatori, sono finiti addirittura sul
mercato.
Alberizzi racconta anche un episodio riguardante una
spedizione di camion inviati in Eritrea come aiuti e subito
targati militari.
Rainews24 ha trovato in Italia un testimone di uno degli
episodi contestati.
Oreste Mazzi dal 1989 va su e giu’ per la Somalia, ma i suoi
interessi sono legati piu’ al mal d’africa che agli affari.
Ha preso in affitto un terreno in riva al mare, proprio a
fianco del porto di El Maan, oggi principale punto di
approdo per ogni tipo di merce trattata sul mercato.
Mazzi era sul posto quando sono sbarcati i camion, prima
presentati come un dono dell’Italia, versione presto
cambiata dalle autorita’ portuali, in un invio dello Yemen.
Mazzi, che ha anche ripreso con la sua telecamera i mezzi,
ha tentato di avvicinarsi alla colonna, ma e’ stato
allontanato dalla scorta di miliziani che controllavano
strettamente gli automezzi e il loro carico, subito partiti
per Johar.
Secondo gli ispettori Onu, gli automezzi sono sbarcati a el
Ma’an dalla nave mercantile Mariam Queen, nota localmente
come Abu Maruyama.
Da una rapida ricerca su internet e alle Capitanerie dei
porti italiani, verifichiamo che la Mariam Queen in Italia
non e’ arrivata mai. Varata nel 1974, e’ un cargo di piccola
stazza, una carretta del mare addetta ai trasporti su e giu’
tra corno d’africa e penisola araba, come dimostra una
traccia dei suoi passaggi nel porto saudita di damman, uno
dei tanti scali usati per le triangolazioni di merci con
l’Europa
Responsabilita’ italiane emergono anche dal nuovo rapporto
Onu, presentato in questi giorni al Consiglio di Sicurezza:
l’Eritrea, infatti, che ha fornito alle Corti islamiche
aerei da guerra smontati e spediti ufficialmente come pezzi
di ricambio, nel 2005 ha acquistato dall’italiana Aermacchi
componenti per i caccia MB 339, come registra la relazione
annuale sul commercio di armamenti presentata dal governo.
La vendita, per un valore di 1.138.000 euro, ha avuto
regolarmente l’autorizzazione all’esportazione, secondo
quanto stabilito dalla legge 185 del 1990 sul commercio
internazionale di armi; un’autorizzazione che, pero’, deroga
alla regolamentazione sulle forniture militari verso paesi
destinatari di aiuti della Cooperazione Italiana.