Taormina- Russo: intercettazini incrociate

25 marzo 2006
Spionaggio e denunce incrociate. Rissa tra berlusconiani eccellenti.
Caso Ilaria Alpi, la polemica Russo-Taormina finisce in tribunale

Presidente contro presidente, commissione d’inchiesta contro commissione d’inchiesta, denuncia contro denuncia, L’onorevole forzista Paolo Russo, presidente della commissione Parlamentare sullo scandalo dei rifiuti, ha appena presentato un esposto alla magistratura nei confronti del collega di partito Carlo Taormina, presidente della Commissione Ilaria Alpi, che ha cortesemente contraccambiato con analogo esposto. Secondo Russo “era tropo spesso in rapporti diretti o indiretti con il faccendiere Marocchino.”
Secondo Taormina, Russo ha realizzato “interferenze illecite” sui lavori della sua commissione.
L’aspro confronto fra i due, fin’ora sotterraneo, viene fuori come un fuoco d’artificio di fine legislatura. E si scopre che Russo aveva dato incarico ai carabinieri di pedinare un ufficiale di polizia che era il migliore consulente di Taormina. Ma Taormina deve aver reagito da par suo se ha potuto “intercettare” un rapporto dei carabinieri a Russo che metteva a nudo questa loro attività.
E ora non sono gentilezze quelle che si rivolgono l’un l’altro. “Mi pare che il collega dimostri un atteggiamento investigatorio… da infedeltà matrimoniali.” Taormina: “ Russo, per civetteria, o per affanno da poca attenzione giornalistica, ha provato a fagocitare la nostra indagine.”
Una vicenda che possiamo definire torbida? “Torbido è stato il suo comportamento”. I tragicomico di questa vicenda di spionaggio paralleli è che s’è tutta giocata tra due piani del palazzo San Macuto. “Comincia – racconta Taormina- quando alcuno giornalisti-consulenti si dimettono dalla nostra Commissione, ricreando subito quella che io definisco la Centrale di depistaggio di Ilaria Alpi. E trovando ascolto presso Russo.”
Occorre un passo indietro. Carlo Taormina, nell’investigare sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, imbocca presto la pista della criminalità e del fondamentalismo islamico. Dà incarico ad un investigatore di razza della polizia di operare sotto copertura e di trovare le prove: quello s’impegna, stringe accordi con il faccendiere Giancarlo Marocchino (che all’epoca viveva a Mogadiscio, conosceva Ilaria, è stato anche indagato per questo omicidio e poi prosciolto), trova nuovi testimoni,addirittura recupera in Somalia l’automobile dell’agguato mortale. Crolla però la teoria dell’omicidio su commissione per chiudere la bocca ai giornalisti che, secondo una vulgata abbastanza consolidata, avrebbero scoperto cose turche sul traffico di rifiuti tossici tra Italia e Somalia. Paolo Russo, che presiede la Commissione che indaga sui reati ambientali, s’interessa invece decisamente alla pista somala del riciclaggio del riciclaggio dei rifiuti pericolosi. E così alcune testimonianze che vengono accantonate da una parte trovano ampio spazio dall’altra. Tra le due presidenze monta un sordo rancore. Crescono i sospetti. Finisce che s’investigano a vicenda.
Circa sei mesi fa, tra Taormina e Russo c’era stato un imbarazzante scambio di lettere. Il primo chiedeva conto di certi pedinamenti ai danni del suo consulente. “E Russo si è assunto la paternità – dice Taormina – in un atto di chiarificazione”. Pare che Russo avesse dato incarico a un consulente, ufficiale dell’arma, di scoprire che cosa stava combinando l’investigatore di polizia dell’altra commissione. Sono stati mobilitati i carabinieri del comando provinciale di Roma per pedinamenti e intercettazioni. Ma il poliziotto non è stato a guardare e ha portato a Taormina, recuperandola chissà come, una relazione di servizio dei cugini. “Si erano persino mossi da un piano del palazzo all’altro per orecchiare quanto si diceva alla nostra commissione”, spiega Taormina.
L’onorevole Russo, che si dice “meravigliato della reazione”, sostiene che non poteva fare altrimenti. E l’avrebbe spiegato nelle sue lettere. “Questa è la verità. Il resto sono fantasie”
Ovvero? “Indagando sui rifiuti e sui traffici transnazionali, abbiamo intercettato le attività del faccendiere Marocchino… da soggetto citaao nelle indagini per la morte dei due giornalisti era diventato un collaboratore per la ricerca della verità. E se un consulente di Taormina era in frequenti contati con il nostro soggetto, può essere capitato che si sia finiti per indagare pure su di lui.”

27 Marzo 2006

IL TESTE SPIATO DUE VOLTE

E’ l’italiano che meglio conosce i segreti di Mogadiscio. Molti lo considerano l’anima nera che si nasconde dietro l’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Giancarlo Marocchino, imprenditore, faccendiere, gran furbacchione, che in Somalia poteva mettere camion, jeep, autisti (anche miliziani di scorta e preziose informazioni) a disposizione dei giornalisti come dei militari, e probabilmente degli 007, può vantare un record, sia pure “sui generis”: senza essere stato indagato dalla magistratura, nell’ultimo anno, proprio per scoprire il movente che c’è dietro l’omicidio Alpi, è stato sottoposto ad una duplice intercettazione telefonica. A cura dei carabinieri e della guardia di finanza. Gli uni hanno operato all’insaputa degli altri. La prima intercettazione è stata ordinata dalla commissione parlamentare d’inchiesta sul traffico di rifiuti. La seconda dalla commissione parlamentare sulla morte di Ilaria Alpi. Entrambe le indagini sono state deliberate all’unanimità dai politici partecipanti ai lavori delle commissioni. E ora questo doppio complesso di Bobine (sovrapponibili?) sono state messe a disposizione della Procura di Roma.
“Un faccendiere che di colpo è diventato un oracolo di verità”, lo definisce l’onorevole Paolo Russo, che presiedeva la Commissione Rifiuti, e che ora è n aspra lite con Carlo Taormina. “Una persona che poteva essere ed è stata utile ai lavori della nostra commissione”, replica Taormina. Il quale tiene a sottolineare “I contati con Marocchino sono avvenuti a seguito di deliberazione unanime dell’organismo parlamentare. Tali contati, concretizzatisi tramite un ufficiale di polizia giudiziaria, avrebbero potuto essere interrotti in qualsiasi momento.”
Marocchino (che ha fatto riportare in Italia la macchina di Ilaria e ha portato in commissione un testimone), in una cena a casa sua, il 15 o il 16 marzo 1994, avvisò i giornalisti italiani di fuggire perché c’era in preparazione qualcosa di male contro di loro. E quelli presero l’avvertimento molto sul serio: il giorno dopo in Somalia non c’era più nessuno. Se Ilaria e Miran non fecero in tempo, fu solo per un caso: rientrarono da un lontano villaggio soltanto il 20 Marzo. Poche ore dopo morivano in strada. La famiglia Alpi è convinta che il faccendiere ne sappia molto di più di quanto dice. “Ilaria ricevette una telefonata da Marocchino che le spiegava di andare subito a casa sua – ha scritto il loro avvocato D’Amati -. Con Miran andarono accompagnati solo dall’autista e da un guardiano. Rimasero circa un’ora. Quando uscirono, a 300 metri dall0abitazione e nei pressi dell’ambasciata italiana, la loro Toyota venne bloccata.” Marocchino fu il primo ad accorrere. La Alpi gli morì fra le braccia. Sulla testa di Marocchino, e sulla valutazione da dare ala sua collaborazione, s’è giocato un braccio di ferro tra i due presidenti di Commissione. E’ stato solo all’ultimo che Russo ha comunicato le sue mosse a Taormina. E’ stato in quell’occasione che l’infuocabile onorevole-avvocato ha scoperto che l suo consulente migliore, quello appunto che teneva i contatti con marocchino, era intercettato anch’esso.