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Ancora misteri in Somalia

19 MARZO 2001

Il nostro inviato nei misteri che hanno ucciso Ilaria Alpi
L'Europa premia il trafficante
Un armatore somalo ha ottenuto l'autorizzazione a importare pesce in Europa. Con firma di Emma Bonino e garanzia dell'ambasciatore italiano. Ma Omar Mugne è, secondo molti rapporti, un noto commerciante d'armi...
Roma«Bosaso, Mugne, Shifco, 1.400 miliardi (fondi Fai) di lire...dove è finita questa impressionante mole di denaro?». Questo è un appunto trovato, dopo l'omicidio, sulla scrivania di Ilaria Alpi nel suo ufficio alla Rai. Intorno a questa domanda la giornalista ha indagato. Mossa da questo interrogativo ha scavato, intervistato, registrato, annotato sui suoi taccuini. Dei risultati del suo lavoro abbiamo poco. Scomparso con lei? Non lo sappiamo ancora. Ma l'interrogativo rimane: Shifco, cooperazione italiana, uguale traffico d'armi? Una domanda non certo peregrina se ci atteniamo a un'informativa dei servizi segreti: «Secondo notizie provenienti dalla Somalia, la nave della cooperativa italo-somala Somalfish, sequestrata a suo tempo a Bosaso, avrebbe in precedenza trasportato armi di contrabbando per la fazione (...) di quella città. Quanto sopra sarebbe emerso nel corso dell'ultimo servizio effettuato dalla giornalista Ilaria Alpi in quella zona, prima di venire uccisa molto probabilmente perché qualcuno avrebbe avvertito i capi dei contrabbandieri». Sono passati cinque anni dal tragico omicidio di Ilaria Alpi, eppure nel duty-free Somalia la storia si ripete. In uno Stato che non c'è, tutto è possibile. Uomini d'affari locali e stranieri, più o meno onesti, con l'appoggio di quella o quell'altra fazione, intessono traffici leciti e illeciti, tanto qui in Somalia, appunto, tutto è possibile. Ciò che sorprende di più, però, è che in Somalia la gente «chiacchierata» continui a operare, magari con l'avallo delle istituzioni internazionali. Alla fine del 1998 (ma si è saputo solo ora) un ingegnere somalo, molto conosciuto dalle autorità italiane per le note vicende legate alla flotta della Shifco, ha ricevuto l'autorizzazione, formale e ufficiale con tanto di carte bollate dell'Unione Europea, all'esportazione del pesce dalla Somalia all'Europa. Una sorta di autorizzazione alla pesca, un'esclusiva per tutte le coste somale. è l'ingegnere Omar Said Mugne che possiede una flotta di sei navi, le famose navi donate dalla cooperazione italiana. Ma come sono andate le cose?  
Mugne richiede l'autorizzazione necessaria alla Ue, nella persona del commissario Emma Bonino, per l'esportazione del pesce. La risposta è abbastanza ovvia: è necessaria una «garanzia» da parte del governo. Ma in Somalia non esiste nessun governo e quindi la Ue chiede a Mugne che la garanzia arrivi da una fazione. Mugne reputa questa ipotesi troppo pericolosa. Lo si può capire. Avere l'appoggio di una fazione vorrebbe dire avere le altre contro, con gravi conseguenze per le navi e per gli uomini che vi lavorano. Ma la garanzia arriva ugualmente. Da chi? Dall'ambasciatore italiano per la Somalia, l'incaricato speciale per la Somalia presso la sede diplomatica italiana a Nairobi Francesco Sciortino. Con una lettera datata 27 luglio 1998, l'ambasciatore rende edotta la Ue della storia del personaggio in questione, della società da cui dipendono 700 famiglie e liquida in poche righe come «voci» le reiterate accuse di traffico d'armi che sono state rivolte alla Shifco. Solo «voci», per Sciortino, i sospetti che Mugne oltre alla pesca si dedichi al traffico d'armi. L'ufficio di Emma Bonino manda, prima, un'ispezione di due suoi uomini, dalla sede Ue di Nairobi (settembre e ottobre 1998); poi invia, direttamente da Bruxelles, nel novembre successivo, una «missione di verifica sanitaria» per controllare se le navi rispondano alle caratteristiche richieste dall'Unione europea per l'esportazione e il commercio di pesce. Dalle ispezioni, a quanto si è saputo, risulta che la flotta è perfettamente in regola. La conseguenza è ovvia: la Ue autorizza Mugne. Il giorno dopo, raccontano fonti di Nairobi e della Somalia che chiedono di mantenere l'anonimato, Mugne è di fatto in regola ufficialmente e formalmente, in base alle nuove normative europee, per proseguire nel suo commercio. 
A questo punto sorge qualche interrogativo. Davvero l'ambasciatore italiano è al corrente solo di «voci»? Sciortino può sostenere di non essere a conoscenza delle informative dei servizi segreti italiani che riguardano Mugne? È possibile che Sismi e Sisde (i servizi italiani militare e civile) non abbiamo informato, venendo meno a un loro preciso dovere, l'ambasciatore? Le informative sono esplicite, sembrano non lasciare dubbi sull'attività dell'ingegnere Omar Said Mugne, amministratore della Shifco, che comunque nell'aprile 1988 diventa responsabile del «progetto pesca» in Somalia. Un appunto datato 24 agosto 1993 del centro Sisde di Roma segnala che «nei prossimi giorni, comunque non oltre settimana relativa a quel periodo, dovrebbe giungere al porto di Livorno, proveniente da Napoli, un nave, della quale si sconosce nome e armatore, per caricare nella città toscana materiale umanitario diretto Somalia destinato ad organizzazione filo-Aidid che nasconderebbe imprecisato quantitativo di armi per i guerriglieri di Aidid». 
Una nota della direzione centrale della Polizia di Prevenzione del 4 agosto 1994 è ancora più esplicita. Secondo la nota, si segnalava «lo scalo presso il porto di Livorno per lunghi periodi di un peschereccio di colore bianco chiamato Shifco utilizzato per un traffico internazionale di armi. Il capitano della nave si identificherebbe in tale Munye (Mugne, ndr), italiano di origine somala, fratello di un ammiraglio delle forze navali somale. In passato il Munye avrebbe acquistato armi in Iugoslavia vendendole poi al deposto regime somalo di Siad Barre e facendo ritorno in Italia con carichi di pesce». 
Appunto Sismi datato 29 dicembre 1994: «...Già braccio destro del deposto presidente Siad Barre, è stato anche referente in Italia della cooperazione italiana. Il soggetto: sarebbe ritenuto dedito a traffici di qualsiasi genere tra l'Europa e il Corno d'Africa, nonché sospettato, in particolare, di aver impiegato il proprio naviglio per il trasporto di una consistente partita di armi (costituita da artiglieria leggera e semovente, fucili Kalashnikov e altro), acquistata a Kiev (Ucraina) da tale Osman Ato, somalo naturalizzato statunitense e residente a Mogadiscio, per conto del generale Aidid. Le armi sarebbero giunte in Somalia nel porto di Merca in data 06.05.1994».  
Ancora. Scheda informativa Sismi sul traffico d'armi in Somalia del maggio-giugno 1993: «Si è appreso che presso il porto di Livorno avrebbe fatto scalo, per lunghi periodi, un peschereccio battente bandiera somala di colore bianco, di proprietà della Shifco che sarebbe sato utilizzato per un traffico internazionale di armi, al comando di tale "Munje" (Mugne, ndr) sospettato di traffico d'armi». 
Dopo un anno, maggio-giugno 1994: «Acquisizioni informative fiduciarie indicano che tale Osman Ato, somalo naturalizzato statunitense e residente a Mogadiscio, si sarebbe recato a Kiev per conto del generale Aidid per trattare l'acquisto di una consistente partita di armi che sarebbero giunte in Somalia via mare il 6 maggio 1994. Tra le fazioni in lotta contro il citato Aidid risulterebbe che il naviglio occorso per l'operazione e parte del carico sarebbero stati forniti da tale Munye Said Omar, di origine somala e naturalizzato italiano. Il soggetto, tra l'altro, disporrebbe di cinque pescherecci per la pesca in alto mare, dei quali due di grosso tonnellaggio che, secondo la comunità somala in Milano, utilizzerebbe per traffici illeciti di armi e droga». Altra nota del novembre 1994: «Navi da pesca della Shafico (Shifco, ndr), con equipaggi in parte italiani, porterebbero dal medio oriente armi acquistate in Europa Orientale». Appunto del Sismi del 12 aprile 1995: «Le armi, che sarebbero in prevalenza di tipo leggero, verrebbero trasportate da navi mercantili somale, tra le quali vi sarebbe quella denominata 1 Oktober II (...) che compirebbe frequenti scali marittimi finalizzati allo smistamento delle armi nel porto di La Valletta (Malta)». 
Il Sisde il 25 gennaio 1995 scrive: «Il segnalato Mugne Said Omar, indicato quale uomo di fiducia del defunto ex presidente Siad Barre, avrebbe fatto sequestrare, nei giorni della caduta del regime, nr 6 pescherecci donati dall'Italia alla Somalia nel 1981. Le imbarcazioni avrebbero raggiunto Gjbuti e successivamente noleggiate da una società di Gaeta. Infine il Mugne sarebbe stato il referente della cooperazione ai tempi dell'allora ministro De Michelis». 
Secondo l'incaricato italiano per la Somalia, Francesco Sciortino, queste sarebbero «voci». È vero, anche, che le informative non sono condanne, ma, in ogni caso, certificano che ci sono più che sospetti sull'attività di armatore di Omar Said Mugne. Delle due una: o i servizi segreti italiani non hanno informato l'ambasciatore, oppure la lettera di Francesco Sciortino, che non è una figura tecnica ma politica, è quanto meno imprudente. 


(Diario della settimana 17/03/99)

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