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08 LUGLIO 2003Chissà se basterà una commissione d'inchiesta
parlamentare a fare luce sulla vicenda che un giornalista di grande esperienza
come Italo Moretti chiama "la piccola Ustica" e cioè l'assassinio di Ilaria Alpi
e Miran Hrovatin, trucidati da un commando a Mogadiscio il 20 marzo 1994, i cui
mandanti ancora sfuggono alla giustizia. Chissà se la commissione, il cui primo firmatario e
l'onorevole Valerio Calzolaio (Ds) e che è stata sottoscritta da 125
parlamentari di diversi partiti, riuscirà dove non sono riuscite le due
precedenti, quella del '96 sulla cosiddetta malacooperazione tra Italia e
Somalia e quella del '98 sulle eco-mafie e il traffico di rifiuti tossici che
inevitabilmente andarono a toccare il capitolo riguardante l'omicidio dei due
reporter. Domande che sorgono a margine della presentazione della IX°
edizione del premio giornalistico televisivo intitolato ad Alpi e Hrovatin che
il 6 giugno prossimo, al Palazzo del turismo di Riccione, darà il riconoscimento
al miglior servizio d'informazione andato in onda quest'anno sui temi della
guerra e non solo. Alcuni nomi in lizza: Giovanna Botteri e Gabriella Simoni che
hanno raccontato in diretta da Baghdad il conflitto militare, i danni
collaterali e le defaillances dei missili intelligenti. Lo stesso lavoro di Ilaria e Miran, dieci anni fa in
Somalia. Dove era in corso una guerra civile e i traffici proliferavano. La
cooperazione, forse, non era estranea a quanto accadeva. "Posso senz'altro dire
che tra malacooperazione e traffici illeciti ci fu una contiguità. E'
nota - sottolinea l'onorevole Mariangela Gritta Grainer (Ds), da dieci anni
impegnata a scoprire la verità sul caso - la vicenda del peschereccio donato
dall'Italia all'allora presidente somalo Siad Barre che fu utilizzato per
eco-traffici e trasporto di armi. O l'inutile autostrada Garoe-Bosaso costata un
mare di soldi. Proprio Bosaso fu la tragica tappa finale della ricerca di Ilaria
Alpi. In un suo manoscritto, uno dei pochi documenti ritrovati della giornalista
dopo la sparizione del suo preziosissimo diario, c'era appuntato: dove sono
finiti i 1400 miliardi della cooperazione italiana? Poi, a seguire i nomi di
Bosaso, della Shifco, la società italiana proprietaria dei pescherecci e di
Mugne, il presidente della società". I tasselli di
quello che sembra un puzzle impazzito fino ad oggi non ancora ricomposto non
finiscono qui. In un articolo dell'ottobre scorso uscito sul mensile GQ, il giornalista Marco Gregoretti racconta di una
terribile visita notturna di Ilaria Alpi a una caserma italiana di stanza a
Mogadiscio. Lì, accompagnata da un misterioso amico militare, fa in tempo a sbirciare da
una fessura quello che si presenta come un vero e proprio orrore:
violenze sessuali e fisiche perpetrate ai danni di donne somale da parte di
alcuni soldati e ufficiali italiani. Tra questi, anche un capitano
dei carabinieri che qualche anno dopo andrà a dirigere l'ordine pubblico, in
qualità di tenente colonnello, a Genova, a piazza Alimonda dove troverà la morte
Carlo Giuliani, circostanza che risulta dagli atti della commissione
parlamentare di indagine conoscitiva sui fatti di Genova.
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