Corno D’Africa.
Somalia, terreno di conflitto Etiopia-Eritrea

CORNO D’AFRICA
Somalia, terreno di conflitto Etiopia-Eritrea

di ANGELO FERRARI

La Somalia rischia di diventare terreno di scontro tra Etiopia e Eritrea. I movimenti di truppe etiopi a sostegno del governo di transizione e le forniture d’armi alle Corti islamiche da parte dell’Eritrea sembrano preludere ad una guerra combattuta “via terzi”.
Tutti si affrettano a smentire. Tuttavia è significativo l’accordo siglato a Ginevra lo scorso 18 agosto, tra il governo di transizione somalo e il Fronte di liberazione eritreo, ostile al governo di Asmara. Accordo sottoscritto per conto della Somalia da Yusuf Bari Bari, rappresentante presso l’Unione Europea.
Il governo ha accusato esplicitamente l’Eritrea di aver inviato armi e soldati a sostegno delle Corti islamiche, che da giugno controllano Mogadiscio e le principali località del centro-sud del paese. L’accusa è stata formalizzata dall’inviato somalo Abdikarim Farah ad una riunione ad Addis Abeba del Consiglio per la pace e la sicurezza dell’Unione Africana, l’organismo che ha il compito di prevenire i conflitti nel continente. «Ci sono stati degli aerei cargo con armi partiti dall’Eritrea e atterrati a Mogadiscio, dove hanno attraccato anche tre navi partite dal porto di Massawa con 1500 soldati eritrei». Questa è l’accusa, molto circostanziata, di Farah.
Informazioni sull’arrivo di alcuni aerei con forniture belliche erano già circolate nelle scorse settimane. Un coinvolgimento di Asmara era emerso anche in alcuni rapporti di esperti dell’Onu incaricati di verificare l’embargo sulle armi contro la Somalia.
Asmara, per altro, aveva negato ogni suo coinvolgimento, definendo “senza fondamento” le accuse secondo cui il governo eritreo fornirebbe armi alle Corti islamiche, che sono, invece, contrarie alla presenza di militari etiopi in Somalia.
Militari etiopi, circa un centinaio, presidiano l’aeroporto di Baidoa, la città del sud della Somalia dove ha sede il governo di transizione. I soldati di Addis Abeba sarebbero subentrati ai militari somali che, negli scorsi giorni, avrebbero disertato per raggiungere Mogadiscio e unirsi alle Corti islamiche.
Finora sarebbero circa 500 i militari somali che hanno lasciato il fronte governativo per unirsi alle potenti Corti islamiche.
Tutto ciò accade proprio quando il primo ministro Mohamed Gedi, ha nominato una nuova squadra di governo composta da 31 nuovi ministri. Alle nuove nomine, secondo il portavoce del governo Dinari, avrebbero contribuito alcuni parlamentari, gli anziani dei principali clan somali e Sharif Hassan Sheikh Adan, il portavoce del parlamento somalo, nonché capo della corrente politica che il 7 agosto aveva costretto Gedi e il presidente Abdullahi Yusuf a sciogliere il precedente governo per nominarne uno nuovo.
Intanto le Corti islamiche hanno esteso la loro influenza in tutto il sud del paese, esclusa la città di Baidoa, e stanno concentrando la loro attenzione nel centro del paese, con l’obiettivo dichiarato di puntare anche ad alcune delle principali città del nord della Somalia a ridosso dei “confini” con le due auto-proclamatesi repubbliche indipendenti del Puntland e del Somaliland.
Non è un caso, infatti, che in queste due regioni stia salendo la tensione e, in particolare nel Puntland, alcuni esponenti delle Corti islamiche sono stati messi agli arresti e altri sono fuggiti.
Nessuna novità, inoltre, sul fronte diplomatico.
I colloqui tra governo e Corti sono in alto mare. La Lega Araba non ha ancora fissato la ripresa dei colloqui. Apparentemente non vi è nessuna ragione per il rinvio, ma i movimenti di armi e truppe eritree e etiopi, frenano ogni possibilità di dialogo. E la Somalia potrebbe diventare il nuovo terreno per una guerra tra Eritrea ed Etiopia, una guerra combattuta per conto terzi.