Taormina Connection

Rapporti troppo stretti col faccendiere del caso Alpi. I documenti trasmessi in Procura. Il presidente Racconta.

Presidente Russo, la vostra relazione è deprimente. Leggendola sembra che arginare il disastro dei rifiuti sia impossibile…
“Invece no. Abbiamo messo a fuoco un grande business illegale, un affare che incide sul sistema economico nazionale. E’ già un bel passo.”

Il successivo?
“ Stanare quegli 8 milioni di tonnellate di rifiuti speciali che vengono prodotti in Italia, e che non compaiono nelle forme ordinarie di smaltimento.”
Dove finiscono?
“Un po’ si perdono per trascuratezza, un po’ per allegra gestione la maggior parte prende strade illecite.”
Mafia, camorra e simili?
“Non solo. C’è un’altra forma di criminalità: quella d’impresa, del dio profitto. Un mondo nascosto e più prossimo alla politica.”
A proposito di politica. Quant’è responsabile del disastro rifiuti?
“Per decenni si è disinteressata al problema. Roba marginale, pensava. Adesso vediamo i danni.”
Nella relazione parlate di contiguità con il malaffare.
“Diciamo così: non sono stati creati gli strumenti normativi per vigilare. Il resto viene di conseguenza.”
Stessa storia, a destra e sinistra?
“ Su questo tema amici e nemici sono sparsi. Il che complica le cose.”
Rimpianti della sua Commissione?
“ Uno enorme: non avere inserito il delitto ambientale nel nostro codice penale. Ci abbiamo provato in tutti i modi. Ma in Parlamento ha vinto il partito contro la trasparenza.”
E’ più drammatica la gestione dei rifiuti urbani, o di quelli speciali?
“La pessima gestione dei rifiuti urbani fa felice a malavita. La gente guarda le montagne di pattumiera per strada, e non pensa al traffico delle scorie pericolose.”
Durissimo, nella relazione, è il capitolo sanità. Dite che spariscono fonti radioattive, e che potrebbero essere utilizzate per costruire bombe sporche. Che c’è dietro a questa storia?
“La sciatteria del paese. Si utilizzano nuove tecnologie, e quando sono obsolete si trascura il loro smaltimento. Risultato: sostanze fuori controllo con potenziali usi malefici.
Un discorso simile, scrivete, vale per il traffico marittimo di rifiuti tossico-radiottivi.
“Anche qui, in passato, i controlli sono stati inadeguati.”
E oggi?
“Ci sono nuove tecnologie, nuove attenzioni. Ma dai porti italiani passano milioni i container. Capisce che non è facile..”
E’ vero che volevate audire Giorgio Comerio, indicato dagli investigatori come figura chiave nel business dei rifiuti tossici, e non ce l’avete fatta?
“Vero. Comerio è all’estero, e purtroppo lì resta.”
Coperture straordinarie?
“Evidentemente gode di una condizione particolare. Forse perché potrebbe spiegarci, a livello internazionale, come è stato gestito il grande traffico delle scorie.”
Altro capitolo amaro, nella vostra relazione, è quello dedicato alla Somalia. Si è mai sovrapposto il vostro lavoro, a quello della Commissione sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin?
“A volte, con nostra sorpresa, indagando sulle questioni dei rifiuti abbiamo intercettato le attività del faccendiere Giancarlo Marocchino, troppo spesso in rapporti diretti o indiretti con il Presidente della Commissione, Carlo Taormina.”
Cosa significa “troppo spesso”?
“Significa che Marocchino, a lungo citato nelle indagini per la morte dei due giornalisti, è diventato di colpo un collaboratore per la ricerca della verità.”
Come avete reagito?
“Inviando tutta la documentazione alla Procura di Roma. Noi ci occupiamo di rifiuti.”