Somalia da Nairobi parla il
Presidente Speciale del Governo Italiano Mario Raffaelli

SOMALIA DA NAIROBI PARLA IL RAPPRESENTANTE SPECIALE DEL GOVERNO ITALIANO MARIO RAFFAELLI
«La comunità internazionale deve sostenere il dialogo tra Corti islamiche e governo»

di ANGELO FERRARI

Il dialogo tra le Corti islamiche e il governo di transizione della Somalia potrebbe rappresentare la svolta decisiva per il processo di messa in sicurezza di Mogadiscio e di pacificazione dell’intero paese.Non solo. Proprio a New York, l’altro giorno, il gruppo di contatto per la Somalia costituto da Tanzania, Unione europea, Norvegia, Svezia, Italia e Stati Uniti, ha ribadito l’urgenza di aprire il miglior «dialogo multilaterale con le istituzioni federali transitorie e con altre forze presenti nel paese». Non è certo una svolta, ma rappresenta un’apertura di credito.Un’occasione che, oggi, nessuno può perdere.E anche le Corti islamiche che hanno espulso i signori della guerra da Mogadiscio e che solo l’altro giorno hanno conquistato anche la città di Jowhar, hanno espresso la volontà di dialogo costruttivo e fattivo con il governo di transizione. Ma, soprattutto, la popolazione, che dalle testimonianze che arrivano dalla Somalia ha accolto con favore l’arrivo delle Corti islamiche, non vuole più avere a che fare con i signori della guerra. Gli Stati Uniti, dopo l’ennesimo errore di valutazione, hanno forse capito che solo la negoziazione e il dialogo, e non certo le armi come dimostrano le cronache di questi giorni, possono portare stabilità a Mogadiscio.Mario Raffaelli, inviato speciale italiano per la Somalia, raggiunto a Nairobi, si dice moderatamente ottimista e sottolinea che la «scomparsa dei signori della guerra, che lascia di fronte governo e Corti islamiche, apre una possibilità molto interessante per il consolidamento di Mogadiscio e per una svolta definitiva del processo di transizione».Si apre una fase nuova, dunque, per l’intera Somalia che, forse per la prima volta, passa attraverso il dialogo tra due realtà che fino ad ora sembravano essere antagoniste? Il governo ha fatto una dichiarazione di apertura al dialogo. Le Corti islamiche hanno mandato un documento in cui precisano la loro volontà di dialogare.Ora bisogna vedere come questa dichiarazione formale si tradurrà nel concreto.Quali sono i punti irrinunciabili per il dialogo? Innanzitutto è arrivato il momento in cui occorre passare dalle parole ai fatti. Il governo ha dato mandato al governatore di Mogadiscio, che è rimasto lì anche durante gli scontri, di iniziare a prendere contatti. Saranno i leader, ora, che prenderanno l’iniziativa.Le Corti islamiche chiedono qualcosa in particolare? Loro focalizzano il dialogo su come mettere in sicurezza, e poi consolidarla, Mogadiscio. L’obiettivo è quello di pacificare definitivamente Mogadiscio, per consentire al governo di arrivare nella capitale.Non solo. Si presentano come i rappresentanti reali della società civile, della comunità economica e della popolazione.L’obiezione che è arrivata subito dalla comunità internazionale, però, è che le Corti islamiche rappresentano l’islam radicale con una serie di legami con il terrorismo internazionale. Ed è ciò, tra l’altro, che ha spaventato gli Stati Uniti d’America? Bisogna vedere se questa componente moderata, che vuole il dialogo, sarà in grado di trascinare tutto il movimento che ha sostenuto le Corti islamiche.Per fare questo occorre il sostegno della comunità internazionale.La comunità internazionale deve essere in prima linea nel supportare il dialogo che deve avvenire nell’ambito della carta federale transitoria.Il supporto al governo di transizione, tuttavia, da parte della comunità internazionale, negli ultimi mesi è stato piuttosto controverso. Il fatto stesso che gli americani abbiano sostenuto la posizione dei signori della guerra contro le Corti islamiche, la dice lunga sulla difficoltà che ha dovuto incontrare l’esecutivo somalo. L’incontro dell’altro ieri a New York del “gruppo di contatto” ha risolto, in senso positivo, questo contrasto? Tenendo conto anche del fatto che Kofi Annan non ha mai condiviso il comportamento americano in Somalia? L’incontro di New York ha confermato la volontà di dialogo con un approccio comune con gli Stati Uniti.Lei ritiene che la situazione evolverà positivamente? Quali previsioni si sente di fare? Questo non è il momento per fare previsioni, ma quello di lavorare per favorire lo scenario più positivo.Per il momento non ci sono più combattimenti e scontri. Questa situazione deve essere assolutamente consolidata.Esiste il pericolo che i signori della guerra tornino sulla scena somala, tanto da riaccendere il conflitto con le Corti islamiche? I signori della guerra sono ormai fuori gioco. Ma non solo. Non hanno il consenso popolare. Non hanno più sostegno e risorse finanziarie per pagare le milizie. Non sono più attori sulla scena somala.Ma ancora. La popolazione di Mogadiscio e le Corti islamiche non accetterebbero mai di riaverli in gioco.L’Italia rimarrà, dunque, in prima fila in questa fase di dialogo tra Corti islamiche e governo di transizione? Il ruolo dell’Italia è più necessario che mai, in coordinamento con gli altri soggetti della comunità internazionale.