
Racconti di vita: storie di ordinario inquinamento
"Paura e rassegnazione". Così don Palmiro Prisutto, parroco di Priolo, nel siracusano, riassume lo stato d’animo della sua comunità e di quella di Augusta che convivono con dieci chilometri di industrie chimiche e petrolchimiche. “ Per la gente è meglio morire di cancro piuttosto che di fame. La mortalità per tumore ha superato il 30 %. Ormai il 6% dei bambini nasce con malformazioni”. Quella di don Palmiro Prisutto è una delle testimonianze proposte nell’ultima puntata, dedicata all’inquinamento chimico in Italia, di “Racconti di vita” il programma condotto da Giovanni Anversa in onda alla domenica su Raitre alle 12,40 (la prossima il 6 marzo). Efficace anche la testimonianza di Antonella Bautilio, medico a Chieti prima di ammalarsi di Mcs, sensibilità chimica multipla. Una malattia cronica, altamente invalidante, contratta dopo essere rimasta esposta, un paio d’ore, in ambiente chiuso con vernici acriliche appena stese su superfici e termosifoni. Nonostante siano almeno 2mila in Italia le persone interessate, non vi è ancora un riconoscimento ufficiale di questa malattia. Ma Anversa ricorda anche i risultati della campagna del Wwf “Svelénati” ( www.wwf.it/svelenati ) : nel nostro Paese ci sono mille industrie che hanno utilizzato o utilizzano sostanze nocive, 278 gli impianti incriminati, 5 milioni le persone esposte a rischio di inquinamento industriale. Attraverso testimonianze in studio e servizi filmati, “Racconti di vita” propone un viaggio nei veleni di ieri e di oggi. Mostra le scelte radicali (come quella di Sonia che vive in una casa biologica, consuma solo ciò che produce ed ha un solo elettrodomestico:la lavatrice) e offre consigli per limitare i danni con Alberto Mantovani, ricercatore dell’Istituto Superiore di Sanità. Molti prodotti infatti, anche d’uso comune, possono avere effetti nocivi per il sistema endocrino,nervoso e immunitario. Insomma, 40 minuti di buona televisione di servizio, non gridata né plastificata. Purtroppo non premiata sufficientemente dal pubblico (639mila telespettatori pari al 3, 73% di share). Peccato, perché “Racconti di vita” negli ultimi tempi (fra i temi affrontati: il disagio abitativo, le difficoltà economiche delle famiglie, le badanti, l’affido, i disabili nelle scuole) ha cercato di scrollarsi di dosso l’etichetta di programma “impegnativo” troppo pedagogico-sociale-moralista. Anche se il ritorno in studio, anziché in esterni con finta diretta (come per la scorsa edizione) può aver rallentato il ritmo, “Racconti di vita” resta l’unico momento televisivo in cui è possibile offrire visibilità al variegato mondo del volontariato, degli operatori sociali e delle istituzioni del terzo settore. Non un ghetto, ma un’opportunità che forse richiederebbe una collocazione di palinsesto più felice. L’importante per “Racconti di vita” è non diventare una foglia di fico. Il pedaggio da pagare al contratto di servizio. Il volto pulito di una televisione perennemente col trucco eccessivo e coi tacchi troppo alti.
Giorgio Tonelli