Il libro sulla vita di Ilaria
03 MAGGIO 2006
15 Aprile 2006
Il libro. Nel volume dell’ex parlamentare emerge un ritratto inedito della giornalista
Un tuffo tra amori e passioni di una ragazza malinconica
(m. sc.) «State tranquilli, noi alla Somalia abbiamo già dato». Risuonano terribili, oggi, le parole con cui Ilaria Alpi rassicurava i genitori, prima dei suoi viaggi di lavoro nel Corno d’Africa. Alludeva al bisnonno paterno, trucidato a La Folet, vicino Mogadiscio, alla fine dell’Ottocento. Purtroppo il fato ebbe a smentirla.
È questo uno degli aneddoti che Mariangela Gritta Grainer riporta nel libro “Storia di un’esecuzione. Ilaria Alpi. Una donna, una vita”. Il libro è stato recentemente riproposto in allegato a “L’Unità” a gennaio di quest’anno - in versione aggiornata con documenti inediti rispetto al 2005 -, getta uno sguardo insolito sulla giornalista del Tg3. L’ex parlamentare Ds Mariangela Gritta Grainer, sessantenne valdagnese, è stata consulente della commissione d’inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Già nel 1994 aveva intrecciato il suo lavoro con il caso Alpi, quando era membro della commissione bicamerale che indagava sulla cooperazione internazionale.
Lo sguardo della Grainer scruta con garbo nel privato di un donna molto più giovane di lei: alla scoperta delle sue passioni, dei suoi gusti, delle sue speranze e dei suoi amori. Di tutto ciò che si nascondeva dietro quel sorriso dolce e malinconico che tutta Italia ha conosciuto solo dopo la sua morte. Un tuffo nell’intimità di una ragazza che sapeva lavorare all’uncinetto, che amava l’arabo e conosceva bene la cultura islamica. Una giornalista che aveva lavorato da corrispondente dal Cairo per varie testate. E che era stata travolta da quel “mal d’Africa” che la spinse a visitare la Somalia ben sette volte.
Grazie al racconto dei genitori, agli appunti originali che Ilaria aveva preso durante il suo lavoro, alle interviste raccolte, si staglia un ritratto che forse può aiutare a inquadrare meglio anche la sua tragica fine. Questo, almeno, è il pensiero dell’autrice.
(Il Giornale di Vicenza)
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